Giovanni 14, 21-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?».

Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Dopo Tommaso che chiede a Gesù: “Signore, non sappiamo dove vai: come possiamo conoscere la via?”. Dopo Filippo che afferma: “Signore, mostraci il Padre e ci basta!”.

Giovanni ci presenta oggi, nel prosieguo del capitolo quattordici del suo vangelo, Giuda, non l’Iscariota, che pone a sua volta una domanda: “Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?”. Una domanda a noi oscura come oscura ci risulta la risposta di Gesù. Sembra un dialogo tra sordi dove ognuno va avanti per la sua strada non incrociando mai l’altro. E anche il discorso dell’uno e dell’altro, non è che ci convinca molto.

Ma tentiamo di comprendere quello che ci può dire questo vangelo odierno.

Giuda, che è dei Giudei, grande tribù degli ebrei e fratello di Giuseppe, pone una domanda che è nel cuore e nella mente di tutti i suoi contemporanei: caro Messia, che aspetti a manifestarti come devi? Cosa aspetti a farti riconoscere dal mondo? Dal mondo intero, bada bene? Come mai continui a farci questi discorsi sulla via, sulla verità, sulla vita? Come mai ti perdi dietro a bazzecole quali il vedere il volto del Padre? Cosa continui a parlare di amore quando qui c’è da salvare il mondo?

Abbiamo bisogno di capire come organizzare la parrocchia perché funzioni bene. Abbiamo bisogno di preti che vengano a dirigere e a dirigere bene le nostre comunità parrocchiali, non di gente appesa via che ci parla di amore e del volto del Padre.

Il Messia deve venire a salvare Israele e a sconfiggere i nemici del popolo, non abbiamo bisogno di chiacchiere. È inutile che tu continui a parlare dell’amore di Dio per noi, è ora di mettere i piedi per terra e capire come ristrutturare il tetto della chiesa e rilanciare l’oratorio. Abbiamo bisogno di preti attivi che mettano su delle belle feste parrocchiali, belle sagre, dove la gente si avvicina alla chiesa perché si diverte. Ma sì, ci sarà tempo anche per una messa e per una predica, non troppo lunga, dove si richiamano i massimi sistemi. Ma niente più: poi la festa parte e dobbiamo guadagnare se vogliamo pagare i debiti e rifare ciò che sta decadendo.

Questo prima di tutto. Poi c’è un po’ di spazio anche per Dio, sempre che non disturbi troppo il nostro quotidiano e i nostri affari che debbono andare avanti se vogliamo vivere. Questo il senso della domanda di Giuda, domanda che risuona lungo tutti i secoli e ci raggiunge oggi, con le stesse preoccupazioni di Giuda, pur in un contesto diverso e con concretizzazioni diversificate.

Ti vuoi manifestare al mondo sì o no? Poche storie, abbiamo bisogno di visibilità e di avere spazi di manovra, quindi spazi di potere, se vogliamo contare qualcosa nel mondo. Tanto è chiara la domanda di Giuda, quanto diventa chiara la risposta di Gesù. Una risposta che evidenzia da subito l’incomprensione che gli apostoli hanno nei confronti di ciò che Gesù sta dicendo e facendo. Incomprensione che sfiora continuamente il rifiuto.

Gesù ribadisce il suo essere Messia secondo il Padre e non secondo le aspettative degli uomini. La via che dobbiamo seguire, quella vera, quella che è vitale è Lui, è quello che Lui fa, è dove Lui cammina. Questa via chiede la contemplazione del volto del Padre per potere essere carica di umanità e di relazione vera con il mondo. Una relazione che diventa ogni giorno più vitale. Ed è la via dell’amore, quello gratuito, quello del donare la propria vita per i propri amici. Quella via che Gesù ha intrapreso lavando i piedi agli apostoli e chiedendo ad ognuno di noi di fare lo stesso se vogliamo vivere da discepoli del Signore.

La scelta del Signore è chiara: il segreto della vita sta nel donare la propria vita con gratuità per i propri fratelli. Amandoli sino alla fine anche nel momento del fallimento che si realizza per Gesù nel morire solo come un cane in croce, né più né meno che come un delinquente.

