13 maggio 2021 Giovanni 16, 16-20

Giovanni Nicoli | 13 Maggio 2021

Giovanni 16, 16-20

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete».
Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire».

Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia».

Gesù se ne va e noi non lo vediamo più. Non lo sappiamo riconoscere in ogni dove e, continuamente, non ci sembra vero che Lui non ci sia. Se non c’è, dopo magari un po’ di delusione, ci pare di avere risolto un po’ di problemi. Meno c’è e più facilmente si risolvono i problemi. In fondo sembra che la nostra vita sia solo una realtà dove noi dobbiamo risolvere i problemi. Normalmente tale soluzione ne crea di nuovi perché se rimaniamo senza problemi che facciamo?

Per poco tempo Gesù è ancora visibile, perché poi se ne va: dopo l’ultima cena e dopo la crocifissione Lui non c’è più. Lui se ne torna al Padre e noi rimaniamo soli o, per bene che ci vada, rimaniamo col suo Spirito. Ma Lui non c’è più, inutile parlarne. La sua vita ha termine, tutto quello che ha fatto rimane semplicemente un segno. Era bello, era il tempo in cui si faceva vedere, era il tempo in cui ci sembrava di essere qualcuno, ma poi muore in croce: non è più nostro! Ci rimane da pensare che Lui che ha manifestato completamente l’amore, poi è scomparso. A noi, ha lasciato l’amore di Dio, questo lo viviamo come via di vita o la rifiutiamo?

Ma ciò che complica ancora di più la vita è che Lui, subito dopo, dice: “un poco ancora e mi vedrete”. Rimane un ennesimo problema: il morto è risorto, ma ciò non toglie che il tempo è difficile. Se ci incontriamo con Lui risorto questo diventa invito a non dipendere dal dolore e dalla paura perché lui se n’è andato, ma a un incontro che si scioglie in gioia, fiducia e speranza.  

Come è possibile? Il mondo non lo vede più mentre noi lo continueremmo a vedere. Noi lo vedevamo, lo abbiamo ascoltato, poi tutto si è annebbiato e a noi sembra solo un peso passato. La nostra speranza e illusione, è morta perché Lui se ne è andato. Ma se noi continuassimo a cercarlo, noi che non lo vediamo più, ritorneremmo a vederlo, a vederlo da risorto.

Se la fatica, se la passione, se la sofferenza non si aprono mai alla vita, noi non faremmo mai un passo avanti. Lo scopo del nostro incontro non è non avere più problemi, ma ritornare a sperare vivendo il nostro quotidiano.

La passione e la sofferenza sono luoghi dove la chiamata è chiara: lasciare che i nostri idoli di false sicurezze possano cadere. Forse è bene che anche quello che pensiamo, quello che pensiamo di amare, quello che ci fa sperare possano semplicemente cadere. Tale caduta, se vera, diventa apertura ad una nuova e vera speranza, quella di Dio.

Noi conosciamo questi tempi di tristezza. Tristezza che viene dal mondo e provoca distruzione e morte. Tristezza vera che ci può provocare a convertirci all’amore e a lasciarci amare per essere salvati da questo amore che ci giunge.

L’accoglienza dello Spirito ci conduce alla verità, cioè a cogliere il male che provochiamo e che ci provoca, aprendoci a quella verità che fa rinascere la vita. Dandoci la forza per poterla portare.

Noi ogni giorno passiamo su questa via. La pasqua ci conduca a passare, a passare dalla morte alla vita. Così possiamo vivere un passo di libertà dal peccato cominciando a scorgere, momento per momento, la bellezza del lasciarci illuminare dalla Parola, lasciandoci portare a convertire le nostre convinzioni che spesso sono solo premessa a delle delusioni. La desolazione e delusione per le cose fallite e le cose che non vanno, apre i noi la strada della consolazione. È l’apertura, verso la gioia abbandonando l’afflizione che spesso ci avvolge.

Rileggiamo la nostra vita grazie alla pasqua dei discepoli. Rileggiamo le nostre fughe dalla vita e dall’amore che ci portano a non vedere più Gesù. Lui che è il Salvatore ci lascia delusi nelle nostre richieste e nelle nostre illusioni. Gesù, l’Io Sono, porta su di sé le malasanità del mondo. Cogliere in tutto questo il mistero del suo amore è ritornare ogni giorno a vedere Gesù, tra il poco tempo della tristezza di chi non lo vede e il tempo della gioia di chi lo vede per essere in lui una umanità nuova.

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21 Febbraio 2024 Luca 11, 29-32

Chi ha bisogno di segni per credere ha gli occhi chiusi su se stesso e sul mistero contenuto nella propria interiorità.

E. Avveduto

Non occorrono altri segni al di là di quelli che la vita ci mette sul cammino. Occorre piuttosto la capacità di leggere la vita a partire dal segno permanente che per noi resta Gesù Cristo, il suo mistero di morte e di risurrezione.

A. Savone

20 Febbraio 2024 Matteo 6, 7-15

Il cuore della preghiera, di ogni preghiera, di ogni legame d’amore è il perdono, perdono da ricevere da Dio nell’istante preciso in cui anche noi lo offriamo ai nostri fratelli. La vera preghiera d’amore è questa, il resto rischia di essere un’inutile, irrispettosa, melmosa ripetizione di parole che non cambia la vita e non scalda il cuore.P. Spoladore

La preghiera attraversa il corpo. È il respiro, il grido, l’interrogativo, la supplica, il gesto senza parole, il tempo del dilemma, il ritardo, l’imprevisto, le mani piene, le mani vuote.
J. Tolentino Mendonça

19 Febbraio 2024 Matteo 25, 31-46 Copia

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All’uomo, tutto il suo potere di attenzione è appena sufficiente per essere capace semplicemente

di guardare quel mucchio di carne inerte e nuda al bordo della strada.

Non è quello il momento di rivolgere il pensiero a Dio.

Ci sono momenti in cui bisogna pensare a Dio dimenticando tutte le creature senza eccezione,

come ce ne sono altri in cui guardando le creature non bisogna pensare esplicitamente al creatore.

Simone Weil

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