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10 agosto 2019 Giovanni 12, 24-26

Giovanni Nicoli | 10 Agosto 2019

Giovanni 12, 24-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.

Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.

Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».

Quanto Gesù ci dice non è una chiacchiera vuota, bella e teorica, finalizzata ad avere consensi. Quanto Gesù ci dice è Lui, è la sua vicenda di vita in mezzo a noi.

Cerchiamo di contestualizzare questo testo che ai liturgisti piace tanto ma che continuamente estrapolano dal contesto per fargli dire quello che loro hanno in mente. Il contesto è questo: Gesù è appena entrato in Gerusalemme. È stato acclamato re e messia, l’unto del Signore, colui che porta la libertà al popolo oppresso. Tutti i titoli possibili sono stati utilizzati per definire il Signore, tutti titoli onorifici. Sono titoli molto chiari e molto ambigui allo stesso tempo. Sono chiari per la promessa, sono ambigui per come li intende il popolo, cioè noi. Di fronte a queste acclamazioni ambigue Gesù risponde entrando in Gerusalemme a cavallo di un asinello. Il grande incontro col Messia vero avviene grazie all’asinello. Con l’asinello Lui entra in Gerusalemme, non usa né cavallo né auto blu, né elicotteri né carri. Perché entra nel suo regno così il nostro Signore Gesù Cristo così incensato e così non compreso? Semplicemente perché il suo regno ha le caratteristiche dell’asino che è colui che porta i pesi, colui che serve, colui che dà la vita. Gesù è il nostro Asino, il nostro Messia che dà la vita per noi. Questa è la liberazione Messianica che Gesù è venuto a portare, non quella della stella di David. Era della stirpe di Davide ma stravolge completamente la concezione messianica della stella di David.

Il regno di Gesù Messia Asino per noi si presenta a noi sul Trono da cui regna e regnerà, e il Trono è la Croce. Questo Messia non è stato compreso dalle folle dei contemporanei di Gesù, come non è compreso da noi oggi. Lo vedranno sul Trono della Croce e forse lo capiranno; lo vediamo noi sul Trono della Croce ma forse ancora non lo capiamo.

Il brano di quest’oggi è un concentrato di Vangelo. Gesù sta finendo il suo giorno, comincia la sera. È la sera della Passione, è la sera dove Gesù entra nell’Ultima Cena dove compie la sua vocazione. Tale compimento di vocazione avviene in modo strano per noi, infatti avviene mentre viene l’ora delle tenebre dove Lui stesso entrerà nelle tenebre. Qui, oggi, finisce la sua azione ed inizia la sua Passione, la Passione di Lui che è appassionato per l’uomo.

Questa è la Passione che libera, questa è la passione del chicco di frumento che cade nella terra e muore. Questa è la Passione di liberazione.

Se solo noi Chiesa comprendessimo la verità e la grandezza di questo passo così usato e così bistrattato. Se noi politici comprendessimo la verità di questa azione liberatoria data dall’asino e non da mezzi potenti acquistati con la pelle dei poveri. Se noi ricchi vedessimo quanto sangue viene sparso a causa nostra per difendere le nostre ricchezze, per farle crescere, per rispondere all’idolo del PIL, grande strumento di schiavitù per l’umanità intera. Se solo comprendessimo il segreto della sapienza del chicco.

Conoscere Gesù è essenziale per la mia esistenza. Ma conoscere Gesù significa seguirlo nella sua gloria. La sua gloria è la gloria dell’Asino che come Chicco di frumento cade in terra, entra nelle tenebre, muore e porta frutto come dono vitale per l’umanità. Detto in altre parole ciò scatena tutta la sua forza quando un cuore per amore dona la vita. Tutto il resto, tutte le altre parole di amore e di interesse e di passione, sono solo chiacchiere senza questo. Se il mio amore non è chicco che muore per l’altro è falso e non porterà mai frutto. Chiederà frutti, pretenderà attenzioni, ma non porterà mai frutto: più stoltezza di così! Eppure questa stoltezza è il nostro idolo, noi l’abbiamo scambiata per saggezza. È proprio vero che noi continuiamo a chiamare bene ciò che è male e male ciò che è bene.

Di fronte a questa prospettiva che a noi turba talmente tanto da stravolgere così, quasi senza accorgerci, tale dinamica vitale, ascoltiamo la voce del Padre che conferma il cammino del Figlio, dei figli suoi.

L’Asino Gesù che sale come Chicco di frumento sul Trono della Croce detronizza satana il menzognero che noi viviamo come nostro dio, come nostro idolo. Così ci rivela quel Padre di amore che attira tutti a sé.

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