fbpx

La spiritualità, vita nello Spirito

da | 7 Gennaio 2021 | Spiritualità dehoniana

L’articolo è di introduzione generale alla Spiritualità.

Essa sembra un termine astratto, lontano dalla concretezza della vita. In realtà porta al vissuto, lo assume, lo orienta. Per il cristiano è la vita in Cristo, resa possibile dall’azione trasformante dello Spirito Santo. È un cammino che fa entrare sempre di più nella prospettiva evangelica, la fa assimilare e vivere.

Prima di entrare nello specifico della spiritualità dehoniana, è doveroso chiedersi: «Cos’è la spiritualità»?

Questo termine rischia di essere inteso con un significato non ben definito, con  riferimento al solo ambito religioso, soprannaturale. Richiama al rapportarsi a Dio con l’elevazione dell’animo attraverso la preghiera, la liturgia, la vita ascetica. La si identifica con l’estraniarsi dalla concretezza del ‘fare’, della corporeità, per privilegiare la ‘mente in Dio’, la cura dell’anima.

 In realtà non è così. La spiritualità non è separazione ma unità, ricerca di sintesi delle molteplici espressioni del vissuto umano. Si definisce a partire dal termine stesso, che fa riferimento allo spirito, a quell’alito di vita che ha permesso all’uomo appena creato da Dio di essere un vivente (cfr. Gen 2,7). Fa riferimento ancora allo spirito di Dio che, all’inizio della creazione, aleggiava sulle acque (cfr. Gen 1,2) impedendo che stagnassero e favorendo la vita che il Creatore aveva immesso in esse.

Lo spirito vivifica, mantiene armonia e unità nella persona e nella creazione, fa sintesi tra le molteplici espressioni che rende viva l’esistenza.

 Il primato dello Spirito

Lo spirito è protagonista nella storia della salvezza e assume l’identità dello Spirito di Dio che anima la vita delle singole persone e del popolo e guida alla salvezza. Lo incontriamo nella vita dei profeti quale ispiratore della loro parola e della loro azione. Li rende interiormente fortificati e in grado di affrontare situazioni molto difficili e di essere guide sicure. Essi maturano la consapevolezza di essere guidati dallo Spirito di Dio e mettono la loro esistenza al suo servizio. Diventano persone spirituali.

 Rilevante è il testo del profeta Isaia perché presenta lo Spirito che entra nella sua vita, la consacra e la orienta a una specifica missione: «Lo spirito del Signore Dio è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di misericordia del Signore, un giorno di vendetta per il nostro Dio, per consolare tutti gli afflitti» (Is 61,1-2).

 L’azione dello Spirito rigenera la vita quando tende ad appiattirsi e a perdere l’orientamento a Dio. Significativo è il testo del profeta Ezechiele a cui Dio comanda di invocare lo Spirito sul suo popolo, presentato come una distesa di ‘ossa inaridite’, per riportarlo a nuova vita: «Profetizza allo spirito, profetizza figlio dell’uomo e annunzia allo spirito: Dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano». Io profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, sterminato» (Ez 37,9-10).

 Lo Spirito quindi è a servizio delle persone, vive in esse, le rende forti per non essere vittime del male, le mantiene aperte al compimento della volontà di Dio, le sostiene e le guida al bene. La presenza dello Spirito le fa diventare ‘spirituali’, profondamente radicate su questa terra, ma animate da idealità alte e impegnate a realizzarsi nella vocazione ricevuta e riconosciuta.

Lo Spirito in Gesù

Anche Gesù vive in stretta relazione con lo Spirito. Nel suo stesso concepimento è presente l’azione dello Spirito Santo (cfr. Lc 1,35).  Quando è battezzato al fiume Giordano, Giovanni Battista «vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui» (Mt 3,16). Lo stesso Spirito lo conduce nel deserto per essere tentato dal diavolo (Mt 4,1). Gesù ne uscirà vincitore e fortemente rafforzato e illuminato nella missione da compiere quale Messia di Dio. «Ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione» (Lc 4,14). Ha piena consapevolezza di avere lo Spirito su di sé che lo guida nella missione da compiere. Lo afferma nella sinagoga di Nazaret, dopo aver letto il passo del profeta Isaia «Lo Spirito del Signore è su di me…» (Is 61,1-2). Viene così a dare compimento alla profezia di Isaia: la sua sarà una missione a servizio delle persone più bisognose e delle situazioni più precarie.

