Luca 10, 38-42

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.

Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Siamo mezzi morti, scaricati sul ciglio della strada. Non interessiamo più a nessuno, nemmeno al clero o ai bravi cristiani. Ci manca l’aria, quella poca che riusciamo a respirare ancora risulta essere troppo inquinata. Siamo affaticati e non so quali altre problematiche stiamo vivendo che ci tolgono vita, e la nostra risposta sembra essere una risposta che dice più schiavitù che figliolanza.

Ci manca l’amore e noi ci diamo da fare sempre più. Sembra che più ci diamo da fare e più i nostri problemi si risolvano. In realtà più ci diamo le mani d’attorno e più i problemi si ammucchiano o, per lo meno, più ci ritroviamo ogni giorno sempre più mezzi morti.

Siamo semi morti e bisognosi di attenzione e di affetto. Siamo certi che nessuno ce lo darà questo affetto. L’unica via che ci rimane è quella di essere “distolti dai molti servizi”.

Cosa pensiamo di ottenere coi molti servizi? Dio solo lo sa! Io una idea però ce l’ho: pensiamo di conquistare il buon giudizio degli altri e la loro ammirazione, ultima possibilità di fronte ad una carestia di amore che fa morire il mondo di fame.

            Siamo mezzi morti sul ciglio della strada, vediamo Gesù che passa, saltiamo in piedi perché lo vogliamo ospitare. Lui che mi vede mezzo morto e vuole prendersi cura di me, riceve da me ospitalità. Vogliamo convincerci da un lato di non avere bisogno del Samaritano che passa accanto a noi. Meno male che il sacerdote e il levita sono passati oltre dopo avermi visto, loro sì che ci capiscono della vita. Vogliamo convincerci che non abbiamo bisogno di nulla, che è importante darci le mani d’attorno, che un posto ognuno lo si deve conquistare.

Se ci quietassimo un attimo forse qualcosa riusciremmo ancora a capire. Riusciremmo a comprendere che il brusio del nostro lavorare sempre più in ogni direzione, ha una sola radice: la mancanza di amore e il bisogno di conquistarcelo.

Parliamo di leggi e di diritti e di autodifesa e di migranti e di pensioni: tutto fumo per nascondere l’aridità della nostra vita che non può vivere senza affetto. Siamo mezzi morti, mendicanti di affetto e reagiamo negando il nostro bisogno fondamentale al quale, pensiamo, non c’è risposta e per il quale non c’è soluzione. Non c’è nessuno che si fermi a versare vino sulle ferite e olio sulle botte, non c’è nessuno che abbia compassione. È cosa oramai perduta, dimenticala e datti da fare perché o ti tiri su da solo o nessuno verrà in tuo aiuto.

            E ci distraiamo coi molti servizi, e ci distogliamo dalla vita per mezzo dei molti servizi. Seduta in un angolo c’è Maria che ascolta, la Maria che c’è in ognuno di noi. Una povera disgraziata, anche lei trovata da Gesù Samaritano, mezza morta sul ciglio della strada dove è stata abbandonata dall’ultimo cliente. Lei si lascia curare, lei si lascia amare. Ha perso ogni illusione, si è svuotata di tutto, anche di ogni umanità. Da questo svuotamento sale però un grido: ho bisogno di Te, ho bisogno di amore, voglio ascoltare la tua Parola perché ho compreso che non di solo pane e di solo lavoro vive l’uomo, ma di ogni Parola di vita e di amore che esce dalla tua bocca. Parola di amore che lenisce i dolori e cura le ferite, parole d’amore che nutrono.

            Non voglio più distogliermi nei molti servizi, voglio accogliere la tua vicinanza che nessuno mi potrà togliere. Mi sento accolto per questo ascolto. Mi sento amato da Dio per questo non mi preoccupo né della Legge né dei precetti né dei molti servizi: semplicemente mi lascio amare certo che nessuno mi potrà togliere questo dono. Un dono che solo io posso perdere distogliendomi da lui tramite i molti servizi.

La legge non dona amore, Gesù stanco del viaggio, Lui buon Samaritano, sì.

            Cerchiamo l’approvazione di Dio coi nostri molti servizi e vediamo nascere in noi una invidia sempre più accentuata perché Gesù dona attenzione alla Maria che c’è in noi e che ci chiede di sederci e di ascoltare. Vorremmo che il Signore approvasse la nostra concretezza e disapprovasse il nostro desiderio di ascolto. Vorremmo essere approvati perché noi sappiamo cosa fare e facciamo ciò che sappiamo. Maria in noi ci mostra, col suo silenzio e col suo stare seduta ai piedi di Gesù, che forse non abbiamo ancora compreso l’unica cosa necessaria alla vita: lasciarci amare.

            Porre il problema fra il fare e il non fare è un falso problema. Il vero problema che scaturisce, oramai mi pare chiaro, dal nostro bisogno di affetto, è quanto noi vediamo la necessità di riempire le nostre azioni di amore. Non conta quanto facciamo, conta se facciamo, poco o tanto, con amore e per amore, con gratuità.

Non importa se siamo tutti lindi, importa che anche oggi ci lasciamo lavare i piedi da Lui che, avendo amato i suoi li amò sino alla fine.

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

20 ottobre 2018 Luca 12, 8-12

Testimonianza non è tanto questione di parole da dire e da dire nel modo giusto, quanto invece croce quotidiana, nel senso del dono di sé, propria di chi segue il Signore lasciando che lo Spirito gridi dentro di noi Abbà, Padre!

19 ottobre 2018 Luca 12, 1-7

La folla intorno a Gesù è talmente tanta che si calpestavano a vicenda. Ci si calpesta all’interno dei discepoli di Gesù, per questo Gesù ci mette in guardia perché non avvenga proprio quanto sta avvenendo. Ci mette in guardia perché noi riteniamo tutto questo cosa buona, mentre invece, per Gesù, cosa buona non è.

18 ottobre 2018 Luca 10, 1-9

Niente di eccezionale. Cosa quotidiana. Cosa naturale. Cosa di amore. Il frutto del prendersi cura è la pace. La relazione che ne nasce ci porta a vivere l’eucaristia con il nostro Signore e con il nostro fratello, mangiando quanto ci viene messo davanti. Un cibo che è significativo e buono perché espressione di cura e di pace interiore.

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