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20 gennaio 2021 Marco 3, 1-6

Giovanni Nicoli | 20 Gennaio 2021

Marco 3, 1-6

Entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo. Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: “Alzati, vieni qui in mezzo!”. Poi domandò loro: “È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?”. Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: “Tendi la mano!”. Egli la tese e la sua mano fu guarita. E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire. 

Rifiuto o accoglienza: qui si gioca la nostra relazione vera con Cristo e con la Vita. Gesù è il bestemmiatore che mangia con i fuorilegge e li chiama ad essere suoi discepoli. Lui è il vino nuovo che messo negli otri della Legge antica li spezza a causa della vita nuova che è venuto a portare. Gesù è il signore del sabato e del tempo: tempo di resurrezione che prelude alla venuta del settimo giorno che è Gesù stesso. Gesù è il bestemmiatore che travolge la legge antica per portarla a compimento inaugurando quella nuova. Lui è il fondatore del nuovo sabato che è la nuova legge dell’amore.

Ci dice Gesù: “È lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?”. Ancora fa eco s. Giovanni che nella sua prima lettera scrive: “Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna”.

Gesù è il nuovo sabato che pone al centro della nostra esistenza la legge dell’amore, una legge che non può rispondere ad alcuna prescrizione, perché l’amore non può essere comandato. È una legge che non ha limiti di spazio e di tempo, perché l’amore travolge ogni limitazione e va oltre ogni ragionevolezza. La legge dell’amore va oltre ogni canone e ogni buon senso, perché ha come scopo ultimo non il riconoscimento sociale, ma il fatto che la cosa più importante è l’amore.

Il vangelo di oggi pone al centro della nostra attenzione un uomo dalla mano inaridita. Un uomo che non può agire, che non può lavorare, che non può mantenersi, che non può avere una attività normale. Questo uomo è messo nel mezzo dell’attenzione da Gesù non come fenomeno da baraccone, ma come uomo da amare.

Sa che i farisei sono attentissimi ad ogni mossa che fa, anzi la provocano loro stessi e stanno a guardare per coglierlo in fallo. Non interessa la verità delle cose a loro, non interessa Gesù nuovo sabato del tempo, non gli interessa il vino nuovo da lui portato, non gli interessa il banchetto messianico aperto ai peccatori, men che meno interessa loro l’uomo dalla mano inaridita. Gesù è venuto a portare la buona notizia che loro rifiutano. Hanno il cuore indurito, non gli interessa Dio ma le loro sicurezze.

La legge per loro è la loro sicurezza: lì dentro i confini sono chiari, si sa cosa va bene e cosa va male, si sa chi è benedetto e chi è maledetto. Questo loro disquisire sul pelo nell’uovo per vedere se rientra nei loro schemi oppure no, li chiude alla novità del vangelo che è l’invito ad amarvi. Questo atteggiamento porta a rifiutare la bestemmia del vangelo, è atteggiamento che ritroviamo spesso nei nostri ambienti religiosi. Siamo preoccupati che quello che si fa o si dice rientri nello schemino imparato a catechismo o a scuola o in teologia, molto meno siamo preoccupati di capire se una certa scelta è una scelta di amore oppure no. Questo non va! Non va perché non genera vita, ma uccide la vita; non va perché ci porta a mettere da parte la carità anziché metterla al centro; non va perché ci porta a mettere la testa sotto la sabbia cercando una falsa sicurezza che non si preoccupa dell’uomo ma di se stesso, che non si preoccupa dell’uomo dalla mano inaridita quanto invece che nessuno possa accusarci di essere bestemmiatori perché in giorno di sabato facciamo il bene.

Siamo nella settimana dell’unità dei cristiani: quante divisioni dovute a cavilli teologici, che poi il più delle volte erano solo pretesti politici e sociali per fare altro. Quanta difficoltà a rimettere Cristo al centro delle nostre scelte, lui che solo può riportare unità fra le chiese. Noi ci affidiamo ai nostri teologi perché trovino la strada dell’unità perchè non sappiamo affidarci a Cristo che è via, verità e vita per ogni unità.

Sono atteggiamenti esteriori che noi utilizziamo per difenderci dal Cristo. Bellissima la reprimenda che il Grande Inquisitore fa contro il Cristo tornato sulla terra per raddrizzare le cose, reprimenda fatta dall’inquisitore che ha fatto arrestare Cristo in nome della Chiesa che non vuole essere disturbata dalla sua presenza. Spesso religione e potere vanno insieme e si accordano per uccidere l’uomo: la legge, che è sempre del più forte, ha naturalmente il suo braccio secolare. La religione rifiuta la bestemmia del Cristo che è anche sovversione politica. La religione è convinta che per simpatia Dio sia con coloro che sono religiosi; i politici che usano della religione sono convinti che Dio sia con loro: Dio invece è col povero dalla mano inaridita.

Gesù lancia la sua bestemmia contro il sabato e la legge: il vertice della nostra vita è la carità non la legge. Non può sopportare i delitti che continuamente si compiono contro l’uomo in nome del vangelo ridotto a legge. Gesù si arrabbia contro i farisei, che siamo noi, che decidono di lasciare l’uomo nella sua aridità finché muoia, e di uccidere colui che vuole fare il bene e salvare la vita.

La durezza di cuore che ci travolge nelle nostre scelte è una delle tappe. Gesù nuovo sabato del tempo compiendo la guarigione dell’uomo dalla mano inaridita in giorno di sabato, compie un gesto che è anche segno del dono della vita e della risurrezione dei morti. Come tutta l’umanità, il paralitico stenderà il braccio ad aprire la mano per accogliere questo dono del sabato, la pienezza della vita di Dio.

E noi? Noi siamo chiamati ad accogliere questa scelta di Gesù che mette l’uomo al centro del sabato e non Dio. Sì perché Dio vuole amare l’uomo nel sabato e non essere amato lui. L’uomo al centro del sabato è fonte di guarigione dalle nostre tante paranoie. Noi siamo chiamati a comprendere un modo nuovo di vivere il sabato, la domenica, il tempo. Diverso da quello che tutti i giorni siamo chiamati a vivere, diverso dalla ripetitività e dalla obbligatorietà con cui facciamo tutte le nostre cose quotidiane. Stendiamo il nostro braccio, il braccio del nostro tempo e lasciamoci guarire accogliendo questo dono del sabato che è pienezza della vita di Dio.

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