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Andare al popolo

da | 10 Giugno 2021 | Spiritualità dehoniana

Il pericolo dell’amore è duplice: essere retorico e statico.
È retorico quando tutto abbraccia ma nulla stringe.
È statico quando è pago di ciò che fa e non coglie le nuove urgenze.
Solo un amore che si sporca le mani e tiene l’orizzonte aperto
è cristiano, sviluppa e manifesta una spiritualità.

Dehon era un conservatore, ma non è rimasto tale. Viene da una famiglia della borghesia rurale. Il padre è un agiato possidente terriero. Gli ideali acquisiti sono quelli del prestigio sociale. Per questo il padre, viste le qualità intellettuali del figlio, gli prospetta una carriera significativa. Quando il figlio manifesta l’idea di farsi prete, lo ostacola fermamente. Avendo dovuto cedere, pensa, in alternativa, alla carriera ecclesiastica. Tutto è valutato in chiave di successo.
È educato anche alla dimensione religiosa con le categorie del ‘bravo cristiano’. Gli è offerta anche l’istruzione scolastica in un buon collegio. Rimane aperto, sull’esempio ricevuto in famiglia, ai sentimenti e atteggiamenti improntati all’attenzione caritatevole.
È il classico giovane di buona famiglia, con buone disponibilità economiche, che gli permettono di frequentare la facoltà universitaria a Parigi, di fare molteplici viaggi per l’Europa e in Oriente pagati dai genitori.
Coltiva simpatia per la monarchia perché garantisce maggiormente la stabilità sociale e religiosa in un momento di aperture liberali dai toni anticlericali accesi. A Roma vive le tensioni del Concilio Vaticano I e, con rammarico, la fine  del potere temporale del papato. Difende l’operato di Pio IX e sempre rimarrà in obbedienza alla Santa Sede.

Il collegio di Hazebrouck ove Dehon
studiò dal 1855 al 1859.

Fedeltà dinamica

Dehon è sempre stato intellettualmente e spiritualmente onesto, mai caparbio e ostinato nell’arroccarsi allo status quo. La sua intelligenza, la preparazione culturale aperta e la sana curiosità sugli accadimenti del suo tempo, lo favoriscono nel maturare un certo cambiamento. Sempre chiari i principi fondamentali, ma aperto alle necessità e novità del suo tempo: una fedeltà dinamica.
Il graduale cambiamento avviene con il sacerdozio, al suo inserimento nella parrocchia di San Quintino. Relegato ad essere l’ultimo arrivato, del tutto inesperto a tale compito, si guarda attorno smarrito. Si rende conto che non sono sufficienti e del tutto idonee le modalità consuete di esercitare il ministero sacerdotale.
Troppe problematiche toccano il popolo nella carne e nello spirito: tanta povertà, eccessivo lavoro logorante, salario insufficiente per mantenere la famiglia, ragazzi e giovani sfruttati in fabbrica e abbandonati a se stessi, mancanza quasi totale di formazione scolastica e religiosa.

Non ci sono spazi, luoghi e contenuti formativi. Manca formazione e informazione per aiutare a capire e a reagire a salvaguardia dei propri diritti.
Tutto questo lo provoca. Mette in crisi alcune sue sicurezze e si apre a nuove progettualità. Fa leva sulle sue potenzialità intellettuali e trova il coraggio di uscire dal guscio della titubanza. Inventa diverse nuove iniziative che movimentano il contesto in direzione innovativa: forte impulso alla formazione dei ragazzi, giovani e lavoratori, fondazione di una scuola per i ragazzi meno abbienti, un giornale che possa offrire una informazione più libera.
Viene maturando la convinzione che bisogna stare vicino al popolo, che si deve avere una attenzione particolare alle “periferie”, come dice oggi Papa Francesco.

