L’equilibrista

da | 22 Luglio 2021 | Un libro per te

INCONTRI DI FORMAZIONE

online

Incontri formativi sul tema

SEMINIAMO UTOPIA

PER RACCOGLIERE REALTÀ

INCONTRI ON-LINE
dalle ore 15:30 alle ore 17:30

Interventi di p. Giovanni Nicoli

3 ottobre – Preore (TN)
UTOPIA: UN NON LUOGO DI MOVIMENTO,
IL SEME DEL FUTURO

Camminare nel presente
verso un futuro di speranza

31 ottobre – Val D’Adige
UTOPIA E PROFEZIA
Progetto e imprevedibilità

27-29 novembre – Albino (BG)
UTOPIA: L’INATTESO
SEMPRE ATTESO

Il mondo nuovo come lo sogna Dio

9 gennaio – Albisola (SV)
UTOPIA: IL NON LUOGO
DENTRO DI NOI

Il regno dei cieli è in mezzo a noi.
L’impossibile possibilità concreta.

13 febbraio – Valle dei Laghi
UTOPIA: PRATICARE LA GIUSTIZIA
COME FEDELTÀ A CIÒ CHE
UMANIZZA

Non assistenzialismo ma ugualitarismo

12-14 marzo – Albino (BG)
UTOPIA PASQUALE
E DISTOPIA MONDIALE

Il potere del mondo e il potere dell’amore.
La Pace è responsabilità comune.

10 aprile – Tuenno (TN)
PERCHÉ L’UTOPIA SI AVVERI
Come costruire un luogo buono nella
quotidianità. Testimonianze evangeliche
e voci utopiche di oggi.

8 maggio – Monticelli Brusati (BS)
UTOPIA: UN FUOCO DA ACCENDERE
per generare passione, desiderio di
comprendere e di cambiare

12 giugno – Trento
UTOPIA:
RITROVARE IL CUORE DELL’AMORE

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Per informazioni e iscrizioni

 Partecipazione: confermare via e-mail a  Incontri.gtv@gmail.com

Ho scelto di acquistare questo libretto (sono solo 39 pagine, seppur dense di contenuto) per due motivi.

Il primo: volevo leggere qualcosa di Christian Bobin e mi intrigava la possibilità di poterlo fare direttamente in francese (il testo è bilingue, la traduzione è sulla destra e devo dire che è fedelissima alla versione originale).

Il secondo: mi attirava il titolo.

Fin dall’immagine di copertina mi era chiaro che il libro narrasse di un artista circense, ma mi son detta che doveva esserci dell’altro.
In fondo tutti noi cerchiamo di raggiungere un certo equilibrio, che ci permetta di non essere sempre in lotta con noi stessi e con gli altri, ma in pace e quindi felici.
E tuttavia non è affatto facile trovare un buon equilibrio nella vita e sicuramente ancora più difficile è mantenerlo. Così accade che, quando perdiamo ciò che ci dà sicurezza, pace, persino gioia, entriamo in crisi.

E’ quanto succede anche al protagonista, l’uomo a testa di cavallo.

La sua vita si svolgeva sulla fune e ciò che lo manteneva, non solo in equilibrio, ma anche felice, era la presenza della sua compagna d’arte. Quando questa un giorno prende letteralmente il volo (lascio a voi scoprire come), lui si sente perduto e all’improvviso non è più capace di fare quello che aveva fatto per una vita intera.
Si ritira in solitudine, compagni solo i libri. La sua vita ha una battuta d’arresto.
Sarà un incontro a rimetterlo in movimento, un appuntamento che diventerà quotidiano e che, attraverso cose infinitamente piccole, si trasformerà in amicizia, proprio come il Piccolo Principe e la Volpe.
Anche in questa storia mi è sembrato come se i due protagonisti si “addomesticassero” a vicenda, ognuno dentro la propria crisi, fino a che l’uomo a testa di cavallo arriva ad una consapevolezza e una felicità nuove.
Una bella sfida vedere e vivere la crisi come momento innegabilmente faticoso, ma anche fecondo che, spingendoci ad interrogarci, ci provoca ad uscire dalle nostre situazioni precarie ed instabili e ci conduce a scoprire il nuovo che ci attende, a trovare rinnovati equilibri di presenza nel mondo.

L’uomo a testa di cavallo trova tutto questo in una parola: la primavera.

“Ci abituiamo troppo in fretta a ciò che abbiamo. Grazie a Dio la primavera arriva talvolta a riportare un po’ di disordine”
“Ciò che io chiamo primavera non è questione di clima o di stagione. Certo non sono insensibile alla resurrezione del mese di maggio (…) ma si può sempre obiettare che tale risurrezione sarà presto seguita da un nuovo inverno, un goccia a goccia della fredda morte (…) Ciò che chiamo la primavera rompe quel cerchio, come tutti gli altri (…) è qualcosa che può accadere in ogni momento per interrompere, spezzare – e alla fin dei conti, liberare”.
“Ciò che chiamo la primavera non avviene senza lacerazioni. E’ una cosa dolce e violenta. Non dovremmo essere sopresi da questa miscela. Se lo siamo, vuol dire che la vita ci rende distratti.”

 Bellissima anche la frase conclusiva del libro, che lascia intravedere come anche l’altro protagonista abbia trovato una via per uscire dalla sua crisi esistenziale, per godersi la sua primavera:

“La mia casa fluttuava a trenta centimetri da terra. Girava con il vento. Non avevo mai la stessa immagine dalla finestra”.

Argomenti: Felicità
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