Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.
Non sia turbato il vostro cuore e non abbiate timore.
Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me.
Ve l’ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate.
Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; egli non ha nessun potere su di me, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato. Alzatevi, andiamo via di qui.
Non sia turbato il vostro cuore e non abbiate timore. L’invito a non turbarci è arricchito dal non avere timore e si incontra con il dono della pace di Gesù. Una pace basata innanzitutto sul dono che Cristo fa di se stesso.
Nella drammaticità del momento presente Gesù annuncia il dono della sua pace che è tutta la pienezza vitale a cui una esistenza può aspirare.
La pace non è uno stato ma una relazione: shalom (=pace) viaggia in compagnia della berit (=alleanza). Questa pace ci viene lasciata da Gesù come dono: ce la offre lasciandoci se stesso. È la pace stessa a caratterizzare il Cristo in questo momento supremamente drammatico della sua esistenza: la pace dell’essere in comunione alla volontà del Padre.
In una sua preghiera Paolo VI° diceva:
“Signore, noi abbiamo ancora le mani insanguinate dalle ultime guerre mondiali… Signore, noi siamo oggi tanto armati come non lo siamo mai stati nei secoli prima d’ora e siamo così carichi di strumenti micidiali da potere, in un istante, incendiare la terra e distruggere forse anche l’umanità.
Signore, noi abbiamo fondato lo sviluppo e la prosperità di molte nostre industrie colossali sulla demoniaca capacità di produrre armi di tutti i calibri, e tutte rivolte a uccidere e a sterminare gli uomini nostri fratelli; così abbiamo stabilito l’equilibrio crudele dell’economia di tante nazioni potenti sul mercato delle armi alle nazioni povere, prive di aratri, di scuole e di ospedali”.
Se oggi c’è la guerra, ci sono le guerre, non è perché le cose si siano mosse quasi per caso e per sbaglio, ma perché ci sono delle responsabilità precise a cui nessuno potrà sfuggire.
C’è la guerra perché per tanto tempo si sono seminate situazioni ingiuste, si è sperata la pace trascurando i quattro pilastri della pace di cui ci parla Giovanni XXIII° nella Pacem in Terris, l’enciclica che ha voluto ad ogni costo.
I quattro pilastri sono: verità, giustizia, libertà e carità. Pilastri che vengono minati alla loro base ogni volta che c’è menzogna e ingiustizia, pregiudizio e odio.
La verità vi farà liberi. Verità che noi siamo chiamati a cercare nella nostra vita personale. Se non facciamo verità dentro di noi non potremo farla neppure fuori e intorno a noi. Non riusciamo più a chiamare le cose con il loro nome: questo ci toglie la pace perché mina il primo pilastro della pace che il Signore è venuto a portarci.
Se questo non avviene dentro di noi, non può avvenire neppure tra di noi.
La giustizia è il secondo pilastro. Una giustizia che non ha nulla a che vedere con la giustizia umana basata sempre e comunque su rapporti di forza e di potere. La legge umana non è e non può essere uguale per tutti. La giustizia, della quale il Papa ci parla, è equità, è uguaglianza, è condivisione, è solidarietà. L’ingiustizia con cui noi trattiamo noi stessi non permettendoci di vivere una vita umana, sperdendoci nelle tante cose da fare e non vivendone nessuna, è una ingiustizia che noi ci portiamo dentro anche nei rapporti con gli altri. Le ingiustizie sociali su cui è basato il nostro bene amato benessere, minano alla base la pace. L’ingiustizia di rapporti economici e di potere, su cui è basato il mondo non può avere come frutto la pace. Non possiamo nasconderci gli egoismi che la preghiera di Paolo VI° mettono in evidenza. I peccati sociali evidenziati non possono non esistere solo perché noi cerchiamo di emarginarli dalla nostra coscienza personale e sociale, o solo perché noi non ci pensiamo. Questi peccati ci sono ed agiscono!
Oggi i paesi poveri sono schiacciati dalle leggi di mercato, che non sono una cosa caduta dal cielo, imposte dai più ricchi per potere divenire sempre più ricchi.
La libertà è il terzo pilastro. La libertà interiore, la libertà del cuore, la libertà del parlare e del pensare e dell’agire.
