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Non abbiate paura

da | 9 Aprile 2021 | Spiritualità nel quotidiano

Il cristiano sta nella vita
con la consapevolezza di essere accompagnato dall’amore di Dio
e che nulla lo può separare da Lui, per cui sta nella pace.

La vita dell’essere umano inizia, alla nascita, con il pianto. Commuove vedere il bimbo che strilla non appena è privato del cordone ombelicale.
Non sente più il legame vitale con la madre, è costretto a trovare in sé la forza per sopravvivere. Quel pianto gli riempie i polmoni di aria e dà avvio all’esistenza in modo autonomo.
Ciò che può sembrare un misto di dolore e paura, in realtà è un grido di vittoria: ha una vita tutta sua; dopo un po’, il bimbo dorme beato sul petto della madre.

Sorella paura

Per costituzione siamo intrisi di paura. Abbiamo sempre bisogno di punti sicuri di riferimento, di rassicurazioni. Ma è pur vero che crescendo aumentiamo in sicurezza e autonomia. È l’imprevisto  a ravvivare in noi il timore e, se di ampie proporzioni e non gestibile, a mettere in moto anche l’ansia. Ma le energie vitali ci sono di sostegno per reagire. 

Qualcuno ha giocato sulla paura umana, nelle sue molteplici espressioni, mettendo in causa l’autenticità della stessa religiosità, vista come ricerca di protezione in un Essere superiore. Perché, invece, non guardarla con gli occhi di s. Francesco e chiamarla “sorella paura”? Questo sguardo la riporta dentro la nostra creaturalità e la accoglie come parte normale del nostro vissuto. Non siamo supereroi, come qualcuno si è ostinato a far credere; siamo figli amati che si riconoscono bisognosi di protezione e si affidano. Perché vergognarsi di questo? Perché non riconoscere un amore che ci precede e ci accompagna, un amore che, accanto a quello dei nostri genitori, si è manifestato in Cristo quale Figlio di quel Padre che da sempre ci ha amati, pensati e voluti? 

Non c’è motivo di vergognarsi delle nostre fragilità, qualsiasi nome abbiano, comprese le paure. Esse possono diventare la nostra forza, se accolte e inserite nel dinamismo che porta alla maturità completa. Nulla, perciò, va negato, tutto va riconosciuto, per giungere alla verità che ci rende liberi. 

Quante paure ancora ci sovrastano! Pensiamo allo sconquasso provocato dal covid-19. Ha incrinato le nostre sicurezze di supertecnologici, ci ha fatto sentire inadeguati e impreparati. Ha messo in ginocchio l’intero mondo. Ci ha innestato il sospetto che non sarà l’ultimo evento dirompente. Ma ci ha costretti a reagire, a non darla vinta alla paura. Ha ridato nuova vitalità alla speranza e all’impegno nel trovare rimedi. 

Papa Francesco ci ha ricordato che

«siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo trovati su una stessa barca fragili e disorientati, ma allo stesso tempo importanti e necessari, chiamati a remare insieme e a confortarci a vicenda. Su questa barca ci siamo tutti. E ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo. Ma solo insieme. Nessuno si salva da solo».

Presenza rassicurante e garantita

Noi cristiani sentiamo risuonare le parole che Gesù ha rivolto agli apostoli nel momento della tempesta sul lago: «Perché avete paura, gente di poca fede?» (Mt 8,26). La burrasca non era prevista, è sopraggiunta improvvisa, ha scatenato lo spavento e le grida di richiesta di aiuto. Stranamente Gesù se ne sta addormentato a poppa. Le sue parole suonano come una provocazione: come non aver paura, di fronte a tanto pericolo? La risposta implicita è: «Non dovete aver paura, perché ci sono io!». Nella nostra barca della vita c’è Cristo, anche se sembra assente nel sonno. La sua sola presenza – che riconosciamo nella fede – ci mantiene nella fiducia. È alla fede in lui, che ci rimanda Gesù.

La dinamica pasquale

È bello rileggere gli episodi pasquali alla luce della rassicurazione.
L’angelo, che le donne trovano dentro il sepolcro, le rassicura: «Non abbiate paura … È risorto, non è qui» (Mc 16,6). Nonostante questo, esse «uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore». La notizia era troppo straordinaria e temevano l’inganno. Infatti la tengono per sé, «perché erano impaurite». Sarà la testimonianza di Maria di Magdala e degli apostoli a confermare la veridicità dell’annuncio dell’angelo.
Anche Maria Maddalena, in pianto, si sente dire da Gesù risorto, scambiato per il custode del giardino, parole di attenzione: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Poi la chiama per nome e lei, dal suono della voce lo riconosce, si sente confortata e rassicurata. Quando arriva dai discepoli dice sicura: «Ho visto il Signore» (Gv 20, 14-18).
Ogni volta che il Risorto si rende presente ai discepoli, a porte chiuse, li saluta con l’augurio: «Pace a voi!» (Gv 20,19). Lo ripete più di una volta, anche a distanza di una settimana, consapevole dello shock provocato in loro, e desideroso di rassicurarli della sua vera identità di Risorto. Non devono temere di nulla, anzi gioire per l’evento inaudito e per la sua presenza.

Far prevalere la speranza

In Cristo abbiamo trovato l’àncora sicura di salvezza. Lo crediamo sempre con noi, certi delle sue parole: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Questo non ci esenta dalle fatiche quotidiane, dal portare la nostra croce e seguirlo (Mc 8,34). Sappiamo che la croce non è castigo e maledizione, e non è neppure l’ultima parola. La parola che la supera e rimane sempre è l’amore di Cristo che ci possiede e diventa la nostra garanzia (2Cor 5,14); amore sigillato dal Padre con la risurrezione del Figlio.

Guardiamo sempre a Gesù Risorto che ha resa certa e salda  la speranza. San Paolo lo chiama «Cristo nostra speranza» (1Tm 1,1), perché è diventato la roccia su cui fondarci e affrontare le paure della vita, accettando che ci possano essere. Importante è non aver paura della nostra paura. Guardarla nella giusta prospettiva e illuminarla alla luce della fede, perderà molto del mordente condizionante che di solito assume. Ricordare il «pace a voi» detto da Gesù e affidarsi totalmente a lui, infonde serenità e sviluppa intima gioia che nasce dalla consapevolezza di avere il Signore con noi.

Il salmo 27 ci aiuta a decondizionare la nostra paura e a riporre nel Signore la nostra fiducia:

«Il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore? Il Signore è difesa della mia vita: di chi avrò paura? … Se contro di me si accampa un esercito, il mio cuore non teme; se contro di me si scatena una guerra, anche allora ho fiducia … Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi, non abbandonarmi, Dio della mia salvezza … Spera nel Signore, sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore».

Argomenti: Pace | Speranza
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