2 Ottobre 2025 Luca 10, 1-12

Giovanni Nicoli | 2 Ottobre 2025

Luca 10, 1-12

Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sodoma sarà trattata meno duramente di quella città.

 

L’invito del Signore ad andare ad annunciare la Buona Notizia, è un invito non istituzionale ma passionale. Ed è talmente passionale da chiedere a tutti gli uomini di buona volontà di andare in pace portando la pace.

Di fronte alla guerra la risposta più spontanea e più immediata è una risposta di guerra: è la cosa più semplice che chiede meno sforzo. È la risposta che da sempre l’umanità mette in atto.

Non ci stiamo ad andare come agnelli in mezzo ai lupi. Ai lupi si risponde da lupi, se vogliamo sopravvivere. Gesù, l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo, è venuto come Bambino, è andato come Agnello indicato dal Battista, si è immolato come Agnello il cui annuncio è arrivato ai confini del mondo: per questo vive e non sopravvive.

La scelta della pace è appunto una scelta, una scelta libera. Se è vero che siamo stati fatti ad immagine di Dio Padre che è amore, allora noi, se vogliamo essere fedeli a noi stessi, non possiamo che fare una scelta libera, una scelta di amore. L’unica scelta libera che scatena l’amore è quella dell’Agnello, è quella di colui che porta la pace donandola a chiunque come la dona il nostro Signore.

Non c’è storia: la storia dell’umanità è un insieme di guerre e violenze dove i più piccoli ne hanno sempre fatto le spese. La violenza non fa che richiamare violenza, solo la pace può quietare la violenza ed è l’unica scelta che non la alimenta.

Spontaneamente e stoltamente secondo la nostra umanità, la nostra risposta è quella di non farci menare per il naso diventando noi stessi lupi. Il Signore ci invita invece a non permettere la nostra originale naturalità che è quella di essere agnelli, unici che amano e non hanno bisogno, per vivere, di accusare nessuno di alcunché.

Che cosa ha lasciato sul terreno la guerra? Che cosa hanno lasciato sul terreno i bombardamenti in Palestina e le primavere dei paesi islamici? Che cosa ha lasciato sul terreno la guerra nelle varie parti del mondo? Morte, distruzione, disperazione da parte dei più poveri, un mare di profughi che arrivano a bussare alle nostre porte semplicemente perché hanno voglia di vivere, e questo a noi fa paura. Diciamo il tutto che ha le sue colpe, ma in realtà parliamo della nostra paura di fronte a gente che ha voglia di vita, cosa che noi abbiamo perso.

La ricerca della pace e il dono della pace è il dono più bello del Signore incarnato nel Natale. Gloria nei cieli e pace sulla terra, è il canto degli angeli ai pastori nella notte di Natale. Perché la pace sulla terra è gloria di Dio. L’uomo realizzato è la gioia del nostro Padre che è Dio, non l’uomo in guerra.

Noi sappiamo che in questa nostra storia il lupo mangerà sempre l’agnello. Sappiamo anche che questo pasto ingozzerà il lupo, il male, la guerra fino a farlo soffocare. La morte e la guerra muoiono con l’agnello che rifiuta di fare guerra e di dare morte divenendo lupo. Siamo figli dell’Agnello, non tradiamo la nostra natura.

Siamo chiamati ad essere pace e a donare pace: questa è la Buona Notizia che siamo chiamati a portare e a donare. Direi che non importa il come, importa che noi lo siamo se vogliamo essere fedeli a noi stessi e divenire ciò che siamo.

La pace, lo shalom, per la Bibbia è sinonimo di ogni benedizione di Dio. Lo shalom è il saluto più bello dell’uomo, è l’augurio più di cuore che possiamo fare, è il desiderio più profondo di ogni persona, è l’attesa più intima, e a volte per questo nascosta, di ogni vita e di ogni società: è il frutto più bello dello Spirito di Gesù avvolto dall’abbraccio del Padre.

Ad essere figli della pace, figli di Dio, siamo tutti chiamati. Non figli dell’ira ma figli della pace. Siamo persone chiamate ad accettare ogni giorno il dono della pace, a lasciarsi generare e rigenerare continuamente, a donare sempre e comunque questo dono che è l’intimo desiderio del Padre per l’uomo.

