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Padre Dehon: attratto dal Cuore di Cristo

da | 26 Febbraio 2021 | Spiritualità dehoniana

Parlare di spiritualità dehoniana, significa rimando al p. Leone Dehon
e alla sua esperienza di fede, che si è focalizzata sul Cuore di Cristo.

Diceva s. Pio X che la vocazione dei figli nasce dal cuore della madre. Per p. Dehon è stato così. Lo riconosce egli stesso ripensando al clima respirato in famiglia, al suo legame profondo con la mamma e alla sua viva pietà religiosa. Egli parla spesso e con nostalgia della sua infanzia vissuta nel calore della famiglia. Si sentiva in simbiosi con sua madre, donna sensibile, pia, protesa sul figlio a motivo della salute fragile e del suo attaccamento a lei. «Mia madre – scrive nelle Memorie – domina nei miei lontani ricordi. Non la lasciavo mai. Mentre mio fratello andava e veniva con mio padre…, io rimanevo in casa e seguivo mia madre passo passo… Gustavo spesso il frutto delle sue pie risoluzioni. Mia madre mi comunicava i suoi pensieri, mi faceva pregare con lei».

 Ha respirato una religiosità semplice – insegnata, pregata e vissuta – focalizzata sulle devozioni al Cuore di Gesù, alla Vergine e a s. Giuseppe. «La bell’anima di mia madre passava un po’ nella mia». Egli ha interiorizzato un sentire religioso comunicato con la vita, carico di affetto, espresso con la concretezza della carità in opere di beneficienza.

Da subito i riferimenti al Sacro Cuore – la madre aveva come libro di preghiera il Manuale del S. Cuore -, alla sensibilità riparatrice delle apparizioni a La Salette e a S. Margherita Maria Alacoque, alla vita come offerta di sé nell’amore gratuito, entrarono nel suo sentire profondo che l’hanno accompagnato nella vita.

Ripensando al suo battesimo, lo collega allo sbocco a cui è giunta la sua spiritualità: «Fui battezzato il 24 marzo. Erano i primi vespri della festa dell’annunciazione. Sono stato felice più tardi di unire il ricordo del mio battesimo a quello dell’ʺEcce venioʺ di nostro Signore. Ho attinto una grande fiducia da questo accostamento. L’ʺEcce venioʺ del Cuore di Gesù ha protetto e benedetto il mio ingresso nella vita cristiana. Nostro Signore non sarà di certo dispiaciuto, se vedo in questa circostanza un’attenzione particolare della sua provvidenza, in vista della mia vocazione attuale di sacerdote-ostia del Cuore di Gesù».

Attrazione a Gesù
La vocazione è sempre avvolta da un alone di mistero. Va compresa all’interno del vissuto della persona e alla luce della grazia che lavora nel suo intimo. Comprenderla nel suo sorgere in tenera età, a molti fa problema; preferiscono parlare di fascino momentaneo del sacro. Eppure molte persone vedono il primo germoglio in quegli anni. Non sanno riconoscere chiaramente i motivi, ma ne hanno vissuto la consapevolezza, che poi ha trovato attuazione. Questo fa capire che la chiamata arriva ad ogni età, più o meno favorita dagli eventi, sempre con il concorso della grazia (cfr. 1Sam 3,3-10).
P. Dehon colloca la sua prima forte esperienza di fede e di attrazione al sacerdozio a tredici anni, con consapevole risposta alla messa di mezzanotte di Natale: «La grazia agiva nel mio cuore… Desideravo donarmi senza riserve». Alla conclusione degli studi è fermo nella decisione, ma incontra l’opposizione del padre che sogna per il figlio un’alta posizione sociale. «Accarezzò per un anno il sogno del politecnico; più tardi fu la volta della magistratura e della diplomazia e, infine, le dignità ecclesiastiche». Ma Leone commenta: «Nostro Signore aveva conquistato il mio cuore per sempre».
I numerosi viaggi in Europa e in Oriente, offerti dal padre per distrarlo dalla prospettiva vocazionale, non ottengono i risultati sperati. Studente a Parigi, si aggrega alla confraternita di s. Vincenzo e dedica tempo ed energie per incontrare i poveri nelle soffitte dei condomini. Formazione cristiana e concretezza della carità lo tengono bene orientato e in crescita spirituale. Al rientro da un viaggio in Palestina, visita Roma e decide di dare compimento al suo desiderio. Non recede di fronte alla sofferenza dei genitori ed entra nel seminario francese della città eterna.
Sono anni di intenso studio, di crescita nella dimensione della fede, di amore alla Chiesa (è anche stenografo al Concilio Vaticano I). Viene ordinato sacerdote in s. Giovanni in Laterano, attorniato dalla commozione dei familiari. Ha in mano quattro lauree e nel cuore una grande passione per Cristo e per le anime. C’è una vita da spendere! Sarà un’esistenza intensa, segnata anche dalla sofferenza.

