Giovanni 14, 1-6
 
 
 

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».

Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».

 

Io sono la via, la verità e la vita.

Io Sono, è il nome con cui Dio si è presentato a Mosè, è il nome con cui Mosè ha presentato Dio al popolo. L’Io Sono, è Gesù incarnato che si presenta in mezzo a noi come la manifestazione del Padre.

Io Sono la via. Lui è la via Trinitaria, è la via che noi siamo chiamati a scoprire e a seguire. Quando ti trovi in un posto, magari buio, e non conosci la strada la cosa si può rivelare poco simpatica.

Mi ricordo che una volta l’ultimo giorno prima di partire dal Mozambico andai la mattina presto a fare un giro sulla montagna dello stregone. Una strada che già conoscevo, un sentiero conosciuto in mezzo alla savana. Era poco prima dell’alba, volevo arrivare all’alba in cima. Non vi dico le volte che ho perso la strada sia all’andata come al ritorno. E quando perdi il sentiero in Africa, i pericoli non sono pochi e la smania per ritrovare il sentiero aumenta, come aumenta l’ansia per il fatto che non lo ritrovi. Tutti i sensi diventano tesi sia nell’intravvedere i pericoli come nel ricercare un segno che ti possa ricordare la via. Noi, abituati a viaggiare su strade conosciute e tappezzate di segnaletica, non riusciamo a cogliere la difficoltà di questo. Ho fatto migliaia di volte la strada da Nampula a Momola, dove abbiamo costruito una scuola, eppure, soprattutto di notte, se non ci fosse stato un ponte di ferro e poi un formicaio enorme, non sarei mai riuscito a ritrovare la strada che deviava per il posto cercato.

Gesù è la via, forse noi l’abbiamo smarrita. Ma la cosa più drammatica è che noi non sappiamo nemmeno di averla smarrita, ci illudiamo di camminare sulla strada giusta. Vediamo un sacco di effetti negativi, ma continuiamo a dire che la colpa non è nostra e che siamo incamminati nella direzione giusta.

Ebbene Gesù è la via, la via sulla quale incontriamo il Buon Samaritano che cura l’uomo depredato; è la via sulla quale ci imbattiamo nel Buon Pastore che ci difende e ci viene a cercare; è la via che ci porta alla casa del Padre Buono che ci accoglie quando torniamo dai nostri allontanamenti.

Gesù è la verità. La verità è che egli è il Verbo incarnato che, avendo lasciato tutto, è venuto ad abitare in mezzo a noi nella limitatezza e nella fragilità e nel limite della nostra natura di uomini e di donne. Lui è l’incarnazione e il dono di grazia e di verità, è il dono dello Spirito Santo per noi e in noi. La verità è lui che si incarna.

La verità della incarnazione è il dramma della nostra esistenza. La verità della incarnazione è il dramma perché è la strada che noi abbiamo per far sì che i nostri desideri di bene, possano diventare realtà. È un dramma perché, nel momento stesso in cui i desideri diventano realtà, si incontrano e si scontrano con il limite e con il male. E quando questo scontro avviene il rischio che tutto vada in tilt è altissimo!

Continuamente nella mia, nella nostra esistenza, siamo chiamati ad incarnarci. Spesso questa incarnazione, nella mia esperienza, è stata una incarnazione laddove io non volevo e come io non avrei voluto. Dopo avere battagliato per potere cambiare il luogo di incarnazione, si è presentata la necessità di incarnarsi lì. Qui sta il dramma. Perché l’accettare di incarnarsi in quel luogo o in quella comunità, ti accorgi che ogni giorno di più fa nascere qualcosa di bello e di nuovo. Allo stesso tempo, l’incarnazione in quella realtà è una spina nel fianco del tuo desiderio. Per cui ti trovi a vivere la bellezza e l’amarezza allo stesso tempo, dell’incarnazione. Bellezza e amarezza che alle volte camminano a braccetto, alle volte si scontrano: questo è drammatico.

È l’Incarnazione di Cristo che scorge la bellezza per la salvezza dell’uomo e allo stesso tempo intravede all’orizzonte il passaggio della croce come unica strada per potere giungere alla resurrezione.         

Questa incarnazione che è la via su cui Gesù ha camminato e su cui noi siamo chiamati a camminare, diventa la nostra vita. Gesù che è la Via su cui camminare; che è il Pastore da seguire per potere giungere alla Vita, è la Verità della nostra esistenza.

Una verità non statica e predefinita, ma una verità continuamente da cercare, continuamente da capire, continuamente da amare, continuamente da incarnare.

«La via non è una strada, ma una persona da seguire; 

la verità non è un concetto, ma un uomo da frequentare; 

la vita non è un dato biologico, ma un amore da amare».

 Silvano Fausti

 

La verità è la vita che germoglia, che mette gemme, la primavera che riempie di fiori e di verde l’inverno dei nostri scontenti. 

La verità è ciò che fa fiorire le vite.

 Ermes Ronchi

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