Giovanni 15, 9-11
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».
“Benedetto sei tu, o Cristo Dio nostro, che hai mostrato sapienti i pescatori inviando lo Spirito Santo e che per mezzo loro hai preso nelle reti l’universo. Gloria a te, amico degli uomini!”.
Forse uno dei comandi più belli che abbiamo ricevuto è proprio questo: “Rimanete nel mio amore”. Mai un imperativo suonò così soave al nostro cuore.
Rimanere nell’amore del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Un rimanere che non ha nulla di statico in sé. Il rimanere nell’amore Trinitario ha in sé una dinamica formidabile di vita. È nello stare che noi ritroviamo la forza, il desiderio, la convinzione di andare. Mentre la nostra attenzione è sempre attratta e concentrata sul dove andare, come andare e con chi andare.
Il bello di questo comando, è che è un invito ad andare non a livello personale, ma a livello di comunità. Anche se io sono solo, anche se io prego lo Spirito da solo, anche se per un tratto cammino solo, io cammino in compagnia. Cammino in compagnia della Trinità, ma, soprattutto, cammino a nome dei miei fratelli.
Qui sta la sapienza: i pescatori inondati dall’amore dello Spirito Santo, prendono l’universo nelle reti. Avvolgono, cioè, tutta la creazione, tutto il creato, tutti gli uomini in un’aurea di amore salvifica. Gli apostoli, i pescatori, noi cristiani diventiamo sapienti secondo Dio quando siamo tramite allo Spirito facendo sì che Lui avvolga col suo amore tutti, nessuno escluso. Per questo lo Spirito è amico degli uomini.
Quando penso a questa dinamica di amore, non mi penso solo.
Quando ho letto questo brano questa mattina, mi sono venuti in mente i tanti che l’amore non sanno cosa sia e di come, essere tramite dell’amore di Dio, sia l’opera salvifica per eccellenza, sia la vera opera sociale che noi possiamo mettere in atto. Senza chiedere e spendere un soldo.
Mi sono venuti in mente i tanti bambini che non hanno potuto sentire la voce della mamma perché morta di parto: e sono ancora tante nel mondo. Come mi è venuto in cuore il fatto che il battito del cuore della mamma lo hanno sentito e questo è un canale aperto perché possa giungere loro l’amore della Trinità, se noi diventiamo saggi come i pescatori.
Mi sono venuti in mente i tanti che non sanno altro che vivere di violenza: dovremmo travolgerli col fiume di amore di Dio. Il mio no, il mio sarebbe troppo arrabbiato. Ma il suo: il suo no, il suo è misericordia, amore di Padre e di Madre, sintesi mirabile di ogni amore sulla terra. Mi sono venuti in mente quelli che hanno il cuore rattrappito dalle cose e dall’economia: felici di fare un bagno nei soldi, ma sempre sul chi va là: perché qualcuno più furbo o più carogna di lui, comunque lo trova prima o poi.
Ognuno di noi ci metta tutte quelle realtà che conosce e che sono drammaticamente sotto la sapiente stoltezza degli uomini, perché possa essere redenta dalla stolta sapienza di Dio che invita l’universo a partecipare alla vita Trinitaria. Vita che non ha nulla di intimistico e che non è per nulla una cosa personale: sarebbe lo sconfessamento della comunione della vita Trinitaria, che è la sua vera essenza.
Rimanete nel mio amore, diventati pescatori saggi, non è un invito ad allargare i confini della chiesa. Non è neppure un invito personale. È un invito ad entrare con un tuffo in questa vita nuova di amore in compagnia di tutti i disgraziati e i meno fortunati di questo mondo. Allora i confini del Regno di Dio saranno i confini dell’amore e della gioia, della sua gioia in noi, della sua gioia piena per noi.
Allora la messa non sarà più qualcosa da celebrare in chiesa la domenica, anche! Ma sarà soprattutto un inno di gioia alla vita che rientra in una comunione divina che esalta l’umano e lo riporta alla bellezza delle sue origini. Libero da schiavitù, libero da egoismi, libero da se stessi perché pienamente ritrovati nel volto dell’altro.
Allora la crudele indifferenza che avvolge i nostri cuori, diventerà attenzione, diventerà ascolto, diventerà ospitalità. Mentre ascolto e ospito la Parola, ascolto e ospito lo Spirito che soffiando su di me mi chiama alla vita. Quello Spirito che provoca le doglie del parto perché ciò che deve uscire esca e non rimanga più imprigionato nella pancia dei nostri egoismi. Allora l’altro, qualsiasi faccia abbia e qualsiasi provenienza abbia, sarà un regalo per me, sarà un dono. Sarebbe solo una povertà privarmi della sua presenza, una povertà di umanità, una povertà di vita divina di amore per me. L’altro è un regalo di Dio se accetto di entrare nella vita di comunione della Trinità: allora la mia gioia sarà piena perché con me potrà gioire colui che non è mai stato amato da nessuno e che, in noi, sarà amato e chiamato alla vita.
Questa è la ricchezza, questa è la vera vita a cui Dio ci chiama e nella quale ci domanda di rimanere. Così saremo pescatori sapienti: grazie allo Spirito, amico degli uomini!
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