Marco 10, 13-16

In quel tempo, presentavano a Gesù dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono.
Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso».
E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, ponendo le mani su di loro.

È lecito o non ripudiare una donna o un uomo? Era la domanda che campeggiava il brano evangelico precedente a quello di oggi.

È lecito oppure no accogliere qualcuno che si presenta a noi? È la domanda che ci perviene dal brano odierno.

La risposta di Gesù è univoca: ciò che è importante ed essenziale per la vita non è ripudiare ma accogliere. Possiamo passare la vita a decifrare ciò che non va e ad impegnarci a non viverlo. Ma non è questo quello che importa. Questo è un atteggiamento adolescenziale che non ci porta molto lontani. Non è costruttivo, è semplicemente difensivo e manifesta tutto il nostro timore nei confronti della vita e del prossimo.

Ciò che importa per la vita è accogliere, è incontrare, è accarezzare. Siamo convinti che il giudicare sia importante per potere scegliere il bene. In parte è vero ma ciò che avviene normalmente con il giudizio, ciò che scatta in noi, è l’ostracismo, è l’escludere.

            Accogliere chi ci viene presentato. Non interessa l’età, non interessa la religione, non interessa la filosofia di vita, non interessa neppure l’appartenenza, ciò che interessa è la persona che ho davanti. Ciò che fa la differenza non sono i risultati che raggiungo con e grazie all’altro, ma semplicemente ciò che importa è l’accoglienza gratuita dell’altro. Ciò non significa che io non debba avere gli occhi aperti sul fatto che l’altro usi in modo malvagio il mio affetto e la mia accoglienza, ma non può essere motivo per non accogliere. Se l’altro non sa amare, questo non è motivo per non amarlo sapendo che da quella parte amore non ne arriverà mai. Magari arriva arrivismo o bisogno di svalutarmi o di possedermi, ma non amore.

            Accogliere i bambini, che non hanno valore sociale, per poterli accarezzare e toccare. Toccare qualcuno è manifestare qualcosa verso quella persona. Che sia benedizione o maledizione ma qualcosa, toccando l’altro, noi comunichiamo. Chiedere che Gesù tocchi i bambini significa chiedere che quel fluido di vita che c’era in Lui possa passare ai bimbi. I grandi cercavano di toccare il lembo del suo mantello, per i bimbi viene chiesto che possano essere da Lui accarezzati.

            L’adulto compie quel gesto di autonomia per toccarlo, i bimbi chiedono di essere toccati e accarezzati, chiedono di essere amati.

Questo atteggiamento è l’atteggiamento del discepolo del Regno. Essere toccato, essere pieno di vita ricevuta perché a Lui donata. Il lavoro, di qualsiasi tipo esso sia, è importante per una vita. Ma quando il lavoro diventa lo scopo della vita tanto che senza lavoro, magari in pensione, uno si senta perso e nulla facente, questo è veramente deleterio.

            Vivere l’atteggiamento del ricevere è cosa bella e buona. Capacità di accogliere il dono è capacità di sequela e capacità di gioiosa semplicità. La necessità di essere come bambini per potere essere fatti per il Regno, è messaggio chiaro che Gesù ci offre. Il Regno noi non lo possediamo come non possediamo la verità e lo Spirito Santo. Il Regno noi lo riceviamo, dello stesso noi ne abbiamo bisogno come un dono. Vivere l’abbraccio di Gesù che ci prende tra le braccia, ci porta sulle ginocchia, ci benedice e ci accarezza ponendo le mani su di noi è la vera scommessa della vita.

            Non è questione di rifiutare il male, è questione di accogliere il bene. Non è questione di definire chi è degno del Regno e chi non lo è, è questione di ricercare il modo per potere accogliere questo dono mai posseduto e sempre ricevuto.

Essere mano aperta per ricevere il dono della vita come dono gratuito, è grazia che possiamo chiedere ogni giorno. Infatti non di solo latte vive il bambino ma di ogni parola che esce dalla bocca della madre, al cui sorriso si risveglia la sua stessa coscienza. Così l’uomo riceve se stesso da Dio Madre potendo in tal modo accettarsi e amarsi. Il dono è l’amore e l’accettazione di Dio Padre nei nostri confronti, dono che ci rende capaci di essere figli del Regno.

Ciò che fa la differenza non è il ripudio o la sterile lamentela di fronte alle cose che non vanno, ciò che fa la differenza è la pura capacità di ricevere che alberga nel bambino che c’è in ognuno di noi.

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

21 agosto 2018 Matteo 19, 23-30

È questione di essere poveri nel cuore, più che nelle mani. Un cuore povero ci rende capaci di liberarci le mani che divengono in tal modo capaci di accogliere ciò che viene da Dio.

20 agosto 2018 Matteo 19, 16-22

“Che altro mi manca?”. Domanda fondamentale per ogni vita. Cercare l’assente che ci può fare vivere. Cercare l’assente per ricevere vita. Cercare l’Assente non tanto per possederlo quando invece per poterlo accogliere e vivere.

19 agosto 2018 Giovani 6, 51-58

Il Signore che ci prepara il banchetto di grasse vivando e di vini succulenti, grazie al suo corpo e al suo sangue, stimola la nostra fame e sete di sapienza.

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