• 8 settembre 1907

P. Dehon da tempo alla ricerca di un posto in Italia, per dare continuità alla Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore (Dehoniani) da lui fondata in Francia nel 1878, si era rivolto al papa s. Pio X, per avere un parere sul luogo da scegliere. Gli fu indicata dallo stesso pontefice la diocesi di Bergamo: “Bergamo è una diocesi eccellente, una diocesi modello. Il clero è buono, le famiglie numerose e veramente cristiane: vi sono molte vocazioni ecclesiastiche, e ve ne saranno anche per la vita religiosa”. Il p. Dehon aveva un ottimo rapporto di amicizia con il vescovo Giacomo Maria Radini Tedeschi, che di buon grado lo accolse in diocesi.

Giunse a Bergamo, per la prima volta, il 4 aprile 1906. Ad attenderlo alla stazione trovò don Angelo Roncalli, segretario del vescovo e futuro santo papa Giovanni XXIII.

Col giovane segretario, p. Dehon si recò prima a Pontida per vedere la celebre abbazia allora in vendita, ma troppo costosa. Così dovette rinunciare alla villa “Paradiso”, situata sotto le mura di Bergamo, perché priva di spazi esterni, necessari alla ricreazione dei futuri alunni. Poi va a Nembro, in località s. Nicola, dove c’era una villa con un folto parco, ma che non fu possibile acquistare.

Finalmente si trovò un posto ad Albino nel santuario della Madonna di Guadalupe, proprietà del celebre tenore don Federico Gambarelli.

P. Dehon visitò il santuario della Madonna di Guadalupe il 9 giugno 1907. L’8 settembre dello stesso anno, festa della Natività di Maria, la casa fu ufficialmente inaugurata con una messa solenne, cantata dall’impareggiabile don Federico.

Iniziò così la “Scuola Apostolica Nostra Signora di Guadalupe”. Questo il nome scelto per la nuova opera, nome che conservò fino al 1920.

  • Ospiti in Casa Solari

Don Perani, in quegli anni prevosto di Albino, aveva accolto la Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore (dehoniani) in parrocchia, dopo che il vescovo mons. Radini Tedeschi, il 30 novembre 1906, gli aveva scritto: “Quante più persone buone, serie, prudenti, docili e zelanti fanno del bene nella mia diocesi, tanto più sono contento. Questi “preti del Sacro Cuore” sono venuti qui, mandati dal Santo Padre (Pio X)… Non posso non riceverli con venerazione”.

La presenza presso il santuario della Madonna di Guadalupe, però, fu breve. Ben presto i padri si accorsero che era impossibile stabilire un rapporto sereno con don Federico, “uomo probo, onesto e pio”, come scrisse di lui l’avvocato Davide Cugini, ma di “spirito bizzarro, con un carattere del tutto speciale”.

I padri si diedero subito da fare per cercare una nuova sede. Fu loro segnalato un vecchio monastero, conosciuto come “Madonna della Ripa”, situato tra Comenduno e Desenzano al Serio, ma la somma richiesta era proibitiva.

La soluzione del problema giunse in modo provvidenziale. Infatti si fece avanti il notaio albinese Samuele Solari con l’offerta di alcuni locali della sua casa, per una sistemazione provvisoria. Padri e alunni rimasero in casa Solari dai primi di dicembre del 1908 all’aprile 1910.

Dei primi dieci alunni uno solo divenne sacerdote dehoniano.

Padre Luigi Duborgel, allora superiore della comunità, una mattina aveva “giurato” che sarebbe uscito in cerca di vocazioni e che non sarebbe ritornato a casa senza condurre con sé un ragazzo bergamasco. Lo trovò a Gandino: padre Luigi Bosio, il primo sacerdote italiano della Scuola Apostolica di Albino. Consacrato sacerdote a Bologna nel 1921, fu parroco della basilica di Cristo re a Roma, consigliere generale e procuratore presso la Santa Sede. Colpito da paralisi, morì a Roma nel 1957.

  • Finalmente a casa

La cordiale ospitalità di casa Solari diede ai padri il tempo per cercare una sede definitiva della Scuola Apostolica.

Presero subito la decisione di acquistare un terreno in Albino Alta, lungo la strada che portava a Bondo Petello. Il contratto di vendita, “a buon mercato”, venne firmato nel 1909. L’albinese don Giuseppe Carrara, membro della famiglia proprietaria del terreno, rivelò a un padre della Scuola Apostolica che sua madre, indicando il seggiolone sul quale si era seduto padre Dehon nel momento della trattativa, disse ai figli: “Vedete quella sedia? La dovete conservare come una reliquia, perché lì si è seduto un santo”.

Per la costruzione della nuova casa p. Dehon diede 45 mila franchi del suo patrimonio familiare, p. Duborgel si impegnò con un mutuo di 25 mila lire, p. Gasparri intensificò il suo rapporto con i benefattori, p. Alessio Ross non disdegnò di questuare di porta in porta nei paesi del bergamasco, del bresciano e del comasco.

