Giovanni 15, 18-21
 
 
 

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.

Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».

Gesù sta per essere tradito mortalmente. La parola che Gesù dice in questo contesto e che viene riportata da Giovanni cinquant’anni dopo alla comunità cristiana, è una parola consolatoria alla comunità perseguitata perché riconosca ancora una volta il centro della sua vita: sulla croce le parole di Gesù sono un appello alla misericordia.

La persecuzione è vista come segno che i discepoli sono già passati nel Cristo risuscitato nell’amore, a un’esistenza nuova.

Al giorno d’oggi nel mondo occidentale la chiesa non è più perseguitata: è emarginata. È emarginata nelle famiglie dove se uno dei componenti spinge per una attenzione più vera ad essere cristiani, viene preso per fanatico. L’emarginazione è un buon segno per chi vive per Cristo. La ricerca di consensi è un idolo. Essere di Cristo è non farsi assorbire da una logica perversa quanto piacevole.

La necessità e ricerca di emozioni esasperate è il vero idolo della società globalizzata. Le emozioni esasperate fanno vendere di tutto e di più, e questo crea mercato, e questo crea lavoro dove tutto è incentrato sullo stesso lavoro girando attorno ad esso: non vi sono più priorità di vita!

L’emozione esasperata è il grimaldello usato dal mercato per appiattire i desideri e per spingere sempre più in là il bisogno drogato di emozione: senza emozione non si vive. Quante interviste ascoltiamo dove emerge che l’altro mi va bene se mi crea emozione; una situazione è buona se mi dà emozioni; un incontro è positivo se suscita emozioni.

Non c’è più né bene, né male: anche noi chiesa, comunità cristiana, ci lasciamo sempre più risucchiare da tutto ciò. Anziché essere comunità profetica, rifiutata dal mondo ed inverata da questo rifiuto, ci adattiamo più a questa logica di mercato.

È difficile oggi parlare di sesso e di castità, ed è difficile perché è difficile essere casti amanti secondo il vangelo. O ti butti dentro ad amare e rischi continuamente di soccombere oppure ti isoli in una realtà sempre più vuota ed amorfa. Comunque sia: un grande baluardo a questa invasione di emozioni esasperate, è proprio la castità che è amore donato gratuitamente. Senza questo amore, l’alluvione di emozioni che ci viene dai media ci travolge e non siamo più capaci di amare. Il livello erotico dentro di noi si innalza sempre più e non ci basta più e allora, non è più tempo di fedeltà e abbiamo bisogno di andare a cercare chi ci stimola di più. Ne consegue: cambio di partner, nuovo appartamento, nuovo arredamento, nuove spese: il mercato tira di più. Noi: tiriamo sempre di meno, nel senso che siamo sempre meno vivi.

La crescita del mercato può essere necessaria alla nostra sopravvivenza, ma è chiaro che la sua espansione inarrestabile ci fa diventare sempre più stupidi.

Mi sembra importante una cosa: è ora di smetterla di portare i nostri cervelli all’ammasso. Cominciamo a dubitare di tutto quello che ci viene detto. Io sono convinto che anche l’uomo più mediocre diventa geniale se guarda il mondo con i propri occhi. Guardare il mondo con i propri occhi, significa ricominciare a pensare e a riflettere. Fare questo significa ricominciare a discernere e a capire ciò che è essenza e ciò che è apparenza, ciò che è buono e ciò che invece è male anche se si presenta a noi con le sembianze più belle.

Pensare significa accorgerci quanta vita buttiamo via alla ricerca di una emozione che si spegne dopo poco e non dona vita. Pensare significa sapersi distaccare dal mondo, non lasciarsi più risucchiare, non dare più nulla per scontato, dubitare continuamente delle cose belle che ci propinano, delle promozioni che ci riempiono il cervello di cose inutili a un cuore pieno di vita e pacifico.

Allora saremo odiati dal mondo, ma saremo contenti dentro. Una contentezza che non ha bisogno di alzare continuamente il tiro delle emozioni, ma una contentezza che nessuno potrà mai rubarci. Saremo inutili alla società perché consumeremo di meno ma sentiremo di nuovo la brezza fresca della libertà.

Chiudo con un episodio narrato da p. Turoldo riguardante suo padre. Suo padre stava seduto su di un tronco alla porta di casa. Un gruppo di giovani fascisti escono sulla via cantando Giovinezza, portavano il solito manganello. Mio padre continuava a fumare il suo toscano, aveva il cappello piuttosto abbassato. Il capo manipolo si affretta verso mio padre gridandogli: “In piedi e giù il cappello che si canta Giovinezza”.  Mio padre prima fa silenzio, poi si alza lentamente e guarda fisso il capoccia e gli dice: “Io, ragazzo il cappello me lo tolgo solo quando passa il Santissimo”. Il capoccia rimane perplesso, poi si agita e alza il bastone come per colpire, ma mio padre è già in casa, chiusa la porta. Allora ho capito come si crede e cosa sia conservarsi liberi.

L’amore va controcorrente: è odiato e perseguitato perché scomodo al nostro egoismo.

Silvano Fausti

Io sono convinto che anche l’uomo più mediocre diventa geniale se guarda il mondo con i propri occhi.

PG

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1 Aprile 2026 Matteo 26, 14-25

Non siamo diversi da Giuda: consegniamo il divino alla religione, non sappiamo guardare nei suoi occhi, non sappiano ospitare i suoi sogni, rifiutiamo il giogo della sua grazia, diffidiamo delle sue vie, non vogliamo accoglierlo dentro la nostra carne, scegliamo di essere polvere tranquilla che diffida del suo alito di vita eterna. Allora lo cediamo al sistema religioso perché se ne prenda cura al posto nostro.

E. Avveduto

Non si tradisce all’improvviso.

Si inizia quando si smette di custodire ciò che conta.

Quando l’amore diventa secondario.

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F. Tesser

31 Marzo 2026 Giovanni 13, 21-33.36-38

Giuda, fratello mio…

Ci sono solitudini che fanno rumore.

La tua, Giuda, no.

La tua cade in silenzio, come una moneta sul fondo del mondo.

E io ti penso lì, fratello smarrito, ultimo tra gli ultimi,

con addosso non il peccato — che pure gli uomini adorano contare — ma il dolore.

Quel dolore che spacca il fiato, che toglie il nome alle cose,

che fa della notte una stanza senza porte.

Ti hanno lasciato addosso il marchio del gesto, e si sono dimenticati dell’abisso.

Si sono fermati al bacio, e non hanno visto la ferita.

Hanno contato i denari, e non hanno contato le lacrime.

Ma io, stasera, se potessi, verrei a cercarti.

Non per assolverti come fanno i giusti.

Non per spiegarti, che certe anime non si spiegano.

Solo per sedermi accanto. Solo per dirti: resta.

Ancora un momento. Non andare così lontano dentro il tuo buio.

L. Santopaolo

30 Marzo 2026 Giovanni 12, 1-11

Noi vorremmo provare a entrare in questa settimana Santa accompagnati dal profumo del nardo di Maria, dall’immagine di questo aroma che si espande fino ad arrivare addirittura sotto la croce. Sarà questo il modo migliore per tenere lontane le continue immagini di morte che ci vorrebbero distogliere dal profumo della vita che Cristo ci è venuto a donare con la sua Risurrezione.

Dehoniani

Hanno deciso la tua morte, ma io ti profumo con ciò che fa vivere, l’hai insegnato Tu che l’amore fa esistere.

Tu ci hai riempito d’amore. Ci ami troppo, piccoli e peccatori come siamo, e io ti ricambio con questo troppo di profumo.

Ermes Ronchi

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