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KRONOS & KAIROS

da | 23 Gennaio 2020 | Approfondimenti

La felicità è godere del momento presente! Fare quello si deve e stare in quello che si fa, dandogli un senso, riconoscendo così che tutto è vita. La felicità probabilmente la si può raggiungere sforzandosi di trasformare il Kronos in Kairos.

IL MITO DI KRONOS

Figlio di Urano (il Cielo) e Gea (la Terra), Kronos era un titano.
Il mito racconta che Urano giaceva costantemente su Gea e questo non le permetteva di avere i figli concepiti. Intervenne Kronos che, dopo aver aiutato la madre a liberarsi del padre, prese il posto di Urano alla guida del mondo.
Un oracolo gli predisse però che sarebbe stato a sua volta spodestato da uno dei suoi figli e così, non potendo ucciderli in quanto dei immortali, cominciò a divorarli man mano che nascevano.
Tutto questo accadde finché Zeus, sfuggito con l’aiuto della madre e delle ninfe al triste destino dei fratelli, salì al cielo e costrinse il padre a bere un veleno che gli fece vomitare i figli cresciuti.
A quel punto Zeus prese il posto di Kronos come re degli dei.

Adoro la mitologia greca. E questo mito richiama un tema a me caro: la gestione del tempo.
I greci avevano tre modi di chiamare il trascorrere delle ore.
Uno è “kronos”, il tempo del fare, scandito da appuntamenti.
Il secondo è “aion”, l’eterno presente, che si assapora nell’ozio e solo gli dei sanno misurare.
Il terzo è “kairos”, il “momento giusto o opportuno”, il “momento supremo dell’occasione”.
Dei tre il più temibile è il primo, perché crea un’accelerazione, che in sostanza accorcia la durata della vita: Kronos è il tempo che divora tutte le cose.

Quante volte ci sentiamo rispondere o noi stessi diciamo: “Non ho tempo!”, “Vorrei.. ma non posso”, “Lo farò quando…”.
Se va bene, tali affermazioni nascondono un senso di insoddisfazione, perché vorremmo poter dedicare del tempo a qualcosa che ci sta a cuore ma, assorbiti dalla corsa quotidiana e dai mille impegni programmati e “incastrati” in agenda, non riusciamo.
Se va male, queste parole tradiscono l’ansia di chi si sente come derubato della propria vita: il tempo fatto di secondi, minuti, ore, giorni, mesi, stagioni, anni – il Kronos appunto – è il luogo dove siamo posti continuamente di fronte alla finitudine, al limite.
Non abbiamo tempo, non riusciamo ad arrivare, a riempire di significato questo luogo in cui rincorriamo da disperati una vita che viene “mangiata” con violenza sottile.
Tuttavia non credo sia questione di essere o diventare dei bravi gestori di tempo.
Ci sono molti corsi di coaching che insegnano ad autodisciplinarsi, a dedicare del tempo per pianificare e porsi degli obiettivi, ad organizzare meglio l’agenda, definendo le priorità e discernendo su ciò che è centrale e periferico, urgente e determinante.
Ma la verità è che, per quanti sforzi facciamo, non saremo mai padroni del tempo e sono convinta che lavorare sull’efficienza personale, per quanto utile, non sia la strada che conduce a vivere bene il tempo che ci è dato e a raggiungere la felicità che tanto cerchiamo.

Rita Levi Montalcini diceva: “Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita”.
La felicità è godere del momento presente! Fare quello si deve e stare in quello che si fa, dandogli un senso (cercandolo e trovandolo, se sembra non esserci), riconoscendo così che tutto è vita.
La felicità probabilmente la si può raggiungere sforzandosi di trasformare il Kronos in Kairos, che è anche detto il “tempo di Dio”, quindi il tempo dell’Amore.

Vivere il Kairos sul posto di lavoro può non essere facile, se si svolge un compito faticoso o che non piace o in un clima pesante. Ma quanto tempo, quanta vita trascorriamo lavorando! Allora perché non trovare delle modalità per rendere l’ambiente meno ostile, perché non impegnarsi a costruire relazioni che ci facciano sentire tutti meno soli, perché non affrontare la fatica con un sorriso, invece che con rabbia o brontolii.
Vivere il Kairos in famiglia potrebbe semplicemente voler dire ricordarsi di guardare al marito o alla moglie, ai figli, ai genitori, se li abbiamo a carico, come a dei doni che riempiono di significato la nostra vita, anche quando arriviamo a casa stanchi, anche quando vorremmo del tempo solo per noi, anche quando vorremmo starcene in pace e quell’ascolto, quell’attenzione, quella cura. che ci viene richiesta, comporta fatica. Beh, quella fatica, se vissuta nel Kairos, si trasforma in amore.
Vivere il Kairos vuol dire che quando incontro una persona, sto con lui o lei, senza pensare a cosa ho lasciato indietro da fare o a cosa mi attende dopo: il tempo dell’accoglienza di chi ho davanti è tempo d’amore.
Vivere il Kairos quando so che qualcuno verrà a farmi visita, vuol dire non impazzire correndo qua e là perché la casa sia perfetta e in ordine e la cena impeccabile, ma dedicare il tempo anche a preparare il cuore all’incontro, insomma sforzarsi di non essere solo come Marta di Betania, ma voler assomigliare anche un po’ a Maria.
Vivere il Kairos vuol dire anche non aspettare che le cose accadano, che il tempo scorra senza lasciare un segno nella nostra vita, ma sapere fare delle scelte, che ci consentano di cogliere le occasioni che ci vengono date per crescere, anche creandole noi se necessario, per vivere delle esperienze arricchenti, che riempiano di senso il nostro presente e di conseguenza il nostro futuro.

Il maestro Oogway in Kung fu Panda dice a Poh: “Ti preoccupi troppo di ciò che era e di ciò che sarà; ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi è un dono. Per questo si chiama presente”.

Vivere nel Kairos vuol dire non vivere di rimpianti per ciò che non siamo ancora riusciti a fare o di preoccupazione per quello che il futuro ci riserva.
Il Kairos ci costringe a fare i conti con la vita oggi, a decidere di noi, della nostra casa, della nostra chiesa, del mondo, a partire da una vita dove facciamo l’esperienza di essere raggiunti dall’Amore, per imparare a nostra volta ad essere costruttori, per continuare a crescere, a donare, ad incontrare, a generare, a ricominciare, ad investire ogni nostra energia, perché questo è il Kairos: il tempo in cui vivere e dove vivere è amare.

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