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Ci sono, «Eccomi»

da | 6 Ottobre 2021 | Spiritualità dehoniana

La disponibilità rivela l’atteggiamento positivo di stare di fronte a Dio e nella vita,
il desiderio di rispondere al meglio agli appelli che interpellano.

La vita si gioca nella dinamica della relazionalità, anche la vita di fede. Non c’è vita nell’isolamento, come non c’è fede. Noi cristiani crediamo in Dio Trinità per questo motivo.

Crediamo che sia amore e, per sua natura, l’amore è diffusivo, si comunica. L’amore è anche concreto, visibile, per questo crediamo in Dio come persona: il Padre, il Figlio, lo Spirito, persone distinte ma unite “in uno” nella sostanza divina.

 

Gesù in rapporto dialogico

Gesù ha vissuto un rapporto intenso, filiale, amoroso con il Padre. Ha sempre sentito il Padre rivolto a sé, presente nel suo vissuto. Si è posto nell’atteggiamento di piena disponibilità nei suoi confronti.
Ha sentito anche lo Spirito presente nella sua vita, da lui guidato e sorretto nella missione da compiere sulla terra.
Forte dell’esperienza vissuta nel battesimo (Mt 3,16-17) e nel deserto (Mt 4,1-11), ha fatto sue le parole del profeta Isaia lette nella sinagoga di Nazaret: «Lo spirito del Signore è sopra di me, per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore» (Lc 4,16-19). Ha rifiutato di vivere la sua missione da solista, ma sempre in profonda unità e armonia con il Padre e lo Spirito.

Piena disponibilità

La risposta data da Gesù agli apostoli che lo invitano a mangiare qualcosa, dopo l’incontro con la donna Samaritana: «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera» (Gv 4,24), fa sintesi del modo in cui egli ha inteso stare, ed è stato, nella vita: è vissuto “rivolto” al Padre, in risposta d’amore, ardentemente desideroso di fare proprio il suo progetto sul mondo. Non ha mirato a vantaggi personali, ma ha posto tutto di sé a disposizione del Padre.
La lettera agli Ebrei, riflettendo sul vissuto di Cristo alla luce del suo sacrificio sulla croce, gli attribuisce quanto è scritto nel salmo 40. Egli, il Verbo in procinto di entrare nel mondo, dice a Dio: «Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà» (Eb 10,7). Vengono così annullati tutti i sacrifici e le offerte prescritti nella legge antica e viene tutto unificato nel corpo di Cristo, offerto sulla croce una volta per sempre (Eb 10,9-10).

Partenza dall’incarnazione

Padre Dehon interpreta tutta la vita di Cristo alla luce di questo primo «Ecco, io vengo» e lo coglie in modo privilegiato nel mistero dell’incarnazione. Nel nascere in questo mondo, il Verbo di Dio ha dato attuazione alla sua disponibilità. Gesù, figlio di Maria, è il Verbo fatto carne, espressione concreta, storica della risposta data al Padre nella pienezza dei tempi.
L’«Eccomi» diventa uno dei termini che caratterizza la spiritualità dehoniana. Al primo «sì» di Gesù nell’incarnazione ne sono seguiti infiniti altri di cui ha intessuto la sua esistenza. L’ultimo grande «Eccomi» è la risposta positiva quando è giunta la sua “ora” di lasciare questo mondo e di tornare al Padre (Gv 17,1). Si è consegnato, il suo corpo è stato appeso alla croce, il suo fianco trafitto, il suo cuore squarciato. Ha vissuto una disponibilità totale. Per tutta la vita Gesù ha sempre detto al Padre: «Io ci sono: eccomi». Questa espressione, scrive Padre Dehon, «è un atto d’amore perfetto con cui Gesù consacra la sua vita a colui dal quale egli la riceve».

Vita come risposta d’amore

Padre Dehon ha focalizzato la sua spiritualità a partire dall’atteggiamento oblativo di Gesù. Egli era l’offerto al Padre. Non agiva su parametri puramente umani: bontà, disponibilità, altruismo quali caratteristiche naturali. Era animato da una intenzionalità più profonda, frutto di una scelta motivata dalla fede: una risposta d’amore, una offerta di sé libera, consapevole, filiale, oblativa.
Così lo esprimono le Costituzioni dehoniane: «Gesù si è sottomesso nell’amore alla volontà del Padre: disponibilità particolarmente evidente nella sua attenzione e apertura alle necessità e attese degli uomini» (Cst 53).
È quanto propone Padre Dehon ai suoi religiosi: essere animati dal desiderio e dall’impegno di rispondere con il “cuore grande” alla chiamata. Se la vita è dono, se la chiamata alla vita consacrata è dono, tutto va vissuto all’insegna della risposta generosa al dono ricevuto. La gioia profonda del donarsi, della disponibilità continua, fino all’estremo, nasce da questa consapevolezza.
Esortano le costituzioni: «A suo esempio (di Cristo), con la professione di obbedienza vogliamo fare il sacrificio di noi stessi a Dio, e unirci in maniera decisa alla sua volontà di salvezza» (Cst 53).
Padre Dehon identifica l’«Eccomi» con l’offerta di sé: l’oblazione. Questa non è mai limitata alla singola azione ma si esprime in uno stile che coinvolge l’intera vita, un rapportarsi abituale a Dio all’insegna della gratitudine, del coinvolgimento nel progetto voluto da Lui per questo nostro mondo, di collaborazione in prima persona per il bene di tutti.
«Agli occhi di Padre Dehon, l’Ecce venio (Eb 10,7) definisce l’atteggiamento fondamentale della nostra vita. Fa della nostra obbedienza un atto di oblazione; configura la nostra vita a quella di Cristo per la redenzione del mondo, a Gloria del Padre» (Cst 58).

Uniti all’«Eccomi» di Maria

All’«Eccomi» di Gesù, Padre Dehon collega e unifica anche l’«Eccomi» di Maria. Lei, umile serva, dice il suo «Sì» a Dio che le chiede la disponibilità di divenire la madre dell’Emmanuele. Maria ha il coraggio, e la grazia, di superare le molteplici difficoltà e dona il suo assenso. Anche per lei la risposta diventa continuativa: si accompagna in modo discreto al cammino del figlio, medita tutto nel suo cuore (Lc 2,51) e affronta con coraggio le situazioni ordinarie e straordinarie. Anche per lei c’è il cammino che va dall’incarnazione alla croce, segnato dalla disponibilità.
Nel suo progetto originario – quando l’Istituto è sorto con il titolo di Oblati del Sacro Cuore – il Fondatore ha inteso caratterizzarlo nella dimensione dell’oblatività, in stretto riferimento al vissuto di Gesù e di Maria sua madre. Così lo esprime nel Direttorio spirituale: «In queste due parole: Ecce venioEcce ancilla… si trovano tutta la nostra vocazione, il nostro fine, il nostro dovere, le nostre promesse» (DS I,3). E le ultime costituzioni lo riaffermano dicendo che «fondando la Congregazione degli Oblati Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù, Padre Dehon ha voluto che i suoi membri unissero in maniera esplicita la loro vita religiosa e apostolica all’oblazione riparatrice di Cristo al Padre per gli uomini» (Cst 6).
Questa ‘chiamata’ tocca lo specifico della spiritualità di Cristo e trascina con sé quanti accolgono il carisma del Padre Dehon, come pure tutti coloro che si aprono alla Sua sequela e alla sua esemplarità: Lui, il primo oblato del Padre, e noi da lui attratti, in piena disponibilità di risposta d’amore.

Argomenti: Generosità
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