In quel tempo, Gesù, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».
Il brano di quest’oggi, che è parte integrante con i precedenti versetti lo potremmo definire il brano dell’incontro.
La Parola vivente, Gesù, si incontra con Filippo il quale dice a Natanaele che hanno incontrato il Messia. Natanaele risponde che da Nazareth non può venire nulla di buono. Filippo lo invita a vedere: vieni e vedi, gli dice.
Gesù vede Natanaele venirgli incontro e inizia a parlare di lui e con lui come un uomo saggio. Natanaele si spaventa e gli chiede come fa a conoscerlo. Gesù lo descrive come uno che studia saggiamente la Parola. Natanaele crede. Gesù lo provoca ad andare oltre nel vedere la gloria del Figlio dell’Uomo, nel cogliere che tutto non finisce sotto il fico, ma che l’incontro travalica i confini del tempo e dello spazio.
Nel brano odierno possiamo scorgere come alla fede non ci arriviamo da soli: c’è sempre qualcuno che ci introduce. E questo qualcuno non è necessariamente un prete o una suora.
Nella fede siamo introdotti da qualcuno che questa fede l’ha avuta in dono grazie all’incontro. Senza l’incontro la fede è solo qualcosa di imparaticcio e di sterile. Nell’incontro con la Parola vivente si riceve un cuore nuovo, un cuore di carne. È una scintilla quasi non voluta ma che fa scoppiare un grande incendio. Un incendio che non può essere contenuto ma va comunicato. Chi è incendiato non può che incendiare l’altro che incontra.
È bello comunicare la scoperta di una bella musica. È bello potere comunicare la scoperta di una bella passeggiata o di un bel monte. È bello… comunicare il Signore della vita che è nato, che è stato acceso dentro di noi.
È bello vedere come da un incontro noi scopriamo una faccia sempre nuova, sempre diversa e sempre più completa di Gesù. Tutto il brano è un incalzare di domanda e risposta che porta ad una comprensione sempre più alta del mistero di Gesù.
Chi per primo ha scoperto Gesù, porta l’altro all’incontro con lui ed è spettatore di una nuova rivelazione che egli non aveva ancora colto. Filippo parla a Natanaele della scoperta del Messia. Porta Natanaele, che è incredulo, da Gesù. Mentre Gesù si rivela a Natanaele egli scopre tutta l’altra dimensione della divinità e della sapienza di Gesù, scopre la dimensione escatologica e gloriosa.
Il testo di oggi è tutto un dialogo con Gesù e su Gesù. Il nostro rapporto con Dio non può essere che quello di un dialogo, dato che in principio era la Parola e l’uomo è suo interlocutore.
Questo incontro e questo dialogo si incarna poi nei dialoghi e negli incontri di ogni giorno.
È bello scoprire sotto il cuscino una crocetta che una persona cara che è partita ci ha lasciato come dono e come regalo. È bello scoprire una dote nell’altro, una dote che ci parla dell’operosità dell’uomo che collabora con la forza e la grazia e la capacità creativa del nostro Dio.
È bello: viviamo oggi gli incontri quotidiani come incontro di bellezza di Gesù.
È vero probabilmente anche a noi viene da dire: niente di nuovo, cosa vuoi che venga di buono da Nazareth. Ma chissà che anche a noi possa capitare di incontrare il Messia che viene dalla piccolezza di Nazareth e che possa emergere dal pregiudizio con cui noi viviamo il quotidiano come un dono misterioso e inaspettato, ma appunto come un vero dono.
E chissà che questo dono inaspettato e misterioso ci faccia dimenticare i pregiudizi con cui noi ci avviciniamo alla vita e ci immerga invece nella vera vita che ogni giorno ci accompagna, ci avvolge, ci abbraccia.
Nell’incontro con la Parola vivente si riceve un cuore nuovo, un cuore di carne. È una scintilla quasi non voluta ma che fa scoppiare un grande incendio. Un incendio che non può essere contenuto ma va comunicato. Chi è incendiato non può che incendiare l’altro che incontra.
PG
Dunque ci sei? Dritto dall’animo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì?
Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta come mi batte forte il tuo cuore.
Wisława Szymborska
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8 Marzo 2026 Giovanni 4, 5-42
Ti ho fatto per me.
In te ho posta una sete che parla di me.
Se la segui essa porta a me.
Ma tu non la vedi e non la senti.
Perchè il mondo ha provato a cambiarla, a rimuoverla, a cancellarla.
Ora hai sete di odio, di guerre, di potere, di successo e di denaro.
Per questo la sete di me ora dorme e tace in te.
Sei un girovago di pozzi in cerca di un’acqua che non disseta.
Avrai sempre sete fin quando non troverai me.
Nessuno può cancellare questa sete che io ho posta in te.
Prima o poi la intercetterai.
Te ne accorgerai.
E allora sarai stanco di girovagare per pozzi la cui acqua non sazia.
Io, invece, ti aspetterò al pozzo d Sicar.
Porterai la tua brocca e io ti darò l’acqua che non cercavi.
Risveglierò in te la sete che non provavi.
Perchè io ti ho fatto per me.
E nulla potrà darti ciò che solo io posso darti.
Il tuo cuore è un abisso.
Lo so bene perchè l’ho fatto io.
E io ci sono dentro.
Ora tocca a te rientrarvi.
Il pozzo sei tu.
Sei il pozzo ma non il fondo
Perchè il fondo sono io.
Da lì ti guardo.
Lì ti aspetto.
Tu sei la brocca e non l’acqua.
Perchè l’acqua sono io.
Berrai e sarai sazio.
Io in te e tu in me.
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