La nuova casa venne inaugurata il 2 maggio 1910. La benedisse il vescovo mons. Radini Tedeschi. Erano presenti p. Dehon, il clero del paese, il rappresentante dei frati cappuccini e il sindaco.

La nuova opera venne affidata da p. Dehon a confratelli di diversa nazionalità: p. Duborgel (francese), p. Barth (olandese), p. Goebels (tedesco) e p. Gasparri (italiano). All’inizio nessuno di loro capiva una parola di bergamasco e, eccetto p. Gasparri, gli altri tre conoscevano poco la lingua italiana. Trovavano quindi più comodo, quando comunicavano tra loro, parlare in francese. Fu per questo motivo che la gente del posto li battezzò subito come “precc francéss”, “preti francesi”. Nome col quale per anni venne indicata la Scuola Apostolica e che viene ricordato ancora oggi nei racconti degli anziani.

  • Il piccolo seme diventa albero

Non è qui possibile descrivere la successiva espansione edilizia, l’impegno di formazione e di evangelizzazione, gli intralci dovuti alle gravi e dolorose vicende belliche, le difficoltà pedagogiche inevitabili per docenti di diversa lingua e mentalità, i problemi economici.

  • Alunni della Scuola Apostolica

Il continuo aumento del numero degli alunni, a partire dal 1920, rese necessario l’ampliamento dell’edificio, che nel 1935, per il grande impegno profuso da p. Vincenzo Santulli (rettore della Scuola Apostolica per 21 anni), raggiunse le attuali dimensioni. Il nuovo edificio scolastico poteva ospitare fino a 250 alunni. Se a questi si sommano i membri della comunità religiosa e il personale addetto ai servizi, le persone presenti alla Scuola Apostolica raggiungevano e superavano le 300 unità. Ce ne dà un’idea la foto di gruppo, sopra riportata, scattata nel 1957, durante le celebrazioni del 50° anniversario di fondazione.

I numeri non sono sufficienti a esprimere la ricchezza di una realtà fatta di persone vive con tutto il loro carico di storia, ed è doveroso non legare la crescita di un’opera solo ad alcuni personaggi che pure hanno svolto un ruolo significativo. Papa Giovanni XXIII, nel ricordare che fu il vescovo Radini Tedeschi ad accogliere in diocesi la Congregazione, subito aggiunse: “Ma chi ha sgambettato sono stato io”.

Migliaia di persone “hanno sgambettato”, rendendo possibile il “miracolo”.

A cinquant’anni dalla fondazione il piccolo seme aveva allargato le sue radici: 25 case in Italia, 5 in Portogallo, 8 in Argentina, 7 in Mozambico. Senza dimenticare i numerosi missionari che nello stesso periodo sono partiti dalla Scuola Apostolica per le missioni del Camerun e del Congo.

  • Andate in tutto il mondo

Nell’ultimo quaderno del suo diario p. Dehon, facendo il bilancio della sua vita, inizia proprio dalla sua vocazione missionaria: “L’ideale della mia vita, il voto che formulavo con lacrime nella mia giovinezza era di essere missionario e martire”. In una lettera circolare ai religiosi della Congregazione li invita a scegliere “quelle forme di apostolato che richiedono maggior sacrificio, come l’assistenza agli operai, la cura dei poveri e le lontane missioni.

L’Istituto dei dehoniani non è stato fondato per uno scopo direttamente missionario. Ma poi di fatto, fin dagli inizi, le missioni lontane hanno rappresentato la principale attività apostolica dei suoi membri.

Il nome scelto per la casa di Albino: “Istituto Missionario Scuola Apostolica del Sacro Cuore di Gesù” riassume molto bene questo ideale missionario. Ideale che non è rimasto solo nel nome della casa, ma che è diventato e rimane ancora scelta di vita per molti sacerdoti e religiosi che qui hanno trascorso gli anni della loro formazione.

Dal 1907, anno della fondazione, al 1991, anno nel quale la casa cessava la sua attività come seminario, sono entrati alla Scuola Apostolica 3.800 alunni. Di questi 347 si sono consacrati alla vita religiosa, sacerdotale e missionaria nella Congregazione dehoniana, e 58 divennero sacerdoti diocesani.

Oggi la missione continua non solo attraverso il sostegno ai progetti umanitari e di sviluppo a favore dei poveri, ma soprattutto con la formazione umana e cristiana e l’invio di volontari, sacerdoti e laici.

  • Al milite ignoto

Ogni archivio, per quanto ben fatto, è sempre carente. E’ un po’ come i nostri libri di storia che si ricordano solo dei potenti, ma si dimenticano dei poveri, di quelli che veramente fanno la storia. Ripensando ai cento anni della Scuola Apostolica, ritengo doveroso ricordare tutte quelle persone che col loro contributo hanno reso possibile questa realtà. Non hanno lasciato la loro firma nel registro delle presenze, ma sono rimaste nel cuore di chi le ha conosciute e vengono ricordate con affetto e riconoscenza. Un estraneo che volesse farsi un’idea della Scuola Apostolica, sfogliando gli album di fotografie, non saprebbe mai che una comunità di suore vi ha svolto per tanti anni il suo servizio. Mai un primo piano, solo qualche sfuocata presenza sullo sfondo, quasi fossero lì per caso.

