In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».
Rimanere nell’amore del Figlio che è stato amato dal Padre e che ci ama dello stesso amore del Padre, è un comandamento che chiede a noi capacità di fedeltà: se osserverete, rimarrete, è un invito di Colui che è via, verità e vita. Lui sa, e ci consiglia; a noi accogliere fidandoci.
Accoglienza che chiede fedeltà, non è l’attimo di uno slancio e di un entusiasmo: richiede tempo a noi che di tempo ne abbiamo sempre meno. Il tempo è estremamente prezioso, è lo spazio in cui si dispiega la nostra vita, in cui giochiamo il nostro destino. C’è un tempo che passa e un tempo che dura. Quando i giorni e gli anni si assommano, la monotonia si fa pesante. Questo è il momento in cui non è facile tenere viva la fiamma degli inizi e conservare la fedeltà intatta.
Può essere relativamente facile e bello decidere di mettere al mondo un figlio; ancora di più diventa difficile diventare genitori di quel figlio giorno dopo giorno quando la stanchezza ci assale, quando le notti in bianco si assommano, quando i soldi sembrano non bastare mai.
Diceva Péguy: “Quando si è poeti a vent’anni, non si è poeti. Se lo si è a quarant’anni, allora si è poeti”. Mantenere la poesia significa mantenere la capacità di scorgere e di cantare ogni giorno, tante volte col volto nella polvere della sofferenza, quello che abbiamo scelto nella brezza dei vent’anni. Scoprire nel volto dell’amata, non più morbido come vent’anni prima, la dolcezza di battaglie fatte insieme. Scoprire nella fatica dell’amato un desiderio di esserci che va al di là della capacità di esserci con tutta quell’esteriorità tanto bella ma troppo amata.
Riuscire a scorgere e cantare le tracce dell’amore del Padre sulla strada che ogni giorno percorriamo: questo è quello che ci permette di scorgere la luce della fedeltà.
È difficile ripetere ogni mattina, nonostante il logorio della vita, il proprio sì alla vita che diventa fedeltà e che porta in sé una maggiore profondità spirituale.
Aridità! Troppo in fretta ti identifichiamo col fallimento.
Aridità! Sei la strada su cui camminare per mantenere la fedeltà attraverso il tempo.
Aridità! Ci permetti di accettare le lentezze di Dio. Dio ha dalla sua parte tutto il tempo, anzi ha l’eternità che cancella ogni tempo. Rimanete nel mio amore. A noi chiede pazienza. È la fedeltà che passa attraverso la pazienza dell’agricoltore.
A volte sembra che il seminatore non faccia nulla, le sue giornate passano e non fa nulla perché il seme cresca, sembra che la sua vita, a chi la guarda da fuori, non abbia alcun significato: lui continua il suo ritmo.
La fedeltà è un atteggiamento impercettibile e pesante allo stesso tempo. Chi è fedele? Per noi fedele è colui che saltella gioiosamente. In realtà fedele è colui che ha le mani sporche; è colui che tira avanti a costo della sua vita, a volte anche a costo della sua fedeltà stessa. Uno fedele veramente, ci muore sotto la sua fedeltà.
Qui incontriamo il segreto evangelico, sconvolgente nella sua limpida verità: colui che perde la sua vita a causa mia la salva, colui che la vuole salvare la perde.
La fedeltà di Cristo vissuta fino alla morte e alla morte di croce, ha in sé una bellezza e una potenza che troviamo solo sui visi scavati dei poveri che guardano nel fango delle loro strade la bellezza della vita che cantano e amano. Questa vita la sposano, non la abbandonano mai. Noi non riusciamo a capire come uno che ogni giorno compie con amore le sue cose, come uno povero che noi diremmo “ma cosa gode della vita”, vive sereno e nella gioia e ancora di più sa fare quello che noi non sappiamo più fare: donare la vita per i propri amici, questa è vera fedeltà: vita che vince sulla morte.
Questa è la fedeltà che il Padre ha comunicato al Figlio nel suo amore. Questa è la fedeltà che il Figlio ci ha donato amandoci fino alla morte e alla morte di Croce. Questa è la fedeltà che siamo chiamati a vivere noi, rimanendo nell’amore del Figlio.
La fedeltà non è qualcosa di passivo, ma è un tornado che si abbatte sul nostro quotidiano e gli dà senso. Tornado che diventa capacità di rischio e di abbandono all’imprevisto dello Spirito. Rischiare, mollare gli ormeggi per essere fedeli.
Rimanete nel mio amore. Qui sta il segreto del significato della nostra esistenza. Non nel che cosa fare, sta il senso della nostra esistenza. Non importa il cosa, ma che Lui sia il centro della nostra vita, che Lui sia conficcato nel centro del nostro cuore, il novello calvario dove la Croce di Cristo viene eretta per non abbandonarci mai.
Qui sta la vera gioia che nessuno ci potrà mai portare via, perché mai nessuno ci potrà rubare l’aridità del nostro quotidiano. Qui sta la vera gioia, perché nessuno potrà toglierci la possibilità di donare la vita per gli amici, la fedeltà di rimanere uniti alla vite: ci darà vita e ci spingerà a portare molti frutti.
L’amore non è l’ostinazione a non cambiare, ma l’apertura che permette alla linfa di circolare. Il tralcio può anche rimanere apparentemente innestato nella vite, ma senza permettere alla linfa di circolare.
Gaetano Piccolo
Il servizio è l’unica garanzia di rimanere nell’amore del Signore. L’amore del Signore è vero, credibile, quando si trasforma in atteggiamenti di servizio nei confronti degli altri. L’amore non si vede da quello che uno dice di provare ma da quello che uno fa.
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