Luca 6, 1-5
Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani.
Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?».
Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?».
E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».
Dal libro del profeta Geremia:
“Ecco verranno giorni nei quali con la casa di Israele (…) concluderò un’alleanza nuova. Non come l’alleanza che ho conclusa con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dal paese d’Egitto (…). Questa sarà l’alleanza che io concluderò con la casa di Israele, dopo quei giorni, dice il Signore: Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo” (Ger 31, 30).
La legge del sabato ha un fondamentale obsoleto e dimenticato: l’essenzialità dello stare con Dio. Guardiamo che fine ha fatto il precetto di santificare le feste e di andare a messa la domenica riposando dal lavoro. È diventato: la domenica vai ai centri commerciali o passala sull’automobile per andare da un posto all’altro o davanti alla TV che ad ogni ora trasmette dello sport.
La nuova alleanza che il Signore ci annuncia attraverso il profeta Geremia è alleanza di tutt’altra qualità: la scriverò nel loro cuore. E cosa si può scrivere su di un cuore se non parole di amore. E cosa sono le parole di amore se non parole di libertà. Amore e libertà richiamano casa, casa in Dio, casa di Dio in noi. A questo serve il sabato, cioè la domenica, vale a dire il venerdì: per stare con Dio. Non è finalizzato tutto questo a servire dei precetti fino a schiattare sotto di loro. Non serve per ammazzare in nome di Allah. Non serve neppure a dire sono stato a messa ed ora sono a posto. No: la domenica, cioè il sabato, cioè il venerdì, servono a questo: a stare con Lui che è Signore del sabato, come della domenica, come del venerdì.
Non c’è legge che tenga: Dio ha scritto nei nostri cuori l’essenzialità del nostro essere e abitare con Lui mentre Lui abita da noi. E ogni giorno rinnova questo desiderio. Infatti Lui sta alla porta e bussa, se qualcuno gli apre, Lui entrerà da lui e cenerà con lui. Questo è il massimo, la sommità dell’amore di Dio per l’uomo, questa è la sua volontà. Tutto ciò che non accorda con questa legge dell’amore scritta nei nostri cuori che si esprime nella sua volontà di abitare in noi mentre noi abitiamo in Lui, non fa parte della nuova alleanza: è roba vecchia, è vino vecchio, sono cose passate che non ritornano più, grazie a Dio.
In Gesù è presente il sabato di Dio: il giorno in cui Dio se l’è goduta a contemplare ciò che aveva fatto, ed era cosa buona. Il sabato di Dio è cosa necessaria, come dicono i padri della chiesa, perché dopo che Dio aveva creato l’uomo aveva avuto bisogno di riposare, perché finalmente aveva trovato qualcuno a cui perdonare: l’uomo libero e quindi peccatore.
Il sabato di Dio è la casa di Dio, come è la casa dell’uomo se lo vogliamo. Nessuna legge avrebbe mai consentito e permesso questo che è quello che Dio dona all’uomo nel suo Figlio: gli dona se stesso come sua vita, come sua via, come sua misericordia, come unica verità mai posseduta. Qui nasce la nostra libertà di figli: chi vive di questo sabato vive di Dio e per Dio. Non c’è legge che tenga di fronte a questo.
È nel pane ricevuto e donato a noi da Dio e da noi ai fratelli, profughi in primis, che vive il comando dell’amore che nessuna legge è in grado di far compiere. Nessuna legge, infatti, può fare amare. Se non quella scritta nei nostri cuori che pulsa e chiede a piena voce di amare, come cosa incontenibile. Così l’uomo, nel sabato di Dio, può finalmente amare Dio e vivere di lui.
Attraverso il Signore del sabato, il sabato di Dio è donato agli uomini, così la domenica e il venerdì. Finalmente il risposo del settimo giorno viene raggiunto. Questo ci permette di rinnovare la vita nella libertà e nella gioia di amare, piena di frutti di Dio. Il sabato o domenica o venerdì che siano, non sono trasgrediti perché sono compiuti e finiti ad un livello trascendente, più alto. È Gesù che è venuto a portare a compimento i profeti e la legge, non possiamo più vivere dei dieci comandamenti, c’è qualcosa di più grande e di più alto.
Un manoscritto aggiunge al vangelo di oggi quanto segue:
“Lo stesso giorno – sempre di sabato – vedendo qualcuno lavorare in giorno di sabato, gli disse – Gesù -: Amico, beato te se sai quello che fai, ma se non lo sai, sei un maledetto e un trasgressore della Legge”. Più alto e libero di così!
Possiamo vivere ogni momento come un impegno fastidioso da cui fuggire,
o accogliere ogni occasione per avventurarci nell’eternità a cui siamo chiamati.
Lanza
Il legalismo religioso
è l’idolatria più difficile da superare
perché non si sa di esserci
dentro fino al collo.
Le regole servono
per sintonizzarsi
con la libertà interiore.
Vanno trascese.
Sono protesi da abbandonare
quando si impara
a camminare da soli
dentro la propria interiorità.
- Avveduto
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