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Il giorno migliore è un giorno di sete

da | 15 Aprile 2021 | Testimonianze

Siamo sul bordo di un pozzo, a cui, senza secchio, non possiamo attingere, ma se ci facciamo recipienti di Dio, incontriamo la bellezza dell’Amore

All’orlo del pozzo del mio cuore mi avvicino
dò solo un’occhiata
ho paura di cadere. (…)

Ma tu mi dici:
scendi i gradini va’ nel profondo, senza paura del buio.

 E sotto ho trovato un lago di luce.
Ho bevuto l’acqua e mi sono immersa
e sono risalita imbevuta d’azzurro. (..)

Sorpresa dalla gioia non ho avuto dubbi: era Lui!
Il suo nome era Dio! (…)

E io che lo avevo cercato nel tempio,
io che lo avevo cercato sul monte e Lui era lì.

 Io il tempio, io il monte dove vive Dio.

Il Dio delle donne,
delle donne vuote,
delle donne assetate,
il Dio delle donne innamorate,
il Dio del desiderio,
delle zolle riarse.

Il Dio che si trova nel cuore, nel pozzo,
proprio dentro il mio vuoto…

 (Marina Marcolini)

Sete insopprimibile: il giorno migliore è un giorno di sete” – Questo il titolo del primo dei tre incontri dedicati all’ “avere sete”, condotto on-line il 27 marzo da padre Giovanni Nicoli.

Riconoscendo la Samaritana che è in ognuno di noi e la sete di trascendenza e d’Infinito e al contempo di relazioni significative e profonde, che ci accomuna e ci anima, abbiamo visto come l’uomo non può pensare di bastare a se stesso: siamo carenza, mancanza viva, vuoto.

E tuttavia il nostro niente non è da rinnegare: se accolto, ci trasforma in creature desideranti e il desiderio ci rende aperti, ci mantiene in movimento, ci fa pellegrini, “viandanti, ma non erranti” – direbbe Papa Francesco – perché il nostro punto di riferimento è Gesù.

E’ accanto a Lui che ci ritroviamo seduti sul bordo del pozzo; Lui, che riconosciamo come brocca dispensatrice di acqua d’amore; Lui che suscita in noi il desiderio di fare spazio, per accogliere questa acqua vitale.

Ed è proprio presso quel pozzo che la nostra sete diventa una forza potente, che ci apre all’Infinito, che ci spinge verso la Sorgente e ci chiama a farci secchi, recipienti di Dio.

“Un contatto, quello con la Sorgente, che ci fa sentire appagati, perché abbevera le nostre potenzialità corporee, psichiche, affettive, creative, conoscitive, spirituali”.

Un dono, quello dell’acqua viva, “che non è frutto di una conquista, non è roba da meritare: è gratuito dono d’Amore” (PG).

Ed è proprio su questo dono che si sofferma la riflessione di Barbara, una dei partecipanti all’incontro, a cui abbiamo chiesto una risonanza:

Sete, sete, sete… ai nostri occhi si apre la visione di un filmato, che declina la sete di acqua per tanti popoli nel mondo … acqua raccolta da pozzi scavati nella terra, da pozze torbide, da autocisterne con i contenitori più disparati: anfore, taniche di plastica, caricati in testa, sulle spalle e portate ai villaggi, alle case, nei campi…. E chi la riceve sorride, è gioioso, l’assapora.
Fotogramma dopo fotogramma, mi rendo conto che le protagoniste sono tutte donne: donne che con ogni mezzo fanno tanta strada per prendere l’acqua, tanta fatica, e la portano, non per tenerla per sé, ma per dissetare i figli nel villaggio, per cucinare per la famiglia, per lavare i bambini, i loro panni di mille colori, per irrigare sparuti orti, sempre donne all’opera… Quante Samaritane sulla faccia della terra ancora oggi portano acqua a chi ha sete!

Ma noi abbiamo ancora veramente sete?
O meglio, noi siamo ancora capaci di sentire sete?