Andare al popolo

Il suo ministero viene focalizzato sull’”andare al popolo”, sull’allargare l’orizzonte alle categorie più disagiate, e spesso lontane dalla fede, offrire loro ragioni nuove per vivere più dignitosamente. Non solo buone intenzioni, ma concrete azioni per ottenere il rispetto dei diritti fondamentali.
Gli vengono in aiuto opportunità inedite, soprattutto la nuova sensibilità sociale pontificia, espressa nella prima enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, che dà inizio alla dottrina sociale della Chiesa, e la conoscenza di un imprenditore cattolico con cui collaborare.
Anche ideologicamente matura una diversa visuale aprendosi al pensiero democratico, da cui scaturirà la Democrazia Cristiana in Francia. Viene a far parte dei cosiddetti preti democratici, considerati con sospetto. La sua attività diventa frenetica, fino allo sfinimento. Lo si trova ovunque per conferenze, anche all’estero, convegni, incontri diocesani per categorie. Intensa anche la sua attività di scrittore. Reputa uno scandalo la mancanza di interesse per la causa del Vangelo e per il bene della gente.

Uscire dalle sacrestie

La sua valutazione sul modo di fare pastorale lo spinge a interessarsi anche dei preti e fonda un’associazione sacerdotale. Non va dimenticato che la situazione della Chiesa francese risente della repressione avvenuta con la rivoluzione, con rilevanti ripercussioni nel tempo, per cui la ripresa è stata difficoltosa. La formazione del clero mira ad avere preti virtuosi, più che istruiti, ancorati alle pratiche devozionali. Lammenais scrive: «Mai il clero è stato, nel complesso, ignorante com’è oggi».
Dehon si aggancia al movimento più ampio che mira a rinnovare la formazione dei seminaristi e dei preti. Molte le riunioni, i momenti spirituali alternati a quelli sui problemi sociali. Dopo un convegno, scrive: «Sono giornate memorabili, ardenti, luminose, che non si possono scordare. Un piccolo concilio, un concilio di giovani».
Alla luce degli insegnamenti di Papa Leone XIII, è convinto che i preti «non possono rimanere chiusi nelle loro chiese e nelle loro canoniche… Non basta portare al popolo la parola che istruisce e consola, bisogna occuparsi dei suoi interessi temporali e aiutarlo a organizzare delle istituzioni che suppliscano alle corporazioni scomparse». Di fronte alla pusillanimità dei sacerdoti, scrive che questa generazione ha cambiato il Cristo: «Il leone di Giuda è diventato una timida pecorella. Il nostro Cristo è trasformato in un uomo pauroso e debole, che parla solo ai bambini e agli ammalati».

 Spiritualità incarnata

Dehon ha saputo comporre in sintesi una forte interiorità con una solerte attività. Ne ha sofferto, perché naturalmente portato a dare il primato alla prima, ma ha saputo non sottrarsi all’appello delle urgenze del momento storico.
Fa parte degli «abbés démocrates» che hanno dato nuovo impulso alla Chiesa di Francia in risposta alle urgenze sorte. Di Dehon, ormai avanzato in età, hanno scritto: «Fra loro spicca, non più giovane d’anni, ma giovane nell’animo, come “figura eccezionale e incontestata”  Leone Dehon, per l’equilibrio del suo pensiero, per il suo coraggio ponderato, per la sua intelligente fedeltà alle direttive papali, per la sicurezza della sua dottrina, esposta con chiarezza e con una serenità che rifugge da ogni sterile polemica».
Ai suoi religiosi ha lasciato come impostazione l’unità della vita interiore ed esteriore, che confluisca in una spiritualità che sa coltivare gli impulsi dello Spirito nell’intimo del cuore e i segni dei tempi che cadono nel vissuto degli uomini. Ha insegnato loro ad avere sempre in mano il breviario e il giornale.
Giustamente, le Costituzioni dehoniane annotano:

«L’adesione a Cristo, che proviene dall’intimità del cuore, deve realizzarsi in tutta la sua vita, soprattutto nel suo apostolato, caratterizzato da una estrema attenzione agli uomini, specialmente ai più indifesi, e dalla sollecitudine di rimediare attivamente alle insufficienze pastorali della Chiesa del suo tempo» (Cst 5).

Argomenti: Dehon | Spiritualità
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