Prete attivo sul territorio
Lo troviamo semplice curato nella popolosa città di San Quintino, anziché nell’insegnamento per la formazione dei preti, come da lui prospettato. «Era assolutamente il contrario di ciò che avevo desiderato da tanti anni: una vita di studio, di raccoglimento, di preghiera». Dal suo cuore scaturisce il primo “Eccomi” che segnerà il centro della sua spiritualità: la disponibilità; innanzitutto fare la volontà di Dio, dove l’obbedienza lo richiede. È stata un’accettazione attiva, non di rassegnazione. La sua fede è provocata e diventa sostegno fondamentale che gli apre orizzonti nuovi.
Il contesto è fortemente problematico. Si guarda attorno e progetta tutto in chiave di formazione umana e spirituale. Ricava ambienti perché ragazzi, giovani e lavoratori si possano incontrare ed essere formati. Fonda un giornale cattolico per dare una informazione alternativa. Fonda un Collegio scolastico per allargare lo spazio di istruzione per i ragazzi poveri. Convoca riunioni e congressi per i preti, gli industriali e i lavoratori, in cui parlare della dottrina sociale della Chiesa e per una catechesi rinnovata. Diventa un rinomato conferenziere.
Le giornate sono intense, il suo bisogno di interiorità cresce. Sente il bisogno di una vita più ritirata, più vissuta in comunità, più rispondente a progetti specifici e condivisi. Viene emergendo un particolare riferimento alla devozione al Sacro Cuore, ricevuta fin dall’infanzia e alimentata dal suo ministero in un istituto di suore. Focalizza la sua spiritualità incentrata sull’amore che si dona in spirito di riparazione.
«È molto sensibile al peccato che indebolisce la Chiesa, soprattutto da parte delle anime consacrate. Conosce i mali della società; ne ha studiato attentamente le cause, sul piano umano, personale e sociale. Ma egli ravvisa la causa più profonda di questa miseria umana nel rifiuto dell’amore di Cristo», così recitano le costituzioni dell’Istituto da lui fondato in seguito (Cost. 4).

Fondatore di un nuovo Istituto
Si pone alla ricerca di un istituto in cui inserirsi, ma nessuno corrisponde alle sue aspettative. Nasce l’interrogativo e la ricerca interiore: «Che cosa vorrà da me il Signore?». Nei suoi molteplici viaggi a Roma, passa anche dal santuario di Loreto. Celebrando la Messa nella “santa casa”, viene a intuire che il Signore gli chiede di avviare un nuovo istituto. Dirà in seguito che la sua Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore è nata a Loreto. Qui viene a coniugare le due espressioni che costituiscono la fisionomia centrale della sua spiritualità: “Ecce venio – Ecce ancilla”, il sì di Cristo e il sì di Maria al Padre. L’amore incondizionato, la disponibilità, la vita donata, la risposta generosa a Dio che chiama, le assume in prima persona e verranno proposte ai suoi futuri religiosi.

Padre Leone Dehon

Gli snodi del carisma
Ha la gioia di dare avvio e di guidare la sua nuova Fondazione (1878) a cui indica le linee guida del carisma:

  • Una profonda fede in Cristo, focalizzata sull’icona del Crocifisso dal costato aperto e il cuore trafitto che, in sintonia con la sensibilità del tempo, chiama il ”Sacro Cuore di Gesù”.
  • L’atteggiamento di offerta della propria vita in risposta d’amore a quello ricevuto a piene mani dal Padre e da Cristo (Amore – Oblazione).
  • L’unione intima con Cristo e l’impegno fattivo per ricostituire armonia “nelle anime e nelle società” secondo il progetto originario di Dio (Riparazione).
  • La piena comunione e collaborazione con la Chiesa per dare un volto cristiano alla società, togliendo le ingiustizie presenti nel vissuto degli uomini e nelle strutture sociali (l’Avvento del Regno di Dio).
  • La risposta all’appello di Cristo per l’unità nella Chiesa e tra i cristiani (Sint unum), testimoniata per primo nelle comunità del suo Istituto.

 Le Costituzioni dehoniane, in risposta alla domanda: «Dove trova origine l’Istituto fondato da p. Dehon?», rispondono: «Esso trova origine nella sua esperienza di fede. È la stessa esperienza che s. Paolo ha espresso così: “Questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me”» (Gal 2,20).

Argomenti: Cuore | Dehon | Gesù
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