Il 3 giugno 1912 p. Ottavio Gasparri e la superiora generale delle suore Orsoline di Gandino firmarono una convenzione. Inizia così la presenza di queste religiose presso la Scuola Apostolica, presenza che durerà ininterrottamente fino al 1986.

Un filosofo francese scriveva che la carità “è solo attenzione prestata all’esistenza altrui”. E’ quello che per 74 anni queste suore hanno fatto nella cucina, in lavanderia e nel guardaroba. Qualcuno ha pensato che fossero vite sprecate. Noi invece siamo convinti che solo nel dono gratuito verso gli altri si realizza l’amore e si dà senso alla vita.

“Se il chicco di frumento, caduto in terra, non muore, rimane solo” (cf Gv 12,24). E’ così che queste persone hanno reso possibile la fioritura del giardino, accettando la logica dell’amore: il dono della vita. Grazie.

  • Il luogo dell’appuntamento

Dice un proverbio africano: “Antenati, radici!”. Arrivati a cent’anni viene un po’ a tutti la tentazione di costruire un museo. Il pericolo che si corre, però, è oggi quello di sedersi a piangere i bei tempi passati. Costruire un museo ha senso solo se questo ci aiuta a scoprire le radici, le motivazioni di fondo, il senso che i nostri vecchi hanno saputo dare alla loro vita, le cose che contano. Ritrovare le radici perché la vita si può capire solo guardando indietro, ma la si può vivere solo guardando avanti. Diceva papa Giovanni XXIII: “Non siamo su questa terra per custodire un museo, ma per coltivare un giardino pieno di fiori e di vita”.

Nel 1991 la Scuola Apostolica chiudeva il suo lungo capitolo di storia come seminario. Ben consapevoli che un viaggio di migliaia di chilometri può terminare con un passo sbagliato, dopo un periodo di ripensamento si è deciso di iniziare i lavori di ristrutturazione della casa per creare un “centro di spiritualità”.

Osservando la nostra vita, abbiamo l’impressione di essere stati colpiti dal virus dell’alta velocità. Non siamo più capaci di camminare insieme perché ci sembra di essere sempre in ritardo. Abbiamo perso il gusto della contemplazione, la capacità di guardare le cose belle che ci circondano, la gioia di gustare la compagnia di una persona amica.

Ai discepoli che ritornano dalla missione Gesù dice: “Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’” (Mc 6,31).

La Scuola Apostolica oggi è questo “luogo solitario”, è un’oasi dove fermare la nostra corsa, il luogo dell’appuntamento dove potersi incontrare per il riposo, la riflessione, lo studio e la preghiera.

La vita continua. Venite e vedrete.

  • Sacerdoti del Sacro Cuore

«Voi siete, e dovete sempre essere, “Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù”. Così vi ha voluto il vostro fondatore, il servo di Dio padre Leone Giovanni Dehon, che volle istituire una congregazione dedita all’amore e alla riparazione del Sacro Cuore, Il vostro fondatore, vissuto in un periodo storico vari e vasti cambiamenti spirituali, culturali, politici e sociali, seppe essere un sacerdote dalla profonda e intensa vita interiore e, allo stesso tempo, un apostolo instancabile dell’azione sociale, sulle direttive delle grandi encicliche del mio predecessore Leone XIII. “Lo spirito della Congregazione – scriveva il padre Dehon ai suoi figli in una lettera circolare – è un amore ardente verso il Sacro Cuore, una fedele imitazione delle sue virtù, principalmente dell’umiltà, dello zelo, della dolcezza, dello spirito di immolazione”. Sono parole queste, che sintetizzano mirabilmente tutto il programma del vostro istituto, e mantengono intatta la loro forte carica e la loro contemporaneità.

Sia dunque Gesù Cristo il centro della vostra vita, dei vostri ideali, dei vostri interessi, della vostra finalità. Con la parola, con la predicazione, con gli scritti, con gli strumenti della comunicazione sociale, diffondete “l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo, che sorpassa ogni conoscenza” (Ef 3,18ss); ma specialmente predicatelo e diffondetelo con l’esempio della vostra vita sacerdotale e religiosa… Riproducete nel vostro cuore, secondo la felice espressione di p. Dehon, la “santità del Cuore di Gesù”» (papa Giovanni Paolo II – 22 giugno 1979).

La vera eredità che una persona ci lascia non sono le case e il conto in banca, ma il senso che ha saputo dare alla sua vita, l’ideale che ha ispirato il suo operare.

P. Dehon inizia così il suo testamento spirituale: “Vi lascio il più meraviglioso dei tesori, il Cuore di Gesù”.