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Innamorati

da | 14 Maggio 2020 | Approfondimenti, Dentro il Vangelo

“O dolce cauterio!
Deliziosa piaga!
Morbida mano, tocco delicato,
che sa di eterna vita
e ogni debito paga!
Morte in vita, uccidendo, hai tramutato!”

È questa la seconda strofa dello scritto di Giovanni della Croce “Fiamma d’amor viva”.
Nel commento/spiegazione che segue a questa strofa l’autore usa varie espressioni per far comprendere quanto vuol dire, sta descrivendo la situazione della relazione con Dio, … cito solo questo periodo:

Colui che ama, più è ferito d’amore più sta in salute: la cura che l’amore propone consiste nell’aggiungere ulteriori ferite d’amore alle precedenti, fin quando la piaga è talmente grande che l’anima è divenuta tutta una ferita d’amore”.

Non per semplificare una situazione così complessa, penso però sia di più facile comprensione, direi che possiamo chiamare questo stato “innamoramento” (che ha una complessità fisica/psichica/spirituale difficilmente lineare/pacifica, dato che il cuore di ogni persona ha in quello stato un battito vitale fatto di capriole, fra estasi e dolore).
Ai tempi di Giovanni della Croce il cammino di fede era fortemente legato a queste espressioni d’amore, non certo per facili sdolcinature ma, proprio come nel testo ripreso, per ricordare la concreta sofferenza e ferita che rimane come “piaga” nello stare in relazione d’amore con Dio.

Non è così per chi è davvero innamorato? Innamorato di una persona, della Vita, di Dio, …
È una grossa sofferenza per l’animo umano il lasciarsi innamorare, è perdersi, e spesso fa star male oltre che contemporaneamente sentirsi in cielo.
Chi ha detto, espressioni di chi non si lascia toccare da niente, che innamorarsi è una stupida illusione probabilmente non ha considerato quanto sia importante come passaggio per la formazione della propria umanità e soprattutto spiritualità.
Ciò che può fare la differenza oggi, per le risposte umane che ci chiede il presente, l’essere dono, dipendono anche dal nostro essere “innamorati”.
A volte la dimenticanza, la disattenzione, di questo “segreto”, che è proprio della nostra umana fragilità e grandezza, ci porta su percorsi che inaridiscono la nostra esistenza, compresa la nostra fede.
Come si fa a riprendere questa “strada”? Possiamo ritornare ogni volta a lasciar spazi ai desideri appassionati del nostro cuore? Ci permettiamo di riconoscere che noi non siamo tutto (autosufficienti) ma manchiamo sempre di Vita?

“Il cristiano del futuro o sarà mistico o non sarà neppure cristiano” (K. Rahner).

Non saranno i “protocolli” a salvarci.
Non possono essere le “regole” a definire il nostro futuro, l’orizzonte che ci attende.
Dovremmo esserne consapevoli come singoli e come comunità (pure per la comunità che è il nostro essere Chiesa).
Il cuore ha necessità ancora, se solo volessimo ascoltarlo, di innamorarsi e attendere e amare Qualcuno che intimo è Luce, nel tutto, per sempre (e solo gli innamorati osano ancora questa parola: “sempre”).

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