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Argomento: Chi è Dio?

18 luglio 2018 Matteo 11, 25-27

Nel riconoscere la nostra piccolezza non vi è debolezza, vi è esigenza di riconoscere il nostro bisogno di Lui e di Lei, del Padre e della Madre. Solo i piccoli sanno riconoscere la bellezza e la grandezza di questo passaggio umano e divino allo stesso tempo. Bellezza che sfocia nel mare di gratitudine che non è un dire grazie, anche, ma è soprattutto un essere grazie come vita che sboccia ogni giorno.

8 luglio 2018 Marco 6, 1-6

E arriva il tempo della mistica. Il tempo dove ciò che è scontato e ciò che è bello e piacevole, non lo si ricerca più. È il tempo dove la sapienza da sempre trasmessa del Gesù da noi conosciuto, di quel Cristo a noi insegnato, di quel Figlio di Dio a noi tanto caro, non ci basta più.

29 giugno 2018 Matteo 16, 13-19

Forse, quando leggiamo il vangelo, abbiamo un atteggiamento interpretativo di quanto leggiamo, che non corrisponde al vangelo stesso. Siamo malati di santità morale, per questo ci avviciniamo al vangelo con una precomprensione di perfezionismo che rischia di diventare fariseismo che non favorisce l’accoglienza del vangelo stesso, ma una sua comprensione sfalsata.

11 aprile 2018 – Giovanni 3, 16-21

I discorsi del vangelo di Giovanni rivelano ciò che avviene nel nostro cuore, nel cuore di noi che lo leggiamo e ascoltiamo. A ben guardare noi che leggiamo siamo letti da ciò che leggiamo. La parola, mentre la leggiamo, si manifesta e con la sua luce risveglia la verità che è già in me come in ogni uomo.

10 aprile 2018 – Giovanni 3, 7-15

Aprire con Nicodemo la nostra vita al dono dello Spirito significa cominciare a comprendere, cioè ad amare, il cielo che scende su di noi e in mezzo a noi. Ogni giorno sulla pioggia del mattino come sui raggi del sole, dovremmo essere contemplanti della vita e dell’amore che vengono a noi. Dovremmo chiudere gli occhi e aprire le braccia, per accogliere questo dono, beandoci di questa bellezza che ci cambia la vita.

9 aprile 2018 – Luca 1, 26-38

Questa è gioia che grazia: siamo dei graziati. Siamo tali non perché siamo più bravi, ma perché siamo amati. Siamo graziati perché abbiamo in noi il DNA di Dio Padre. Graziata è il nome di Maria. Graziati è il nostro nome. Il mio nome vero, infatti, è l’amore che Dio ha per me. Scoprire questo è ritrovare la mia verità, è motivo di gioia infinita, è la vita eterna che si concreta oggi in noi. Potremmo dire che ogni brano di vangelo dice una parte del mio nome e svela una parte della mia identità di figlio.

8 aprile 2018 – Giovanni 20, 19-31

Vedere e toccare le ferite, significa cominciare a vivere da umani che accolgono le ferite proprie e dell’altro, della propria comunità, come segno di umanità non più come segno di fallimento. Lì nasce la comunione profonda con il mistero. Non ha nulla di doloristico questa fede, è realismo umano che diventa fonte di gioia, non allegria.
Queste ferite, questi buchi, non saranno chiusi fino a quando non ci sia entrato l’ultimo degli uomini. Solo allora diverranno cicatrici. La paura della morte sarà guarita dal toccare le ferite del Crocifisso Risorto entrando nel suo cuore squarciato.

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