Matteo 23, 1-12

 In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:

«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.

Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filatteri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.

Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

Noi, chiesa di oggi, passiamo molto del nostro tempo a riformare la chiesa stessa. Vogliamo che ritorni bella e grande, importante. Noi chiesa di oggi, siamo schiavi del “tutte le opere le fanno per essere ammirati”.

Abbiamo fatto un bel concilio negli anni 60. Abbiamo messo in moto riforme di ogni genere. Siamo passati dal latino all’italiano; abbiamo rifatto la liturgia; abbiamo ripreso in mano la grande dimenticata, la Scrittura. Da buoni scribi e farisei abbiamo rifatto il codice e ci siamo impegnati a ristudiare la nostra teologia e la nostra dogmatica.

Tutte cose belle. Un sacco di preti hanno studiato e si sono laureati. Ma il problema rimane lo stesso: per che cosa? Sembra quasi che se un prete non ha preso un dottorato, sia meno prete, valga meno degli altri.

Ci siamo dimenticati che “chi è più grande tra voi, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato”. Questa non è una condanna ma è una logica conseguenza delle nostre scelte finalizzate non alla vita ma “per essere ammirati”.

Alle volte mi chiedo che cosa mi gira principalmente nella testa lungo le giornate, che cosa occupa il mio cuore? Salvare me stesso o servire il mondo? Assicurarmi delle cose o vivere per le persone che incontro? Il problema è essere monsignore o essere prete della gente? Di cosa abbiamo sete e che cosa dunque chiediamo, quando ci avviciniamo al Padre e diciamo il Padre Nostro? Siamo a servizio di noi stessi o del mondo?

            Ancora mi domando: quale è il dialogo che ho con Dio tramite la sua Parola? A me pare che il più delle volte sia un dialogo tra sordi, che porta in sé dei continui malintesi. Ascoltiamo ma non udiamo; sentiamo ma non interiorizziamo. Questo avviene semplicemente perché ci permettiamo di essere riluttanti al contenuto della volontà di Dio. Se noi vogliamo esaltazione e visibilità, come persone e come chiesa, abbiamo già stravolto la Parola di Dio. Non ci interessa il bene delle persone, ci interessa che si comportino bene. Non vogliamo cogliere il senso della Parola e della volontà del Padre, nella logica della sua misericordia, perché contraria alle nostre logiche.

Non sopportiamo di essere contrariati, seppur dalla Parola di Dio. Ci va bene quando la Parola è d’accordo con noi, quasi mai; non la accogliamo quando non ci dona ragione.

Quando noi abbiamo successo secondo Dio e facciamo il bene dell’altro, troppo spesso siamo delusi. Sì, perché in quel modo l’altro se la cava e non riceve il giusto castigo. Quando l’altro viene raggiunto dalla giusta condanna, secondo quanto abbiamo in testa noi, allora sì che la chiesa funziona. Allora sì che ci va bene Dio; allora sì che siamo contenti di vedere finalmente l’altro espiare le sue malefatte.

            Chi si umilia sarà esaltato. Preferiamo fare i funzionari della fede piuttosto che gente della fede. Guardiamo la Germania: migliaia di stipendiati dalla chiesa tedesca per gestire tutta la burocrazia della chiesa. Chiesa ricca ma vuota, sempre più vuota. Però appare bene e si presenta bene. A Dio non interessano i nostri sogni e interessi nazionalistici. Ritornano a fare presa al giorno d’oggi e i furbi ne approfittano, ma non è questo quello che interessa a Dio, anche se ho il crocifisso o il rosario o il presepe in mano. A Dio interessa il bene delle persone non i loro interessi!

A Dio interessa infondere vitalità e fiducia nel cuore dei suoi figli. È il desiderio curativo e amoroso che il Padre vuole rimettere in moto ogni giorno in noi. A Lui interessa che ciò che ci muove sia il fatto che le sue creature sono sempre e comunque degne di essere amate. La sapienza sta dalla parte degli annunciatori di speranza, non negli apocalittici predicatori di tragedie. Su questa via dobbiamo camminare.

            Non usiamo le delusioni o le fatiche dei fratelli per farci belli. Facciamo sì che le loro, come le nostre, fatiche, delusioni, cadute, fragilità, vuoti, siano il luogo della misericordia del Padre, siano il luogo dove noi, finalmente, non entriamo in conflitto di non comprensione col Padre, ma viviamo quanto Lui ci chiede nell’umiltà di un servizio che è servizio alla vita.

 

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

7 dicembre 2018 Matteo 9, 27-31

La fede si scatena nella sua bellezza quando la nostra volontà e la volontà di Dio divengono una cosa unica. Sull’unica Parola toccata e che ci tocca, il nostro cuore fa emergere una sintonia mai sperimentata.

6 dicembre 2018 Matteo 7, 21.24-27

Fare la volontà del Padre è costruire sulla roccia. Ma comprendere chi è Dio per noi e comprendere di conseguenza cosa vuol dire per Lui, non per noi, fare la sua volontà, è atto fondamentale se non vogliamo rimanere schiavi di una illusione sabbiosa che non può dare stabilità.

5 dicembre 2018 Matteo 15, 29-37

La messa è celebrata dalla folla, per questo Gesù non può non celebrare la sua messa con noi. Ha ricevuto il dono della nostra umanità magari un po’ storta e un po’ cieca. Di questa folla, malata o sana che fosse poco importa, ha avuto compassione innalzandola in un offertorio a Dio Padre che è rigenerante.

Share This