Umani e Cristiani nel post-moderno

“Tutto ciò che c’è ha uno splendore.” Dovremmo meravigliarci, prima di valutare e giudicare, per poter poi stare dentro la vulnerabilità del vangelo che si prende cura di noi e di ogni uomo e donna.
Occorre aprirci la mente e il cuore al presente, l’unico che ci è dato (il presente è dono), per trovare il modo di rimanerci come donne e uomini, cristiani.
Dio è sempre Dio, anche se siamo stati capaci (ma questo parte dalle origini, Adamo ed Eva …) di dargli una funzione spesso a nostro vantaggio, per proteggere noi più che Lui che ha voluto perdersi più che salvarsi.
Il cristiano, funzionale/discepolo a/di Gesù Cristo (attenzione: non dovrebbe essere il contrario), non può solo “s-comunicare”.
Cosa ci siamo a fare come cristiani e come comunità cristiana (questa la Chiesa?) nella storia di oggi? Domanda che è umana prima che del credente. Vivere è organizzarsi, resistere, o dissolverci? Siamo segno di che? Di Chi?
E allora proviamo a interrompere la solita risposta, a fermarci, a pensarci, a lasciare che qualche idea di Luce ci apra gli occhi. Ci sono ancora “profeti” tra noi, cui dare ascolto.
Penso ci siano intuizioni e soluzioni da esplorare e concretamente attivare.
Suggerisco qui di seguito l’ascolto attento (perché l’autore e semplicemente denso nel suo procedere) di padre Elmar Salmann in questo intervento, datato, del marzo 2017 … ma ancora valido per farci leggere dove siamo e come ci appartiene (forse mi tocca? o cerco ancora di fuggire?) responsabilmente la risposta quotidiana alla grazia benedicente di Dio.

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