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Fuoco d’amore

da | 21 Maggio 2021 | Spiritualità nel quotidiano

Lo Spirito Santo è definito anche fuoco d’amore
perché agisce nell’intimo della
persona
e movimenta una spinta fortissima al dono di sé.

La Bibbia inizia dicendo che la terra appena creata da Dio «era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque» (Gn 1,2). Da subito compare lo spirito di Dio come realtà viva. Mentre tutto è senza forma e avvolto nell’oscurità, c’è la vitalità del vento che spira sulla superficie delle acque, impedendo loro si stagnare. È il «soffio di Dio», la sua vitalità che anima da subito la creazione.

Alla creazione dell’uomo, è ripresa l’espressione dell’«alito di vita» che Dio stesso «soffiò nelle sue narici» e lo fa diventare «un essere vivente» (Gn 22,7). Nella creazione tutto parte all’insegna di un movimento orientato a dare vita e a mantenerla tale.

Lo spirito sempre presente

Non si parla ancora dello spirito con i connotati personali, come ne parlerà esplicitamente Gesù e il Nuovo Testamento. Ma le pagine della Bibbia sono sempre percorse, in crescendo, da questo riferimento alla forza che viene da Dio e agisce in favore della creazione, dell’uomo ed entra nel loro vissuto. Così è nell’episodio del diluvio in cui Dio si ricorda di Noè e degli animali che erano nell’arca e «fece passare un vento sulla terra e le acque si abbassarono» (Gn 8,1); questo permise la ripresa della vita nella normalità. Lo troviamo nel salmo 103,4 in cui si esaltano gli splendori della creazione: «Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra».

Lo spirito nella vita dell’uomo

C’è una pista ben precisa che segna, in specifico, la presenza dello spirito di Dio nella vita delle persone scelte da Dio per un compito particolare a favore del suo popolo. Lo incontriamo nella vita patriarchi: Giuseppe (Gn 41,38), Mosè (Es 19,9; 24,15-16; 33,8-9), i settanta anziani (Num 11,17-25), gli artigiani esperti (Es 31,1-11), Giosuè (Num 27,11; Dt 34,9); nella vita dei giudici: Gedeone (Gdc 6,34), Iefte (11,29), Sansone (13,25); nella vita dei profeti: Ezechiele (Ez 2,2; 11,5), Davide (1Sam 16,13), Zaccaria (2Cr 24,20), Isaia (Is 48,16), Michea (Mi 3,8).

 Prospettiva messianica

I profeti iniziano a parlare di una persona, discendente di Davide, sulla quale si poserà lo Spirito
con abbondanza di doni: «la sapienza, l’intelligenza, il consiglio, la fortezza, la conoscenza, il timore del Signore» (Is 11,2-3). Essa ha caratteristiche molto particolari e una missione universale.
Questo testo segna un passaggio nel modo di pensare allo spirito: da dono di Dio (‘soffio carismatico’), a Persona con connotati divini. Esso si poserà innanzitutto sul Messia che proviene dal ‘tronco di Iesse’, quindi della stirpe di Davide, e sarà effuso a quanti accolgono nella fede il Messia di Dio.
Gesù, nella sinagoga di Nazaret, dopo aver letto il passo di Isaia «lo Spirito del Signore è sopra di me… mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri…» (61,1-3), applicherà a se stesso il testo appena proclamato: «Oggi si è compiuta questa scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,21). Poco prima aveva ricevuto il battesimo e dal cielo «discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento» (Lc 3,22). Gesù ha la consapevolezza di dare compimento alle profezie. Forte dello Spirito ricevuto, inizia a predicare il Vangelo e porterà a compimento la sua missione grazie anche al sostegno dello Spirito.

La fisionomia dello Spirito

Lo Spirito non ha volto, ha solo il nome. La sua fisionomia rimane avvolta nel mistero, perché è pura realtà divina. È descritto ed è rappresentato con alcune immagini: la colomba, il vento, l’acqua, il fuoco. Sono figure che richiamano il movimento, la forza, la vita, la trasformazione. Quando Gesù parla delle funzioni, lo definisce consolatore, guida, avvocato difensore, colui che purifica, santifica, sostiene, rivela la verità.

Nel colloquio con Nicodemo, Gesù gli dice che «se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno dei cieli» (Gv 3,5). Lo Spirito fa rinascere al mondo di Dio, trasforma la vita della persona, la rinnova radicalmente e la guida sulla via del bene. L’unico intento dello Spirito è riempire la vita della persona della benevolenza di Dio, del suo amore gratuito (grazia), farla sentire amata e salvata dalla misericordia divina. Lo si riconosce dagli effetti trasformanti della sua azione.
Per il cristiano, tutto inizia con il battesimo. Come è avvenuto con Gesù, così lo Spirito entra nella vita del battezzato, ne prende possesso, il corpo diventa tempio consacrato dalla sua presenza.

Eredità di Gesù

Lo Spirito è l’eredità di Gesù. Prima di morire, egli dice agli apostoli che non li avrebbe lasciati orfani, perché il Padre avrebbe mandato un altro consolatore (Gv 14,15.26) che avrebbe continuato la sua opera di insegnamento, di difesa, di conforto e di guida alla comprensione di tutta la verità (Gv 16,7-11).
Alla Pentecoste lo Spirito si manifesta in modo clamoroso nel vento e nel fuoco. Sconvolge la vita degli apostoli e li rende coraggiosi testimoni del Risorto. Li cambia dentro, toglie la paura, li espone al pericolo, li guida per le strade del mondo a diffondere il Vangelo fino al dono della vita. Il suo fuoco entra in loro; diviene una fiamma d’amore perenne che li sostiene.
Il titolo più bello per definire lo Spirito Santo è proprio «fuoco d’amore» perché esprime il suo vero intento: infiammare i cuori nel corrispondere all’amore ricevuto da Dio Padre e dal Cristo e sostenere nel cammino della vita per dare testimonianza all’amore misericordioso offerto a tutti gli uomini.

Argomenti: Amore
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