In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».
Il seme seminato dal seminatore per i tre sinottici è il seme della Parola. Per Giovanni il seme è Gesù stesso che da ricco che era si è fatto povero e che da Dio si è fatto servo. Questo è il nostro Gesù, questo è il nostro Messia. Nel capitolo successivo Giovanni inizia la grande preghiera dell’ultima cena e in particolare ci imbattiamo nell’eucaristia celebrata in Gesù che lava i piedi ai discepoli.
Gesù è il seme che muore, Gesù è il minoritario, Gesù è colui che diminuisce, Gesù è colui che si fa servo, Gesù è il seme che non rimane solo ma produce molto frutto, Gesù è colui che odia la sua vita in questo mondo. Noi siamo discepoli del Signore, discepoli chiamati a seguire lui.
Siamo chiamati a lasciarci conquistare dal segno meno, noi maniaci del segno più. Noi vogliamo moltiplicare anziché dividere. Noi vogliamo crescere, non diminuire. Se appena un segno meno compare nella nostra esistenza noi ci disperiamo invece che gioire.
Guardiamo la nostra vita: è tutto un segno più eppure l’uguale è fortemente mancante nei confronti della vita stessa. Gesù ci dona un segreto, quello che ha condotto la sua vita: il segno meno è il risolutorio per la nostra esistenza.
In fondo il guadagnare sempre di più non ha aggiunto nulla alla nostra vita, anzi l’ha resa minoritaria, minorata, l’ha svuotata poco alla volta, giorno dopo giorno, di senso e significato. Guadagnare di più per potere spendere di più, chiede un investimento vitale enorme, sempre più grande, da dinosauro direi. Un investimento sempre più grande fino a ritrovarci senza vita, fino a ritrovarci forse sazi, ma troppo spesso disperati.
Credo che la scelta rivoluzionaria del nostro essere discepoli di Gesù, del nostro essere cristiani, sia la scelta meno. Guadagnare meno, spendere meno, avere di meno. Credo che sia la vera e unica e umana risposta agli stravolgimenti dei mercati e della finanza: il segno meno.
Nel segno meno possiamo ritrovare il senso dell’essere seme che muore, che scompare, che diminuisce, per potere portare frutto. Perdere, spendere la propria esistenza per qualcuno/Qualcuno è seme che gettato in terra porta frutto a seconda del terreno.
Il meno diventa un perdere la propria vita per trovarla. Il meno è perdere tutte le nostre ricchezze per potere trovare il tesoro prezioso che si accumula grazie alla misericordia nel regno dei cieli, dove né tignola né ruggine lo possono intaccare, dove i ladri non lo possono raggiungere.
Seguire Gesù, servirlo, è l’unica bellezza del nostro esistere, è l’unico grande dono che abbiamo ricevuto e che siamo chiamati a donare a nostra volta.
Mistero di fede: Cristo si è affittato un chicco di grano.
Da là dentro giura di occupare il mondo intero.
Marco Pozza
La via per vedere Dio è quella di diventare seme che porta frutto proprio nella misura in cui accetta di essere sepolto nella terra e morire. Non c’è altra strada se non quella di nascondersi come lui, scendendo e rivivendo la parabola del chicco di grano.
A. Savone
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
16 Marzo 2026 Giovanni 4, 43-54
Nessuno può darci la garanzia che ciò in cui crediamo nella vita corrisponda a verità. Ciò che possiamo fare è continuare a camminare forti di quella speranza che nasce dalla fiducia. Se ricevessimo subito “segni e prodigi”, non saremmo incoraggiati a camminare, a crescere, a confrontarci con gli altri… E’ la fragilità della speranza a renderla così preziosa e umana.
Dehoniani
Il segno che compie Gesù, è veramente un grande segno che ci fa vedere cosa significa la fede nella Parola, ci ridà quella fiducia nel Padre che ristabilisce i nostri rapporti che non sono più rapporti di schiavitù e di morte, ma rapporti di libertà e di vita. Questo avviene mediante la fede in quella Parola, in ciò che è avvenuto allora e accade ogni volta che uno ascolta la Parola.
S. Fausti
15 Marzo 2026 Giovanni 9, 1-41
Ungendo con il fango gli occhi del cieco nato, Gesù non ha soltanto restituito la vista a un uomo. Ha ricordato a lui — e a ogni essere umano — la vertiginosa altezza a cui siamo chiamati. Un’umanità così vasta, così luminosa, così dignitosa da sfiorare il divino.
P. Scquizzato
Alla fine del cammino non c’è un dogma. C’è una fede nell’uomo.
Ed è qui che il Vangelo diventa tremendamente attuale.
Noi crediamo in tante cose: nel potere, nel denaro, nella tecnologia, nelle ideologie,
nei miracoli, nelle reliquie, nei riti, nel guru di turno.
Crediamo quasi in tutto.
Ma crediamo poco nell’essere umano.
Per questo lo umiliamo.
Per questo lo sfruttiamo.
Per questo lo scartiamo.
Il dramma della nostra epoca non è l’ateismo.
È la mancanza di fiducia nell’umano.
F. Tesser
14 Marzo 2026 Luca 18, 9-14
Si prega non per ricevere ma per essere trasformati. Il fariseo non vuole cambiare, non ne ha bisogno, lui è tutto a posto, sono gli altri sbagliati, e forse un po’ anche Dio. Il pubblicano invece non è contento della sua vita, e spera e vorrebbe riuscire a cambiarla, magari domani, magari solo un pochino alla volta. E diventa supplica con tutto se stesso, mettendo in campo corpo cuore mani e voce: batte le mani sul cuore e ne fa uscire parole di supplica verso il Dio del cielo.
Ermes Ronchi
Giovanni Nicoli | 10 Agosto 2023