Giovanni 21, 20-25

In quel tempo, Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».

Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.

Giovanni è colui che rende testimonianza a tutti i fatti scritti nel vangelo. È una testimonianza veritiera che coinvolge le comunità cristiane, soprattutto quelle primitive. La figura di Giovanni, che sostiene con la sua testimonianza quanto scritto nel quarto vangelo, sostiene con la sua autorità la verità di quanto scritto.

Giovanni per la comunità primitiva è l’ultimo discepolo vivente, colui che ha visto il Signore, colui che ha camminato e vissuto con lui fin dagli inizi del suo ministero. È un’autorità che non può mai mentire su certe cose. Vi sono cose dove l’autorità è tale perché non mente. Un’autorità che non mistifica la realtà per asservirla a sé, ma che acquista autorità proprio dal testimoniare la verità. Questa dovrebbe essere l’autorità.

Non è autorevole chi pensa di essere il messia, o chi cambia le regole per salvare se stesso, o chi fa il favore agli amici e allontana i nemici: questo è un dittatore. Autorevole è colui che cerca sempre e comunque la verità, anche a costo di rimetterci. Questa è la testimonianza di Giovanni: ricercare la verità, e lui la Verità l’aveva trovata incarnata in Cristo, e testimoniarla con tutta la propria esistenza.

Guardiamoci intorno e vediamo come l’autorità, all’interno della politica e della chiesa, è colei che comanda, è colei che detta le regole, è colei che le cambia a suo piacimento, è colei che si arricchisce alle spalle dei poveri, è colei che ha come unica preoccupazione quella di restare a galla autoincensandosi continuamente. Questo tipo di autorità non è autorevole ma stucchevole. Questo tipo di autorità non può testimoniare. Questo tipo di autorità guarda ai propri interessi e alla propria carriera, non al servizio del bene comune.

Non testimonia né il bene né tanto meno il Cristo.

Un’autorità che ha bisogno continuamente di dire tutto e il contrario di tutto, dicendo e smentendo con una facilità che fa rimanere allibiti, confondendo le idee anziché renderle chiare, che manipola l’informazione, non solo televisiva o giornalistica, perché chi sa le cose ha il potere, che pensa che essere diplomatici significhi essere falsi anziché essere testimoni che non spengono il lucignolo fumigante. Autorità di questo genere non è utile né all’Italia e neppure alla Chiesa.

Un’autorità che non si lascia mettere in discussione ma che vede ogni piccolo movimento di dissenso o come comunismo o come un uscire dalla retta dottrina, è un’autorità con la coda di paglia della quale non sappiamo che farcene.

La disaffezione della gente nei confronti di questa autorità, porta la gente stessa ad allontanarsi da quello che si ritiene essere il dibattito democratico e la chiarezza di dottrina. I seggi si svuotano, le chiese diventano deserte e l’autoritarismo impera sulla gente. Un ‘autoritarismo che, appena finiscono i regali e i favori del premier, dimostra di essere sempre più vuoto e inconsistente. Eppure queste persone, che allontanano tutti da tutto, sono quelle che cavalcano la tigre vincente; vanno sempre più in alto illusi di essere i veri mandati a salvare la chiesa e la nazione.

Giovanni era autorità veritiera perché testimoniava, non perché comandava. Gesù era autorità veritiera perché ha testimoniato con la sua vita e con la sua morte questa ricerca continua di verità, non perché comandava mettendo sulle spalle degli altri fardelli che lui nemmeno si sognava di toccare con un dito.

Questa testimonianza veritiera è divenuta la stessa testimonianza della comunità. Non c’è bisogno di convincere nessuno, non c’è bisogno di fare lodi sperticate di se stessi, non c’è bisogno di affondare nessuna nazione per salvare se stessi e i propri amici, non c’è bisogno di inaridire la chiesa. La testimonianza, quando è vera, crea partecipazione, crea altri testimoni, così quasi senza accorgersene. La testimonianza dà vita e crea vita; produce persone che danno la vita per gli altri e creano vita.

La testimonianza è il vero modo per essere partecipi della azione creatrice di Dio. Testimoniando la verità che è nel Vangelo scritto ed incarnato, noi creiamo vita e doniamo vita: la nostra agli altri e quella degli altri ai fratelli.

Questo è essere testimoni. Non lasciamoci stordire dalla iniqua pubblicità, che per definizione deve essere falsa e tendenziosa, deve infatti convincerci per come si presenta non per quello che presenta, e guardiamo con occhi aperti alla realtà. Viviamo la testimonianza: saremo testimoni convincenti e coinvolgenti.

Il Vangelo è un libro già scritto e attende un lettore che lo sappia leggere, perché già tutto è stato creato nel Figlio, per il Figlio, in vista del Figlio e tutto già è salvato nel Figlio. E l’amore del Padre per il mondo è già pienamente realizzato nell’amore del Figlio per tutto l’universo e per tutte le creature. Allora attende qualcuno che sappia vederlo questo e che, vedendolo, lo viva, perché quando uno lo vede ne è capito, non lo capisce, non lo prende, ma è preso da questo e vive di questo.

Fausti

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