Noi, che oggi l’acqua ce la prendiamo come e quanta ne vogliamo, con un gesto minimo della mano, facendo scorrere copiosamente quel liquido incolore, sprecandolo.
Ascoltiamo una musica emessa da uno strumento semplicissimo, ai miei occhi profani quasi ancestrale, accompagnato da una orchestra completa, ma il suono di quello strumento entra nelle corde più profonde. Se non sai che quel suono c’è e lo puoi ascoltare è come quando non ti accorgi di non avere sete: non cerchi nemmeno il pozzo, ti accontenti della bottiglia, e non sai nemmeno di essere vuoto ed ignori quanta acqua puoi contenere, quanto amore puoi accogliere e travasare!! 

Avere sete, sentire sete è un atto di consapevolezza.

Anche nella sete fisica per me occorre consapevolezza di aver sete, altrimenti non berrei mai.
Così è nella sete di Altro, di alterità: quante volte presa dalle mie “faccende” sento che sono ingombranti e vorrei fermarmi, per viverle con e alla sua presenza, e quante volte la ignoro, sono indifferente alla sete. Lo scorrere delle giornate è tutto un passare tra questi differenti stati e atteggiamenti con più o meno consapevolezza, combattuta tra desiderio, sete e paura: “E se poi mi chiede troppo?!! O quello che non voglio?! E se, e se….”

Padre Gianni in un passaggio, e come spesso sottolinea, ci dice:
“Accogliere la nostra mancanza e giocare la nostra vita nella gratuità, per donare amore: siamo sul bordo di un pozzo, a cui, senza secchio, non possiamo attingere, ma se ci facciamo recipienti di Dio, incontriamo la bellezza dell’amore”.

Allora debbo dire grazie alle mie carenze, difetti, imperfezioni che mi spingono al bordo del pozzo, dove Tu mi aspetti sempre e mi sorprendi: in un momento come questo di distanziamento fisico, di distanziamento dagli affetti, quale rete hai intessuto intorno a me! Il nostro ritrovarci per la lectio del giovedì, con gli amici del gruppo del Vangelo, gli amici Scout… dopo un anno di incontri online, avremmo anche potuto sentirci lontani, e invece, insieme, unendo le nostre carenze, mancanze, cerchiamo di non perdere la via della sorgente.
Ho sempre letto la sete della Samaritana, dell’uomo, della donna, ma la sete di Gesù non l’avevo mai considerata. Gesù condivide con noi questa sete, prova la mancanza d’acqua e questa mancanza lo mette in relazione con la mancanza d’acqua della Samaritana. Gesù non vuole che io abbia vergogna della mia sete, si mette al nostro livello, ci chiama a condividere quella sete e quella sete è forza potente che spinge alla sorgente e la sorgente è Lui. Lui, che rovescia le strutture consolidate e i riti collaudati, Lui che reinventa le regole del gioco: gli ultimi che diventano i primi e i primi gli ultimi; i miti che possiedono la terra; i superbi, gli altezzosi rovesciati dai troni e gli umili innalzati; i peccatori e le prostitute che precedono nel Regno le persone perbene… E’ per questi assetati che Lui si è donato totalmente! 

Ringrazio il Signore perché tra gli assetati ci sono anch’io e ora, quando apro quel rubinetto, sono certa che tanto o poco che ne esce non è solo per me, non posso trattenerla; “quella sete è forza potente che spinge alla sorgente”, ma di travaso in travaso, di servizio in servizio, di attenzione in attenzione, ma anche di errore in errore, deve scorrere: quell’acqua disseta come gocce in un mare di necessità e di sete.

 Barbara Dolci, Pessano c/Bornago (MI)

 

E allora lasciamoci travolgere e trascinare da quella Corrente, perché la nostra vita diventi un’avventura di sete in sete, di acqua in acqua, di relazione in relazione, riflesso di quell’acqua viva e sorgiva che è eterno amore del Padre.

Argomenti: Acqua | Amore | Sete
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