Giovanni 15, 9-11

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.

Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».

Dio è amore gratuito. È gratuito amore che dà la sua vita per i propri Figli, per i propri fratelli. Dio non può che essere amore gratuito.

È affettuoso non per simpatia, ma perché è affettuoso. È tenero non per un moto di gentilezza più o meno sentito, ma perché è gentilezza. È tenerezza non perché il cuore sobbalza con qualcuno e non sobbalza con qualcun altro, ma perché è tenerezza. È perdono perché non può fare a meno di perdonare accogliendo a braccia aperte i figli che ritornano. È dedizione fino alla morte e alla morte di croce. È abbondanza perché il suo amore è amore infinito e onnipotente.

Questo amore è gratuito: ci ha amati per primo, ci ha amati al di là dei nostri meriti, ci ama perché è totalmente per noi. È amore gratuito che dà la vita per noi: fa passare la sua linfa vitale dalla vite, che è lui, ai tralci, che siamo noi. È il Padre che ama in modo infinito il Figlio, l’amore del quale si riversa su di noi.

Un amore gratuito, un amore elettivo. Siamo figli di elezione, perché scelti ed eletti da lui. Una elezione che non è esclusione degli altri, ma è universale. Elezione che non è un’accozzaglia dove tutti entrano indistintamente, ma una elezione personale che ci chiama per noi. Una elezione che dice un amore individualizzato. Per quanto i figli siano uguali e amati tutti, sono comunque amati di un amore diversificato, personalizzato appunto. Questo perché i genitori hanno sentire diversi, questo perché chi riceve l’amore ha un sentire diverso.

Vi è uno che ama un amore delicato, chi lo sente più nella tenerezza, chi lo sente più nella discussione, chi lo sente nel parlare a raffica, chi lo sente nel silenzio di uno sguardo. Ma comunque sono amore che si mette in relazione e crea comunione.

Amore che diventa cascata. Un amore che parte dal Padre e attraverso il Figlio, nello Spirito, raggiunge noi. Un amore che è un torrente che travolge tutto e che, nel ritorno al Padre, dopo avere fecondato tutto quello che incontra sul suo cammino, diventa un fiume dove i ruscelli dell’amore di ognuno di noi vanno ad ingrossare la portata di questo fiume di amore.

È un amore dato gratis, che ci chiama per nome e ci chiede una risposta responsabile. È la linfa vitale della vigna che gratuitamente entra nel tralcio della nostra esistenza, permettendoci, se vogliamo, di fare uva buona e non selvatica.

È l’accoglienza dell’amore che diventa un osservare i comandamenti rimanendo nell’amore del Figlio, come il Figlio, osservando i comandamenti del Padre, rimane nel Padre.

Amore gratuito del Padre accolto nel Figlio, diventa motivo di gioia. Nel rimanere in questo amore sta la nostra gioia. Una gioia messianica, una gioia non consumistica, una gioia che non passa attraverso la trasgressione, una gioia che è fedeltà.

Una gioia che è la gioia del Figlio. Una gioia che è la grazia di sentirci figli amati e quando uno si sente amato ha tutto.

Guardiamoci intorno: quante bellezze umane, naturali, fatte da mani di uomo ci circondano. Quando uno entra in un bosco può apprezzare la bellezza del bosco e godere l’aria refrigerante e contemplare i vari alberi. Ma uno può entrare in un bosco anche con un atteggiamento distratto, oppure con un atteggiamento economico che lo porta a pensare a quanto guadagnerebbe dal poterlo sfruttare e tagliare.

Dipende da noi gustare la gratuità della vita che ci circonda ogni giorno e che ci dà gioie gratuite e insperate e che ci permette di gustare queste bellezze gratuite, oppure perderci dietro le stesse cose ma con un occhio economico e distratto che non diventa accoglienza del fiume d’amore che parte da Dio, ma semplice desiderio di sfruttare ciò che Dio, umano o naturale, ci dona nella sua grandezza di amore infinito.

Se non ti tengo,
avvolgi le dita di luce,
fai il pugno,
tu resta.

Chandra Livia Candiani

Siamo fatti per la pienezza: nessun surrogato, per quanto gratificante, potrà soddisfare il desiderio profondo di vita.

Per questo occorre allenarci ad adattarci alle situazioni concrete, senza rinnegarci, perché non è possibile onorare veramente qualcuno se disonoriamo noi stessi.

Lanza

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17 Marzo 2026 Giovanni 5, 1-16

Invano il paralitico cerca di scendere nella piscina di Betzatà ,ossia in un luogo affollato in cui tutti tentano di ottenere un miracolo in grado di liberarli automaticamente dalla sofferenza. Ma, ora come allora, non vi sono fabbriche della guarigione, la quale resta artigianale, maieutica, un vis-à-vis tra Guaritore e ferito. La vera piscina è un’altra, è ascoltare e lasciarsi sommergere da una Voce che ci chiede di abbandonare la nostra staticità, ci chiede di rinunciare a quelle resistenze che rinforzano quel ‘lettuccio’ in cui siamo precipitati.

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Nessuno può darci la garanzia che ciò in cui crediamo nella vita corrisponda a verità. Ciò che possiamo fare è continuare a camminare forti di quella speranza che nasce dalla fiducia. Se ricevessimo subito “segni e prodigi”, non saremmo incoraggiati a camminare, a crescere, a confrontarci con gli altri… E’ la fragilità della speranza a renderla così preziosa e umana.

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Il segno che compie Gesù, è veramente un grande segno che ci fa vedere cosa significa la fede nella Parola, ci ridà quella fiducia nel Padre che ristabilisce i nostri rapporti che non sono più rapporti di schiavitù e di morte, ma rapporti di libertà e di vita. Questo avviene mediante la fede in quella Parola, in ciò che è avvenuto allora e accade ogni volta che uno ascolta la Parola.

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P. Scquizzato

Alla fine del cammino non c’è un dogma. C’è una fede nell’uomo.

Ed è qui che il Vangelo diventa tremendamente attuale.

Noi crediamo in tante cose: nel potere, nel denaro, nella tecnologia, nelle ideologie,

nei miracoli, nelle reliquie, nei riti, nel guru di turno.

Crediamo quasi in tutto.

Ma crediamo poco nell’essere umano.

Per questo lo umiliamo.

Per questo lo sfruttiamo.

Per questo lo scartiamo.

Il dramma della nostra epoca non è l’ateismo.

È la mancanza di fiducia nell’umano.

F. Tesser

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