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Costruttori di pace

da | 7 Marzo 2022 | Spiritualità nel quotidiano

La pace è il risultato dell’impegno di tutti nel trovare soluzioni eque al vivere sociale.
Più che assenza di conflitti è presenza di giustizia, di armonia con il creato e di serena convivenza.

Anche in apertura di questo nuovo anno 2022 è arrivato puntuale il messaggio del Papa sulla pace. Sono 55 anni che san Paolo VI ha avviato questa iniziativa con l’intento di tenere vivo un valore di perenne attualità per l’intera umanità. Ha parlato di cammino della pace inteso non tanto come conquista di singoli aspetti della vita, ma come sviluppo integrale della convivenza sociale.
Proprio da questa visuale ampia, Papa Francesco sviluppa il discorso: la pace abbraccia tutti gli aspetti del vissuto umano, compreso quello dell’ambiente. Ricorda che «nonostante i molteplici sforzi mirati al dialogo costruttivo tra le nazioni, si amplifica l’assordante rumore di guerre e conflitti, mentre avanzano malattie di proporzioni pandemiche, peggiorano gli effetti del cambiamento climatico e del degrado ambientale, si aggrava il dramma della fame e della sete e continua a dominare un modello economico basato sull’individualismo più che sulla condivisione solidale».

I due apporti per la pace

La pace è risultato di un duplice apporto: è dono dall’alto e frutto dell’impegno condiviso. Lo ricorda il salmo 126: «Se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori. Se il Signore non vigila sulla città, invano veglia la sentinella» (v. 1). Dimenticare l’apporto della Grazia che viene dall’alto e che movimenta i cuori al bene, ci si espone a fatiche immani e inconcludenti. L’episodio della torre di Babele è paradigmatico (Gn 11,1-9). Dio è il grande architetto che indica le coordinate fondamentali per costruire la pace. Le persone e la società le accolgono e si coinvolgono. «C’è, infatti, una “architettura” della pace, dove intervengono le diverse istituzioni della società, e c’è un “artigianato” della pace che coinvolge ognuno di noi in prima persona. Tutti possono e devono collaborare a edificare un mondo più pacifico: a partire dal proprio cuore e dalle relazioni in famiglia, nella società e con l’ambiente, fino ai rapporti fra i popoli e fra gli Stati».

Le tre vie

Il Papa indica tre vie per la costruzione di una pace duratura.
Il dialogo tra le generazioni, che permette di realizzare progetti condivisi. «Dialogare significa ascoltarsi, confrontarsi, accordarsi e camminare insieme. Favorire tutto questo tra le generazioni vuol dire dissodare il terreno duro e sterile del conflitto e dello scarto per coltivarvi i semi di una pace duratura e condivisa… Ogni dialogo sincero, pur non privo di una giusta e positiva dialettica, esige sempre una fiducia di base tra gli interlocutori». Il Papa sottolinea soprattutto il dialogo intergenerazionale: gli anziani, custodi della memoria, e i giovani, che portano avanti la storia. Questo richiede «la disponibilità di ognuno a fare spazio all’altro, a non pretendere di occupare tutta la scena perseguendo i propri interessi immediati come se non ci fossero passato e futuro».
In questo dialogo si interfaccia anche la natura, che costituisce la “casa comune”. «L’ambiente stesso, infatti, è un prestito che ogni generazione riceve e deve trasmettere alla generazione successiva. Vanno perciò apprezzati e incoraggiati i tanti giovani che si stanno impegnando per un mondo più giusto e attento a salvaguardare il creato, affidato alla nostra custodia».
L’istruzione e l’educazione sono motori della pace e fattori di libertà, responsabilità, sviluppo. Risulta strano che un ambito così importante sia oggi in diminuzione, in favore delle spese militari e che istruzione e educazione siano considerate spese piuttosto che investimenti. In realtà «esse costituiscono i vettori primari di uno sviluppo umano integrale: rendono la persona più libera e responsabile e sono indispensabili per la difesa e la promozione della pace…; sono le fondamenta di una società coesa, civile, in grado di generare speranza, ricchezza e progresso». Esse «facilitano un più consistente impegno per promuovere la cultura della cura… e possono diventare il linguaggio comune che abbatte le barriere e costruisce ponti».
«È dunque necessario forgiare un nuovo paradigma culturale, attraverso un patto educativo globale per e con le giovani generazioni, che impegni le famiglie, le comunità, le scuole e le università, le istituzioni, le religioni, i governanti, l’umanità intera, nel formare persone mature…, che promuova l’educazione all’ecologia integrale, secondo un modello culturale di pace, di sviluppo e di sostenibilità, incentrato sulla fraternità e sull’alleanza tra l’essere umano e l’ambiente».
Promuovere e assicurare il lavoro quale espressione di sé e dei propri doni, «ma anche impegno, fatica, collaborazione con altri, luogo dove si impara a dare il proprio contributo per un mondo più vivibile e bello. Esso è una necessità, è parte del senso della vita su questa terra, via di maturazione, di sviluppo umano e di realizzazione personale».
Purtroppo si sta vivendo un momento di crescente precarietà lavorativa causata dalla crisi pandemica. È necessario trovare soluzioni concordate e innovative, evitando, nel contempo, di sostituire sempre più il lavoro umano con il progresso tecnologico: così facendo l’umanità danneggerebbe sé stessa. «Dobbiamo unire le idee e gli sforzi per creare le condizioni e inventare soluzioni, affinché ogni essere umano in età lavorativa abbia la possibilità, con il proprio lavoro, di contribuire alla vita della famiglia e della società».
È più che mai urgente promuovere in tutto il mondo condizioni lavorative decenti e dignitose, orientate al bene comune e alla salvaguardia del creato.
Il Papa conclude il messaggio facendo appello al coraggio e alla creatività. Si augura che «siano sempre più numerosi coloro che, senza far rumore, con umiltà e tenacia, si fanno giorno per giorno artigiani di pace», con la consapevolezza che la pace non è data una volta per tutte, ma si sviluppa all’interno di un cammino perseverante mai concluso.
Purtroppo la guerra della Russia nei confronti dell’Ucraina è l’ultima conferma di quanto sia difficile mantenere la pace. Dopo quasi 80 anni, l’Europa ha rotto un equilibrio che sembrava stabile. Viene da chiederci: «Come sarà il futuro?». Ci auguriamo che quanto accaduto sia di monito per dare incremento al valore della pace.

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