Noi viviamo in un mondo dove le “super potenze” affermano che la cosa più grande che loro hanno è la libertà. Ma mi verrebbe da domandare: la libertà di chi? Solo la loro! Perché solo loro possono fare nel mondo quello che vogliono. Loro possono inquinare più di tutti (e noi occidentali con loro). Loro possono uccidere chiunque e dovunque e rimanere impuniti. Loro debbono difendere i loro interessi sempre e comunque! Questa libertà potrà mai portare alla pace? La menzogna su cui si basa tutto il loro esserci, ammazza ogni desiderio vero di giustizia e di libertà.
La carità è l’ultimo pilastro che papa Giovanni ci suggerisce. La carità è uccisa dall’odio, dal dominio sull’altro, dal pregiudizio, dal possesso egoista. La carità è il centro di ogni azione giusta e vera. Non è qualcosa per gente troppo buona. Senza la carità non ci può mai essere verità. Cristo si è fatto ammazzare piuttosto che violentare senza carità la verità. Non ne aveva bisogno perché era vero e libero dentro, perché lui è il solo giusto. Solo la carità verso noi stessi e verso il fratello ci garantisce la pace che Cristo è venuto a portarci.
I fiumi di sangue sono dove le nostre società ci sguazzano: l’immoralità, gli egoismi, la corruzione, i tradimenti e le infedeltà, il menefreghismo, l’indolenza e lo sciupio delle energie della vita per cose vane, l’insensibilità di fronte a milioni di esseri umani, il volgere la testa di fronte alle miserie. In questi torrenti di fango ci siamo buttati, ci siamo divertiti in maniera spensierata e irresponsabile.
È necessaria una volontà umile e sincera perché la nostra preghiera e la nostra invocazione possa essere sincera, libera, caritatevole e giusta. Amen!
Dio che disarma il cuore e lo riempie di serenità, scioglie le rigidità e spegne le tentazioni di aggredire gli altri e ci ricorda che accanto a noi ci sono fratelli e sorelle, non ostacoli e avversari. È sempre lui che ci dà la forza di perdonare, di ricominciare, di ripartire, perché con le nostre forze non possiamo. È con lui, con lo Spirito Santo, che si diventa uomini e donne di pace.
Papa Francesco
La pace è l’uomo e questo uomo è mio fratello, il più povero di tutti i fratelli. La libertà è l’uomo e questo uomo è mio fratello, il più schiavo di tutti i fratelli. La giustizia è l’uomo e quest’uomo è mio fratello.
M. Turoldo
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
4 Gennaio 2026 Giovanni 1, 1-18
L’incipit
del vangelo di Giovanni
è un massaggio cardiaco
salva eternità.
Occorre sentirserLo
vibrare addosso.
Deve essere pronunciato
da labbra interiori.
Solamente il Verbo
può parlare di Sé.
E. Avveduto
Il progetto del Creatore consiste nell’elevare l’uomo al suo stesso livello e dargli la condizione divina… un uomo sarà espressione della sua stessa realtà divina.
Piena realizzazione di questo progetto sarà Gesù. Ma la sua non sarà una condizione privilegiata ed esclusiva: assumendolo come modello della propria esistenza, gli uomini potranno nascere da Dio per il dono dello Spirito e diventare anch’essi figli di Dio, realizzando in sé stessi il progetto divino.
A. Maggi
3 Gennaio 2026 Giovanni 1, 29-34
Non è venuto come leone,
non come aquila,
ma come agnello,
l’ultimo nato del gregge,
a liberarci da una idea terribile e sbagliata di Dio.
E. Ronchi
Scendere è il movimento spirituale per eccellenza: l’umiltà è la credenziale ineludibile della verità. Una verità che non sia umile non è altro che dottrina.
Pablo D’ors
2 Gennaio 2026 Giovanni 1, 19-28
Gli altri possono darti un nome o un numero, ma non possono mai dirti chi tu realmente sei. Quello è qualcosa che puoi scoprire solo tu stesso dal tuo interno.
Thomas Merton
Siamo “voci” nella storia, voci che non si impongono, voci prestate a una Parola che continuamente si incarna nella storia, che ogni giorno si incarna nella vita dell’altro che incontro. Viviamo non da padroni di questa Parola ma come voci che nel vento di questa turbolenta storia sono a servizio di una Parola che incessantemente chiama alla vita.
L. Locatelli
