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Elemosina, mani e cuore aperti

da | 11 Marzo 2021 | Spiritualità nel quotidiano

La mano tesa del bisognoso
provoca la nostra mano a tendersi
e il nostro cuore ad aprirsi.
Il come e il quanto dipende dalle situazioni
e dalle nostre possibilità e generosità

La bibbia è ricca di riferimenti all’aiuto verso gli indigenti. Parte dal reale bisogno e invita all’atto di umanità. Lo considera un gesto, nel contempo, di giustizia. Parte dall’idea che i beni terreni sono offerti a tutti e nessuno deve esserne privato. Da qui ne deriva la solidarietà che muove il cuore e impegna a togliere gli impedimenti: carità e giustizia vanno di pari passo.

In ascolto della parola

La parola di Dio è ricca di riferimenti all’aiuto dei poveri. Parte dal principio della fraternità umana, che porta al dovere di soccorrere chi è provato dalla vita. Sono affermazioni di principio che rimandano alle situazione concrete. Fanno appello alla compassione e alla generosità.

 «Dai generosamente e, mentre doni, il tuo cuore non si rattristi» (Dt 15,10).
«Non distogliere lo sguardo da ogni povero e Dio non distoglierà da te il suo» (Tb 4,7-8).
«Buona cosa è fare l’elemosina con la giustizia» (Tob 12,8).
«Chi fa la carità al povero fa un prestito al Signore» (Pr 19,17).
«Non trascurare di fare l’elemosina» (Sir 7,10).

Sono alcuni passi dell’antico testamento da cui ricaviamo l’invito ad aprire gli occhi e il cuore a chi è nel bisogno. Ci fanno capire che da sempre le disavventure e le disparità sociali hanno creato povertà e indigenza, e non si può rimanere nell’indifferenza.

Anche Gesù tocca il tema, sottolinea la gratuità del dono e aggiunge la discrezione.

«Date e vi sarà dato» (Lc 6,38).
«Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina» (Lc 12,33).
«Quando fai l’elemosina non suonare la tromba» (Mt 6,2).
«Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra» (Mt 6,3).

Lo stesso invito viene espresso anche da San Paolo il quale allarga il discorso tra comunità ricche e povere:

«Siate solleciti per le necessità dei fratelli» (Rm 12,13).
« La vostra abbondanza supplisca la loro indigenza» (2Cor 8,14).
«…per condividere con chi si trova nel bisogno» (Ef 4,28).

In soccorso della persona

Risulta abbastanza semplice fare il gesto del donare, soprattutto se l’elemosina è parte del superfluo. Si è paghi del gesto compiuto, a volte un po’ furtivo e affrettato, per non venire coinvolti da chi lo riceve. Sovente lo facciamo per abitudine, per toglierci un senso di colpa. A volte un po’ infastiditi dalle troppe mani che si allungano per chiedere.

Dimentichiamo, sovente, la persona che abbiamo di fronte, i suoi veri bisogni che certamente vanno oltre la mancanza di cose. La povertà rende tristi, a volte incattiviti, anche depressi. Abbiamo sempre di fronte una persona bisognosa di una parola, di un incoraggiamento, forse di un suggerimento; una persona che ci ruba del tempo, ma a cui possiamo esprimere il dono dell’attenzione. La grande mancanza, che diventa sofferenza, è la solitudine, il sentimento di abbandono e di impotenza. L’ascolto, una parola buona, un sorriso, un augurio sono di sollievo. Certo non risolvono il problema della povertà, ma sono un dono di umanità.

Un sostegno mirato

Dice un proverbio: «A chi ti chiede un pesce, insegna a pescare». Certamente l’elemosina non risolve il problema di chi la chiede, pur mantenendo il suo valore. Rimane il passo più risolutivo da compiere: l’apertura a spiragli di miglioramento della situazione, la prospettiva di un lavoro.

 A volte, è giusto provocare spingendo all’assunzione di responsabilità. Il gesto può essere anche negato, se si coglie l’accattonaggio dovuto a pigrizia o allo sfruttamento. Da qui l’importanza di un certo discernimento, per evitare che i veri poveri siano penalizzati. Ma impegna anche a cercare una soluzione: indirizzare agli organismi predisposti che affrontino in modo personalizzato le situazioni e diano la possibilità di fare interventi mirati.

 Rimane fondamentale, tuttavia, tenere il cuore aperto alla carità cristiana, alla reale solidarietà nei confronti dei più fragili e indigenti, ad affinare l’occhio della fede che riconosce nel bisognoso Cristo stesso. Gesù ci chiede di farlo senza ostentazione – perché il Padre vede nel segreto – con la consapevolezza di quanto dice San Paolo: «Si è più beati nel dare che nel ricevere» (At 20,35).

«Figlio, non rifiutare il sostentamento al povero,
non essere insensibile allo sguardo dei bisognosi.

Non rattristare un affamato,
non esasperare un uomo già in difficoltà.

Non turbare un cuore esasperato,
non negare un dono al bisognoso.

Non respingere la supplica di un povero,
non distogliere lo sguardo dall’indigente.

Da chi ti chiede non distogliere lo sguardo,
non offrire a nessuno l’occasione di maledirti» (Sir 4,1-5)

Argomenti: Cuore | Quaresima
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