Giovanni 15, 9-11

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.

Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».

 

La relazione tra il Figlio e il Padre ci manifesta una dinamica relazionale che interroga l’esistenza del discepolo.

Come il Padre ama il Figlio, così il Figlio ama i discepoli. E come il Figlio ama i discepoli così essi sono chiamati ad amare i fratelli. È una cascata di luce discendente dall’alto che avvolge tutto ciò che incontra. È cascata di luce che illumina e rende, tutto ciò che incontra: luce.

Ed è una luce che promana dall’amore del Padre, ed è una luce che raggiunge ogni uomo. Ciò che esprime maggiormente questa luce, ciò che diventa motivo di concretizzazione di questa luce, è la pace e la gioia.

Sembra un atteggiamento impossibile questo da vivere, ma non lo è.

La pace e la gioia vanno sdoganate dalla falsa idea che esse dipendano dal fatto che le cose vanno bene o vanno male, che il mondo cambi oppure no, che la Buona Novella arrivi a tutti e rivoluzioni il mondo intero.

La pace e la gioia sono innanzitutto dono del Risorto e sono conseguenza dell’amore del Figlio per ognuno di noi. La pace e la gioia sono una scelta di vita. Sono un modo di affrontare la vita che si libera da ogni gioco di potere per accentrare tutta la nostra attenzione intorno al dono del Risorto: la pace e la gioia, appunto.

La pace e la gioia non sono dunque conseguenza delle cose che vanno bene, ma la pace e la gioia è un modo di essere e di scegliere la vita. La vita può essere affrontata da arrabbiati o da pacifici, da arroganti o da umili, da tristi o da felici. È grazie a questo dono e a questa scelta di vita che noi possiamo rimanere nella gioia e nell’amore di Dio. Così facendo avremo la possibilità di instaurare relazioni nuove, relazioni vere, relazioni cristiane, relazioni che diventano evangelizzanti ed evangelizzatrici.

Gesù che rimane nell’amore del Padre, ci invita a fare lo stesso con Lui: noi tralci che rimaniamo innestati nella vite per potere portare frutti di amore e di gioia. Se così vivremo, se così vorremo vivere, noi riceveremo continuamente quella linfa vitale che diventa fonte di amore, di gioia e di pace e saremo per i nostri fratelli fonti di amore, di gioia e di pace.

Questa realtà non smentisce la realtà quotidiana ma la informa e la riforma, la inonda di uno spirito nuovo, la rivoluziona. Ci fa passare da un atteggiamento da schiavi, gente che subisce ogni situazione, ad un atteggiamento da uomini liberi perché diventiamo noi protagonisti delle modalità di relazione con i fratelli e non rimaniamo dipendenti di asti e lotte che rischiano di annichilire ogni gioia e pace, ogni amore e ogni vita.

La vita del cristiano triste è fonte di un triste cristiano. Rimaniamo nell’amore e nella gioia, se vogliamo essere cristiani veri.

L’amore gratuito del Padre accolto nel Figlio, diventa motivo di gioia. Nel rimanere in questo amore sta la nostra gioia. Una gioia messianica, una gioia non consumistica, una gioia che non passa attraverso la trasgressione, una gioia che è fedeltà. Una gioia che è la gioia del Figlio. Una gioia che è la grazia di sentirci figli amati e quando uno si sente amato ha tutto.

PG

Chi si sente amato è nella gioia. Il segreto è rimanere attaccati a questo amore.

M. Epicoco

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8 Novembre 2025 Luca 16, 9-15

La grande sfida della fraternità è quella di incrementare senza alcuna timidezza gli spazi di condivisione, permettendo a tutto quello che Dio pone nelle nostre mani di trasformarsi in occasione di relazione e di servizio all’altro. Altrimenti la ricchezza di cui siamo depositari rischia di diventare una ricchezza «disonesta», capace di chiudere gli orizzonti della comunione e facendoci sprofondare nel baratro del possesso e della gelosia.

R. Pasolini

7 Novembre 2025 Luca 16, 1-8

La vita spirituale è molto materiale, noi viviamo lo spirito nel corpo, nella nostra relazione innanzitutto con le cose e difatti noi, nelle cose, mediamo il nostro rapporto con gli altri, in fondo, ci ammazziamo per possederle o diventiamo fratelli se le condividiamo.

S. Fausti

Perché io, amministratore poco onesto, che ho sprecato così tanti doni di Dio,

dovrei essere accolto nella casa del cielo?

Perché Dio mi giudicherà non guardando me, ma attorno a me: guarderà

ai miei debitori perdonati, ai poveri aiutati, agli amici abbracciati.

E. Ronchi

6 Novembre 2025 Luca 15, 1-10

Il punto in cui si smette di cercare
e ci si dispone a essere trovati,
qualcosa ama il numero dei miei capelli
non sa nome né storia
ma ha memoria di ogni singolo respiro
ama i battiti nella notte
i denti e i pugni stretti
ama lo spalancarsi delle braccia
nell’affidamento, il precario equilibrio
sull’orlo dei precipizi, e i passi oscillanti
sul lago appena ghiacciato.
Ti salvo. Salvo di te il soccorso
e la spinta, l’immisurabile
e il limite. Mi lascio accogliere
con la vigile mutezza
dei piccoli e dei selvatici.
Caduta, ripresa.
Ci sei.
Chandra Livia Candiani

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