Giovanni 15, 12-17
 
 
 

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.

Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.

Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati.

Ma cosa è questo amore che continuamente ritorna nei vangeli di questo periodo Pasquale? Ce lo dice Giovanni nella sua prima lettera al capitolo 3, versetto 16:

Da questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli.

L’amore sta in questo: nell’essere amati da Dio che ha dato la sua vita per ognuno di noi. Ancora: l’amore sta in questo: dare la vita per i propri fratelli.

È il Signore dunque che ci chiama amici e che ci invita ad essere amici nel dare la vita gli uni per gli altri.

Forse al giorno d’oggi abbiamo perso la vera dimensione dell’amicizia. L’amico era colui che dava tutto per l’altro. Addirittura l’amico era colui a cui affidare la propria famiglia, la propria sposa e i propri figli, in caso di morte. Era colui di cui ci si fidava e a cui si affidava tutta la propria esistenza, che il più delle volte era solo la propria famiglia.

Al giorno d’oggi, ho l’impressione, che l’amico sia più colui che mi serve per non stare solo, per potere andare al cinema con qualcuno, qualcuno con cui fare due chiacchiere al bar, qualcuno con cui andare a fare un giro in bicicletta o andare allo stadio.

Queste sono tutte cose vere, ma se manca la capacità di dare la vita per l’altro, se manca la capacità di fidarsi totalmente dell’altro, tutte queste cose sono palliativi, sono cose che passano, sono cose vuote che servono a noi, non all’amicizia.

Noi siamo amici di Dio che ha dato la sua vita per noi e per primo ci ha chiamati amici, se faremo quello che ci comanda: amare!

Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Siamo talmente abituati a calcolare quello che ci conviene, che perdiamo la dimensione della gratuità e della vera convenienza: quella di avere dei veri amici per cui dare la vita e da cui ricevere la vita.

Il Signore ci ha chiamati amici e non servi, perché? Perché il servo non sa quello che fa il suo padrone. Mentre noi sappiamo tutto quello che il Padre ha detto al Figlio e tutto quello che il Figlio ha fatto per noi in obbedienza al Padre: ha dato la vita per noi, rendendoci in tal modo suoi amici. Noi sappiamo quello che lui ha fatto per noi!

Ed è grazie al dono della sua vita che lui ha potuto e voluto scegliere noi come amici. Dovrebbe essere grazie al dono della vita che noi dovremmo scegliere gli amici ed essere amici.

Siamo chiamati ad essere collaboratori di Dio nell’amicizia e nella donazione della propria vita, solo così saremo fecondi. Solo così rimarremo uniti come tralci, che danno frutto, alla vite.

Il frutto che porteremo sarà un frutto che rimane perché parte direttamente dal Cuore Trafitto di Cristo, che è sorgente di acqua viva. Un’acqua che disseta per la vita eterna; un’acqua che chi la berrà non avrà più sete.

Per questo tutto quello che chiederemo al Padre lo riceveremo, perché lo chiederemo all’interno di questo fiume di acqua viva che è il dono della propria vita nell’amicizia.

Questo è l’alveo di vita, questa è la nostra missione: amarci gli uni gli altri.

Un amore che nasce da un’esperienza: In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati (1Gv 4, 10).

Forse sarebbe più utile un Dio “al nostro servizio”, pagato da preghiere, digiuni e penitenze, che fa quello che gli chiediamo… 

Ma Gesù ci propone amicizia, non servizio! E invita anche noi a trattarci non da servi ma da amici.

Ezio Del Favero

 

Dobbiamo tornare tutti ad amare Dio da innamorati, e non da servi.

Verdi

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