E noi? Noi sappiamo che solo amando il Figlio e i fratelli, possiamo sperimentare l’amore del Padre. Non confondiamoci: non è che il Padre ci ama se noi amiamo. Il Padre ci ama comunque da sempre. Ma noi possiamo sperimentare il suo amore solo vivendo da figli e dunque da fratelli. Detto in altre parole: solo se amiamo il Figlio e i fratelli come il Figlio ci ha amati, fino alla fine.

L’amore e la fiducia in Gesù ci permettono di capire la sua Parola e di viverla. Lo Spirito che Gesù manderà ci aiuterà a ricordarla – a rimetterla nel cuore – e a viverla nel nostro tempo. Non aggiungerà niente di nuovo, ma ci aiuterà a calarla nelle esperienze che viviamo.

Dehoniani

 

La nostra vita diventa feconda solo nella misura in cui impariamo a voler bene a Gesù, restando uniti alla sua parolaLasciando che la linfa del suo bene spenga ogni agitazione e dissipazione del cuore.

Pasolini

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9 Marzo 2026 Luca 4, 24-30

Le chiusure mentali più difficili da demolire ce le hanno coloro che pensano di essere i più vicini, cioè quelli che pensano di aver capito tutto e di avere tutto sotto controllo. A una persona che è convinta non si riesce nemmeno a parlarle fino in fondo perché il suo ascolto è occluso dalla sua convinzione.

M. Epicoco

Il ritenere tutto come ovvio finisce per non far riconoscere ciò che di diverso pure sta già germogliando, la familiarità finisce per dare tutto per scontato, l’abitudine finisce per leggere ogni cosa solo come stanca ripetizione di un passato senza sbocchi.

A. Savone

8 Marzo 2026 Giovanni 4, 5-42

Ti ho fatto per me.
In te ho posta una sete che parla di me.
Se la segui essa porta a me.
Ma tu non la vedi e non la senti.
Perchè il mondo ha provato a cambiarla, a rimuoverla, a cancellarla.
Ora hai sete di odio, di guerre, di potere, di successo e di denaro.
Per questo la sete di me ora dorme e tace in te.
Sei un girovago di pozzi in cerca di un’acqua che non disseta.
Avrai sempre sete fin quando non troverai me.
Nessuno può cancellare questa sete che io ho posta in te.
Prima o poi la intercetterai.
Te ne accorgerai.
E allora sarai stanco di girovagare per pozzi la cui acqua non sazia.
Io, invece, ti aspetterò al pozzo d Sicar.
Porterai la tua brocca e io ti darò l’acqua che non cercavi.
Risveglierò in te la sete che non provavi.
Perchè io ti ho fatto per me.
E nulla potrà darti ciò che solo io posso darti.
Il tuo cuore è un abisso.
Lo so bene perchè l’ho fatto io.
E io ci sono dentro.
Ora tocca a te rientrarvi.
Il pozzo sei tu.
Sei il pozzo ma non il fondo
Perchè il fondo sono io.
Da lì ti guardo.
Lì ti aspetto.
Tu sei la brocca e non l’acqua.
Perchè l’acqua sono io.
Berrai e sarai sazio.
Io in te e tu in me.
M. Illiceto

7 Marzo 2026 Luca 15, 1-3.11-32

L’amore sa aspettare, aspettare a lungo, aspettare fino all’estremo. Non diventa mai impaziente, non mette fretta a nessuno e non impone nulla. Conta sui tempi lunghi.

Dietrich Bonhoeffer

La paura di non essere amati ci spinge a non lasciare al padre il potere di farci sentire così e preferiamo non farci trovare più, lasciare il posto in cui ci si aspetta che restiamo. E, con il gesto più libero che abbia mai fatto, il fratello maggiore, che non ha mai chiesto nulla, confessa il suo bisogno di essere amato allo stesso modo, e si arrende alla ricchezza umana del suo limite, come se stesse dicendo al padre “vienimi a cercare, anch’io voglio essere trovato”. E Lui viene a cercarci e ci chiama figli, ci invita a rallegrarci e a ringraziare con Lui.

C. Bruno

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