Giovanni 13, 16-20

[Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù] disse loro: «In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono. In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

  Siamo felici! Mangiamo e beviamo, costruiamo e lavoriamo, giochiamo e danziamo, cantiamo e saltiamo. Solo, ogni tanto, uccidiamo per motivi futili.

Giochiamo al calcio e tifiamo: solo ogni tanto uccidiamo per il futile motivo che l’atro è dell’altra squadra. Ma non ci fermiamo: lo spettacolo continua.

Abbiamo una sanità tra le migliori del mondo, solo che ogni tanto, come in Inghilterra, un giudice che si crede un padreterno o una legge alla quale non interessa, decide di lasciare morire un bimbo a cui tanto danno e hanno dato i loro genitori. Ma niente ferma la grande festa per i 92 anni della regina Elisabetta e il gossip sul terzo figlio di non so quale figlio penso di Diana.

Siamo felici, giochiamo e danziamo, solo ogni tanto uccidiamo per motivi futili.

            Gesù lava i piedi ai discepoli, li porta ad altezze incredibili, gli fa toccare il cielo con un dito, gli mostra il volto del Padre. Solo che, ogni tanto, i discepoli discutono su chi è il più grande e il più grande fra di loro tradisce Gesù mandandolo in croce; i più piccoli no, i più piccoli fanno peccati di cui nemmeno Dio se ne accorge, pensano, e semplicemente lo abbandonano.

            Gesù predicendo il tradimento di Giuda dopo avergli lavato i piedi, semplicemente ribadisce il suo amore per Giuda stesso. Come lo ribadisce per ognuno di noi. La risurrezione è questione seria ed è questione che evidenzia Gesù servo che dona la vita per noi traditori, ingannatori, preoccupati della sapienza del mondo e poco disponibili alla sapienza della croce.

            Gesù è il Signore di tutti semplicemente perché è lo schiavo di tutti. La chiamata di noi suoi apostoli, suoi Giuda del giorno d’oggi, è unica: essere grandi come Lui! La grandezza è solo nel servizio, ogni altra grandezza è cosa vuota che instupidisce chi la persegue. Chi ne capisce l’inganno, di questa futile grandezza, tale grandezza si presenta ridicola ai suoi occhi. Per chi ne è affascinato risulta dannosa e mortifera per sé e per coloro che gli capitano sotto.

Noi suoi apostoli che non ne capiamo la forza e l’energia ci condanniamo a non capire chi il Signore è! È possibile vivere in modo diverso, in un modo bello e umano, in un modo profumato. Gesù ci libera in modo definito venendo a cercarci come pecore smarrite: ci restituisce la dignità di figli di Dio oggi, ogni giorno.

Beatitudine è fare queste cose, è vivere questa dimensione, senza bisogno di dovere uccidere nessuno.  Gesù conosce la nostra fallibilità, per questo parla della fedeltà di Dio a noi che siamo infedeli. È lì che si nasconde il segreto della nostra vita, il segreto della nostra chiamata ad essere servi.

Gesù, il sommo servo, vince la menzogna del serpente antico che aveva invitato Eva e Adamo a volere essere come Dio, lavando i piedi e donando la vita a chi leva il calcagno contro di Lui. Chi lo uccide nell’allegria di questo nostro mondo, riceve da Lui vita. Noi vorremmo rubare la primogenitura di Gesù tradendo la sapienza della croce e levando contro di Lui il calcagno. Giuda, cioè noi, vorrebbe rubare la primogenitura di Gesù nei confronti del Padre riportandoci coi piedi per terra, ribadendo il gioco del potere. Il Padre risponde a Giuda, cioè a noi, amandoci e cedendo per questo il Figlio che si offre nel boccone immerso e dato.

Il Signore dona da mangiare il suo pane a noi che alziamo il calcagno contro di Lui: questo è il compimento della Scrittura; è il compimento della rivelazione di Dio Padre come assoluto per l’uomo. Gesù dando la vita per Giuda e per noi che in lui ci identifichiamo, non fa altro che schiacciare la testa al serpente, vincendo per noi la menzogna che ci allontana da Dio. Il suo boccone ripara il danno del primo boccone. Col primo boccone Satana ci fece lo sgambetto facendoci decadere dalla nostra condizione di figli. Gesù donando il boccone a Giuda ci ristabilisce come figli da Lui cercati come Bel Pastore che non se la prende perché ci smarriamo ma pieno di gioia ci riporta a riscoprire il nostro essere figli, chiamati ad essere servi della vita.

            Gesù non è un sadico, non avrebbe lavato i piedi ai discepoli. Non ci rende allegri assassini di Lui e dei nostri fratelli. Gesù predicendo il tradimento di Giuda, che Giuda ha deciso di perpetrare, ribadisce il suo amore per lui, cioè per noi. Non viene meno alla sua vocazione di Bel Pastore, semplicemente la ribadisce passando per la cruna stretta dell’ago dove solo chi serve può passare. E, passato dall’altra parte, canta le sue beatitudini su questo mondo tormentato dall’allegria con cui uccidiamo i fratelli.

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