Matteo 8, 18-22

 In quel tempo, vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva.
Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».

E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti».

Sembra essere sempre più centrale, nelle nostre scelte di vita, la ricerca di sicurezza, in secondo piano viene la verità. La sicurezza dei confini come delle nostre case sempre più blindate e armate, sembra essere ciò che vale. Chi sostiene questo punto di vista è il vero governante dell’Europa, tutto il resto non esiste più e non ha valore. Anche la vita non ha più valore, per lo meno quella degli altri. Si cercano i responsabili delle morti, non di salvare le vite e di risolvere il problema di un esodo che non è per nulla bello, non per noi ricchi ma per i poveracci che lo intraprendono. Ci facciamo passare per vittime, quando invece rischiamo di essere i carnefici.

            Lo stesso atteggiamento di scelta di morte lo ritroviamo anche in relazione con Gesù, noi suoi discepoli.

Il discepolo è chiamato ad uscire dalla madre che è simboleggiata dalla tana, dal nido e dal piacere, come è chiamato ad uscire dal padre che è simboleggiato dal dovere di seppellire i morti, dalla propria realizzazione e dalla relazione. Il discepolo è chiamato a rinascere come uomo libero, come figlio di Dio.

Non è libero chi ha paura e deve difendere le sue cose ad ogni costo, anche a costo della vita dell’altro, come se le cose avessero maggiore valore di una vita; non è libero chi instaura rapporti di dovere e di necessità di realizzare se stesso. Tutto ciò che tocca procura morte e odora di morte, di certo non dona vita.

            È necessario essere liberi dalla madre per nascere alla vita biologica, diversamente si diviene un aborto. È necessario essere liberi dal padre per potere diventare adulti, diversamente si rimane eterni adolescenti. Il bisogno dell’uomo forte, che sta ritornando alla ribalta, è un infantilismo che il mondo ha già pagato con milioni di morti e di distruzioni a iosa.

            Ogni cosa e ogni piacere che noi poniamo come assoluti ci tolgono la libertà. Ogni relazione e ogni dovere che vengono prima di Dio, diventano degli idoli a cui sacrificare la propria vita non come dono ma come schiavitù. Sono forieri di morte, di morte dentro, di morte di significato.

            Solo l’amore per il Signore sopra tutto ci rende liberi davanti al resto. La sicurezza è cosa buona ma non può essere l’idolo della mia esistenza. Solo l’Assoluto ci ab-solve, ci scioglie da tutto perché tutto realizza.

            Lo scriba cerca un maestro per potere imparare e diventare a sua volta maestro. Sono i professionisti della religione e della Sacra Scrittura: loro sanno, gli altri sono ignoranti. Non accettano discussioni perché così è scritto, o per lo meo così lo interpreto io secondo il mio interesse. Dimentichi che uno solo è il maestro, lo chiamano maestro per diventare maestri. Lui ci ha scelti, non noi abbiamo scelto lui. La ricerca di tana e di nido e di sicurezza è continua non solo nel mondo sociale, ma anche nel mondo ecclesiale. Dimentichi che fuori dalle tane e dai nidi, noi possiamo essere veramente liberi. Solo la povertà è nostra Madre e non matrigna; solo Dio è nostro Padre e ci rende liberi e non dipendenti dalle cose, dalle sicurezze sempre più false quanto più promesse.

            Per il discepolo Gesù non é solo il Maestro, ma è soprattutto il Signore da seguire, è il Risorto che cammina con noi. Non vi è altro bene che lo possa superare.

Sappiamo che sono i vivi che seppelliscono i morti, ma chi pone qualsiasi affetto prima del Signore rischia di essere già morto, destinato a seppellire morte. Manca una parte essenziale alla vita, così che ogni sua relazione avrà sempre il sapore della morte. Pur col colore della compassione, la mia vita che non ha come centro l’amore del Signore, non sarà che un seppellire morti perché da morte sono spinto, perché unico scopo è avere il potere sulla parrocchia come sulla comunità come sul mondo politico.

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

20 ottobre 2018 Luca 12, 8-12

Testimonianza non è tanto questione di parole da dire e da dire nel modo giusto, quanto invece croce quotidiana, nel senso del dono di sé, propria di chi segue il Signore lasciando che lo Spirito gridi dentro di noi Abbà, Padre!

19 ottobre 2018 Luca 12, 1-7

La folla intorno a Gesù è talmente tanta che si calpestavano a vicenda. Ci si calpesta all’interno dei discepoli di Gesù, per questo Gesù ci mette in guardia perché non avvenga proprio quanto sta avvenendo. Ci mette in guardia perché noi riteniamo tutto questo cosa buona, mentre invece, per Gesù, cosa buona non è.

18 ottobre 2018 Luca 10, 1-9

Niente di eccezionale. Cosa quotidiana. Cosa naturale. Cosa di amore. Il frutto del prendersi cura è la pace. La relazione che ne nasce ci porta a vivere l’eucaristia con il nostro Signore e con il nostro fratello, mangiando quanto ci viene messo davanti. Un cibo che è significativo e buono perché espressione di cura e di pace interiore.

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