Non figli dell’ira, cioè del male e di Satana, ma figli di Dio.

Il dono della pace è un boomerang: se non viene accolta ritorna sui portatori e donatori di pace. La delusione per questo ritorno, per questa non accettazione del dono, altro non è che una fatica che non ci deve scoraggiare e portare a cedere alla tentazione del lupo, grande tentazione che nella storia ha creato solo morte e distruzione. La delusione per la non accoglienza della pace non ci deve togliere la pace, ci deve invece portare a vivere in modo ancor più libero per continuare a volere la pace e a desiderare di essere pace, dono ai fratelli e all’umanità, Buona Notizia che Gesù incarnato, morto e risorto per noi, è venuto a portarci.

 
 

Il Signore ci invia davanti a sé, chiedendoci di nascere, di crescere, di formarci e poi di compiere scelte importanti nel suo nome: nel lavoro, nell’amicizia, nell’amore, nella cura del mondo. Sappiamo bene come percorrere queste strade sia facile solo all’inizio. Poi iniziano le difficoltà, i contrasti, le ostilità. Fuori, ma soprattutto dentro di noi. Nel nostro cuore non ancora disposto ad amare fino alla fine. 

Pasolini

 

Povertà, minoranza, precarietà non sono deprecabili ostacoli che impediscono l’efficacia della missione, ma sono le condizioni poste da Gesù per la missione evangelica. Non basta avere pochi mezzi, occorre essere poveri, non basta proclamare il Regno di Dio, occorre essere uomini di Dio, non basta annunciare la pace, occorre essere operatori di pace. 

Manicardi

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2 Febbraio 2026 Luca 2, 22-40

Certo le porte al vostro incedere

si sono aperte vibrando da sole

e strana luce si accese sugli archi:

il tempio stesso pareva più grande!

Quando si mise a cantare il vegliardo,

a salutare felice la vita,

la lunga vita che ardeva in attesa;

e anche la donna più annosa cantava!

Erano l’anima stessa di Sion

del giusto Israele mai stanco di attendere.

E lui beato che ha visto la luce

se pure in lotta già contro le tenebre.

Oh, le parole che disse, o Madre,

solo a te il profeta le disse!

Così ti chiese il cielo impaziente

pure la gioia di essergli madre.

Nemmeno tu puoi svelare, Maria,

cosa portavi nel puro tuo grembo:

or la Scrittura comincia a svelarsi

e a prender forma la storia del mondo.

David Maria Turoldo

1 Febbraio 2026 Matteo 5, 1-12a

I miei problemi il Signore non me li risolve, li devo risolvere io; però mi dà il senso, l’orientamento. Dà senso al mio tormento, alle mie lacrime, al mio pianto, ma anche alla mia gioia, al mio andare avanti, al mio dare aiuto. Dà senso.
don Tonino Bello

Le Beatitudini non sono solo un annuncio, ma sono la vita stessa di Gesù: in Lui vediamo compiersi ciò che nelle Beatitudini è proclamato, fino alla croce, dove ogni beatitudine trova la sua perfezione; e fino alla resurrezione, dove abbiamo la conferma che questo modo di vivere è il modo veramente umano di vivere, di cui il Padre si compiace.

Card. Pizzaballa

31 Gennaio 2026 Marco 4, 35-41

Esiste uno spazio che nulla minaccia, che nulla ha mai minacciato

e che non corre alcun rischio di essere distrutto.

Uno spazio intatto, quello dell’Amore che ha fondato il nostro essere.

Christiane Singer

Passare all’altra riva non significa perdersi in sogni paradisiaci: sognare terre pure lontane dal nostro quotidiano. Passare all’altra riva significa lasciarci svegliare dal torpore con cui viviamo la nostra esistenza. Passare all’altra riva significa vivere le gioie e i dolori di ogni giorno come onde su cui navigare e non come ostacoli alla navigazione e alla vita. Passare all’altra riva significa accettare di lasciare l’illusoria sicurezza del molo su cui dormiamo per riprendere a vivere remando e gridando col nostro concreto remare a Dio di risvegliarsi in noi come Padre perché possiamo riscoprire la bellezza dell’essere figli e dunque la bellezza dell’avere tanti fratelli.

PG

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