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9 Gennaio 2020 Marco 6, 45-52

Giovanni Nicoli | 9 Gennaio 2020

MARCO 6, 45-52

45E subito costrinse i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, a Betsaida, finché non avesse congedato la folla. 46Quando li ebbe congedati, andò sul monte a pregare. 47Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli, da solo, a terra. 48Vedendoli però affaticati nel remare, perché avevano il vento contrario, sul finire della notte egli andò verso di loro, camminando sul mare, e voleva oltrepassarli.49Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: “È un fantasma!”, e si misero a gridare, 50perché tutti lo avevano visto e ne erano rimasti sconvolti. Ma egli subito parlò loro e disse: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”. 51E salì sulla barca con loro e il vento cessò. E dentro di sé erano fortemente meravigliati, 52perché non avevano compreso il fatto dei pani: il loro cuore era indurito.

Brutta faccenda l’illusione dell’amore. Ci rende attenti a cogliere il negativo ovunque, anche quando non c’è.

Questo atteggiamento non ha permesso ai discepoli, i vescovi di allora, di capire l’esperienza del pane. Presi dalla mentalità del mondo, ad essa sono rimasti legati non capendo il segreto della condivisione che fonda le sue radici nel servizio e non nell’uso dell’altro.

Delusi da quanto era avvenuto: avevano mangiato i pani ma poi il Signore li aveva costretti a partire mentre lui congedava la folla. Ma come, con tutto quello che abbiamo fatto, loro e non Cristo naturalmente, ora che abbiamo conquistato un po’ di seguaci tu ci mandi via, ci costringi a partire ed ora tu congedi la folla? Non l’hai congedata quando avevano fame e la congedi ora.

Ma tu, o Signore, a che gioco giochi?  Per chi tieni? Non hai neppure un po’ di considerazione per noi tuoi discepoli, noi che ti siamo vicini e che ti seguiamo sempre e comunque? A noi cosa ne viene?  Dobbiamo semplicemente rimetterci a remare? È tutta qui la tua gratitudine? Che delusione l’amore! Tra l’altro non riusciamo a passare all’altra riva: troppi dubbi nel nostro remare. Dubbi, che dico, certezze di delusione e di amore mancato.

            Vi sono stati momenti privilegiati dove tutto sembrava così chiaro e semplice: è così bello il Natale! Poi capita a noi tuoi discepoli, dopo il miracolo del pane, di essere in difficoltà. In quei momenti il nostro cuore si appesantisce e non riusciamo più a credere, in che cosa e in chi non si sa bene. Non capiamo il segreto condivisorio dei pani, per questo, delusi nel cosiddetto amore, ci sembra che il messaggio di Cristo non c’entri nulla con il nostro quotidiano. L’amore da Lui vissuto e a noi donato si logora e perde la sua incidenza. Quello stesso amore che ci sembrava con colori così vividi si sbiadisce, perde i suoi contorni, diventa un fantasma che si dissolve nelle nebbie della vita. Siamo scoraggiati e ci convinciamo che l’amore, in fondo, altro non è che una illusione. Sentiamo in lontananza una voce, la voce di Gesù che ci dice: “Sono io, coraggio”! ma sarà poi vera?

Sono io! Tutta la potenza di Dio è racchiusa in questa affermazione, ma presi come siamo dal vedere che tutto va male come unica speranza di vita, scambiamo anche questa professione di fede come una pia illusione. Tutto va male, l’amore è una grande fregatura, quella del Cristo la più grande che ci sia. Vogliamo attraversare il lago ma tutto fa vento che soffia contrario: non ci resta che confermarci nel nostro fallimento. Il Cristo, fonte di servizio e di condivisione, non è una illusione. Lo spezzare il pane è vita a tutti i livelli. Se così non fosse, vana sarebbe la nostra fede, meglio godercela al meglio fin che dura, e poi: chi s’è visto s’è visto. Un po’ di cenere e niente più.

I criteri del Regno sono rivoluzionari nel senso vero della parola. Non hanno bisogno di fare vittime, hanno bisogno di cuori liberi che sovvertano il codice sociale del buon senso e delle leggi schiavizzanti della religione, della politica, dell’economia.

            L’ideologia della religione che ci fa gridare Allah è grande mentre ammazziamo, o Dio è meglio degli altri dei perché noi siamo migliori e ci abbiamo i danè, va sovvertita perché il Cristo è venuto per servire non per essere servito, avere privilegi e guadagnare consensi.

            La politica va sovvertita nella ricerca di rapporti liberi e non schiavi di una fazione e di un partito. Ciò che deve essere centrale, se la politica vuole essere vitale, è il servizio al bene comune nazionale e mondiale. Questo e solo questo può liberare le nostre democrazie dalla loro stessa schiavitù dal voto per ottenere il quale si fa di tutto e di ogni erba un fascio. Solo così ci si può liberare dalla schiavitù del consenso per guadagnare il quale noi abbassiamo sempre più il tiro.

            L’economia basata sulla condivisione e sulla carità è l’unica forza che può demolire quei muri di potere che l’economia mondiale ha costruito sulla pelle di intere popolazioni, la nostra compresa.

L’amore non è una illusione che crea delusione. Il Cristo non è un fantasma. Il Dio della vita demolisce i palazzi del potere spargendo amore e condivisione e mettendo al bando la smania di accumulo che avvolge i nostri cuori.

Così il nostro diventerà il mondo dei risorti, libero dal male e dall’alienazione ultima che è la morte.

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