6 settembre 2021 Luca 6, 6-11

Giovanni Nicoli | 6 Settembre 2021

Luca 6, 6-11

Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. 

Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Alzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. 

Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita. 

Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

“È lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?”. È lecito fare questo in giorno di sabato? È lecito farlo all’interno dei confini dello stato italiano? È lecito farlo in Europa? È lecito farlo in Ungheria o in Afghanistan? È lecito?

Siamo impauriti da una massa di poveracci che scappano dalla guerra e dalla povertà, dal sopruso e dalla violenza. È lecito con questa nostra paura fare del bene? O è meglio difenderci e dunque fare del male?

Ma oggi è giorno di sabato! Dio è padrone del sabato che è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato.

Ma qui è casa nostra, prima noi e poi gli altri, i nostri confini sono sacri, che ci entri solo chi ha le carte in regola.

Ma Dio è padrone del mondo perché è Padre di tutti. La terra non è nostra è dell’umanità, dono di Dio perché ogni uomo trovi casa. Siamo ancora malati di tribalismo e vorremmo ancora la repubblica dove ogni città sia stato. Non ci accorgiamo che non è più il tempo. Siamo malati di burocrazia, noi che odiamo la burocrazia: la invochiamo per i poveracci che arrivano da noi: se sono in regola, cioè se hanno un pezzo di carta buona, hanno diritto a vivere, diversamente no! Se non hai la carta buona non hai diritto all’assistenza e ad essere accolto. Se hai il green pass vivi e hai diritti altrimenti …

È lecito o no, in Italia, fare del bene o fare del male? Salvare una vita o opprimerla?

Il fondamento della Legge è proprio il comando dell’amore, che noi cattolici neghiamo per primi, preoccupati come siamo di salvare le nostre cose. Siamo più compassionevoli verso un animale che verso un povero. Un cane lo accarezziamo, un povero no. Il cane abbaia e mi rompe i timpani, ma poveretto, caro vieni qui e stai buono. Un povero affamato lo allontaniamo perché puzza, anziché offrirgli una doccia calda e un pasto caldo. Il cane lo amiamo portando via i suoi escrementi, del povero e del malato e di chi sta morendo Dio me ne guardi!

È lecito o no volere del bene a una persona se è povera e senza diritti? Persona? Ma noi parliamo di profughi e di poveracci, non di persone! Noi ricchi, come è successo sempre, vogliamo essere difesi dai poveri che ci circondano, vogliamo potere continuare a banchettare lautamente e fare festa mentre Lazzaro muore di fame alle porte di casa nostra.

La polizia ha difeso le fabbriche e i padroni ai tempi della rivoluzione industriale, perché la proprietà privata è sacra. La polizia e l’esercito hanno difeso i signorotti feudatari ai tempi che furono, perché le terre erano loro e il loro sangue era sangue di gente perbene, mentre gli altri non avevano alcun diritto. Oggi la polizia e l’esercito dovrebbe difendere noi ricchi contro l’orda di poveracci che vengono all’assalto contro di noi con le armi della loro fame. Non sono italiani e europei, per questo non hanno diritti. Non si può fare del bene e salvare queste vite, non ne hanno diritto, non hanno le carte in regola.

La pienezza della vita, che noi ci crediamo o no, si trova nel comando dell’amore. Ma noi siamo impossibilitati a viverlo, questo comando, perché abbiamo l’orecchio avvelenato. Prestiamo l’orecchio al nemico, a coloro che ci dicono che Dio non ci ama. La risposta di Dio, di fronte a questo veleno e avvelenamento, è una sola: la croce del Figlio.

Chi guarda la croce del Figlio innalzato, guarisce dall’avvelenamento dei serpenti che hanno invaso il campo della nostra esistenza.

La domanda che Gesù ci pone oggi se è lecito o no fare del bene e salvare una vita, ha una risposta evidente e ineludibile. Eppure oggi, come ai tempi di Gesù, questa domanda rischia di rimanere senza risposta, di essere elusa dal silenzio. Un silenzio voluto e inevitabile che manifesta tutta la nostra durezza di cuore.

Non rispondere o rispondere a questa domanda è una questione di vita o di morte dei nostri profughi prima e poi di noi. Infatti è questione di vita o di morte aprire la mano o tenerla chiusa, donare o aggrapparsi alle nostre cose e ai nostri confini.

Infatti mano aperta dice dono e lavoro, mano chiusa dice egoismo e paralisi.

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