Lo Spirito di Gesù

La sua vita si conclude all’insegna dello Spirito donato agli apostoli, alla sua Chiesa nascente: «E chinato il capo, consegnò lo spirito» (Gv 19,30). È chiaro il riferimento al dialogo fatto con Nicodemo, in cui Gesù gli ricordava la necessità di nascere dall’alto, dallo Spirito (Gv 3,6-8), per cui il significato va oltre il senso letterale della morte di Gesù e si estende all’effusione dello Spirito promesso (cfr. Gv 7,37-39).

Altro riferimento pasquale sulla consegna dello Spirito alla Chiesa è collocato in una delle apparizioni del Risorto: «Detto questo, soffiò e disse loro:”ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati» (Gv 20,22-23).

Lo Spirito nella Chiesa

Il momento più significativo di riferimento allo Spirito è la missione universale affidata da Gesù agli apostoli: andate, battezzate, insegnate (cfr. Mt 28,19). Giovanni Battista, nell’annunciare la venuta del Messia, aveva detto: «Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco» (Mt 3,11). Mentre il battesimo del Battista era finalizzato alla purificazione del cuore, quello di Gesù alla sua trasformazione. Chi riceve il battesimo di Gesù viene ‘inabitato dallo Spirito Santo’, il suo corpo è consacrato e diventa tempio, la sua vita è santificata. Lo ricorda S. Paolo: «Siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio!… O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi?» (1Cor 6,19).

Battesimo e spiritualità

La spiritualità si fonda sull’azione dello Spirito ricevuto nel battesimo e sulla corrispondenza alla vocazione battesimale. Riguarda l’intera esistenza in tutte le sue tappe ed espressioni. S. Paolo nel capitolo ottavo della lettera ai Romani chiama l’esistenza del credente ‘vita nello Spirito’ (cfr. Rm 8,1-27). Fa vedere come essa sia naturalmente attratta da due opposte tendenze, che chiama legge della carne e legge dello Spirito. Una porta a comportamenti egoistici, l’altra a vivere in conformità al vangelo. Ricorda che «voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene… Se, invece, fate morire le opere del corpo, vivrete» (Rm 8,9.13).

Vivere la spiritualità significa camminare nello Spirito, rimanere aperti al mondo della fede e delle virtù umane e cristiane, mantenere una fedele risposta agli appelli della grazia, dare sempre una risposta generosa nel vissuto quotidiano alla luce dei valori evangelici. S. Paolo, in una delle sue sintesi, così si esprime: «Tutto quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri… E il Dio della pace sarà con voi» (Fil 4,8-9).

Non dobbiamo perciò ridurre la spiritualità alle ‘pratiche spirituali’, tralasciando il resto della vita. Essa abbraccia l’intero vissuto umano, lo assume e lo esprime con le categorie evangeliche. Fa diventare l’esistenza ‘vita secondo il vangelo’. La spiritualità vera esprime il tutto della persona, lo rapporta ai contenuti trasmessi da Gesù, tiene viva la conversione continua e lo rende trasparente nel vissuto. Mira all’intima unione con Cristo, a vivere i suoi sentimenti e atteggiamenti, a imitare il suo modo di stare nel quotidiano e di affrontare gli impegni e le problematiche della vita.

La spiritualità vera mantiene il cuore libero e liberante, porta ad agire nella verità, senza secondi fini, sviluppa il bisogno di interiorità e di altruismo, porta al rinnegamento di sé e a compiere tutto in atteggiamento di ‘servi inutili’ per la gloria di Dio, coltiva l’unione sempre più profonda con Cristo. S. Paolo è giunto a dire: «In realtà mediante la Legge io sono morto alla Legge, affinché io viva per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me. Dunque non rendo vana la grazia di Dio; infatti, se la giustificazione viene dalla Legge, Cristo è morto invano (Gal 2,19-21).

 Chi vive serenamente e seriamente il proprio battesimo entra in una dinamica di espropriazione di sé e di assunzione del programma delle beatitudini. Diventa sempre più attento agli impulsi dello Spirito che lo porta a una crescente assimilazione a Cristo. Mantiene tutta la sua umanità e la esprime nella ricchezza della sua dotazione. Riconosce il primato della grazia e si fa servitore di essa in risposta sempre generosa ai suoi appelli. Non si sente protagonista della salvezza propria, ma salvato per la benignità del Signore. È consapevole che tutto viene da lui, è grato del suo amore misericordioso e infinito. Si riconosce sempre figlio amato e perdonato, confessa la sua riconoscenza nel vissuto come si presenta. Di esso ne fa l’opportunità da cui partire per tendere a un di più di risposta generosa.

 Questa è la spiritualità del cristiano: interpretare e vivere tutto alla luce del vangelo e della persona di Cristo per la gloria di Dio.

Argomenti: Spiritualità
Share This