Giovanni 15, 9-17

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.

Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

 

Il brano del vangelo di oggi provoca in me un interrogativo: l’amicizia è ancora possibile? E ancora: ma cosa è veramente l’amicizia?

Sulla possibilità di amicizia mi verrebbe da dire che non è possibile al giorno d’oggi. Non è possibile perché tutto è mediato e filtrato attraverso gli interessi. Tutto deve essere sacrificato alla corporazione o al partito o all’economia o ai valori. Tutte cose che prima o poi vanno a cozzare con l’amicizia, quella vera. Non è possibile l’amicizia al giorno d’oggi, perché ciò che conta non è il rapporto vero fra due persone ma il perché sono insieme, per che cosa sono insieme.

In nome di tutto ciò il tradimento dell’amicizia è la cosa più naturale di questo mondo. Sì, perché i rapporti, l’amicizia, l’amore finiscono, non possono durare in eterno al giorno d’oggi, sono troppo impegnativi. Ciò che dura, o deve durare, o dovrebbe durare, perché anche lì prima o poi scoppiamo, è l’interesse, l’interesse personale, l’interesse di categoria. Ne consegue che morale è “tutto ciò che mi conviene”, non certo l’amicizia.

Ma passiamo alla seconda domanda: che cosa è veramente l’amicizia? L’amicizia per noi è reciprocità di rapporti. È un dare e un ricevere. È un sentire che l’altro mi è simpatico. Forse da tutto ciò, che è cosa vera ma non sufficiente, nasce il detto “dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io”. Perché lì nascono i più grandi tradimenti. Nell’ambito dell’amicizia nascono le cose più nefande.

Il Signore non ci chiama più servi ma amici: ma cosa è per Gesù l’amicizia? L’amicizia è il tipo di amore più puro e per Gesù, su questa linea, amicizia è far conoscere all’altro la propria intimità. Consegnare all’altro i propri segreti, che non sono necessariamente cose brutte, con la capacità di custodirli ad ogni costo. L’amicizia è consegnare all’altro chi io sono, nella totalità di quello che sono, sapendo che l’altro in questa conoscenza cercherà sempre il mio bene.

Pensare l’amicizia come dinamica di reciprocità è impoverire l’amicizia stessa. Proprio perché l’amicizia è gratuità chiede di per sé uno sbilanciamento. Non può sussistere un’amicizia basata solo sulla reciprocità, pur essendone la reciprocità una parte costitutiva ed importante.

L’amicizia è quella del Battista che è amico dello sposo e gioisce quando lo sposo sta con la sua sposa. L’amicizia è amare come Gesù ci ha amati. Sappiamo infatti che non c’è amore più grande di questo “dare la vita per i propri amici”.  E l’intimità di Gesù col Padre viene a noi donata perché non siamo schiavi ma amici, amici perché conosciamo tutto ciò che il Padre comunica al Figlio e viceversa. Siamo amici perché portati dentro la vita dinamica della Trinità, di cui facciamo ormai parte. Siamo amici della Trinità, ma ancora di più la Trinità ci è amica perché dona tutta se stessa per noi e a noi.

L’amicizia vera, che dona se stessa totalmente, è fedeltà ostinata e senza pentimenti. È “non mollare mai”, anche e soprattutto quando non mi conviene. Amicizia è esistere fino a donare la propria vita per l’amico, la propria nomea, la propria onorabilità, il proprio buon nome. Amicizia è non abbandonare mai. È portare la comunione ai vertici più alti di condivisione.

L’amicizia è tutto! Ecco perché, nell’amore del Padre e del Figlio nello Spirito santo, dico che l’amicizia, nonostante tutti i tradimenti subiti in nome dei valori più alti e in nome di Dio, è possibile ed è da ricercare continuamente. L’amicizia è il succo della vita.

Per diventare amici bisogna mangiare un chilo di sale insieme, ma quel chilo non basta se non è alimentato dalla lealtà reciproca. L’amicizia è un legame prezioso e delicato, che si costruisce lentamente attraverso il tempo e la condivisione. A volte, basta una piccola incrinatura nella lealtà per far svanire quel rapporto speciale. L’amicizia richiede dedizione, pazienza e soprattutto il desiderio di essere sempre presenti, leali e autentici.

Erri De Luca

Amatevi gli uni gli altri in reciprocità, in un faccia a faccia che si prende cura dell’altro. Come Gesù si è fatto canale dell’amore del Padre, così ognuno si farà canale libero perché l’amore circoli nel corpo del mondo. Se ti chiudi, in te e attorno a te qualcosa muore, e la prima cosa a morire è la gioia.

Ronchi

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1 Aprile 2026 Matteo 26, 14-25

Non siamo diversi da Giuda: consegniamo il divino alla religione, non sappiamo guardare nei suoi occhi, non sappiano ospitare i suoi sogni, rifiutiamo il giogo della sua grazia, diffidiamo delle sue vie, non vogliamo accoglierlo dentro la nostra carne, scegliamo di essere polvere tranquilla che diffida del suo alito di vita eterna. Allora lo cediamo al sistema religioso perché se ne prenda cura al posto nostro.

E. Avveduto

Non si tradisce all’improvviso.

Si inizia quando si smette di custodire ciò che conta.

Quando l’amore diventa secondario.

Quando scegliamo noi stessi – la sicurezza, il vantaggio,

la paura – al posto della relazione, della fedeltà, del rischio.

F. Tesser

31 Marzo 2026 Giovanni 13, 21-33.36-38

Giuda, fratello mio…

Ci sono solitudini che fanno rumore.

La tua, Giuda, no.

La tua cade in silenzio, come una moneta sul fondo del mondo.

E io ti penso lì, fratello smarrito, ultimo tra gli ultimi,

con addosso non il peccato — che pure gli uomini adorano contare — ma il dolore.

Quel dolore che spacca il fiato, che toglie il nome alle cose,

che fa della notte una stanza senza porte.

Ti hanno lasciato addosso il marchio del gesto, e si sono dimenticati dell’abisso.

Si sono fermati al bacio, e non hanno visto la ferita.

Hanno contato i denari, e non hanno contato le lacrime.

Ma io, stasera, se potessi, verrei a cercarti.

Non per assolverti come fanno i giusti.

Non per spiegarti, che certe anime non si spiegano.

Solo per sedermi accanto. Solo per dirti: resta.

Ancora un momento. Non andare così lontano dentro il tuo buio.

L. Santopaolo

30 Marzo 2026 Giovanni 12, 1-11

Noi vorremmo provare a entrare in questa settimana Santa accompagnati dal profumo del nardo di Maria, dall’immagine di questo aroma che si espande fino ad arrivare addirittura sotto la croce. Sarà questo il modo migliore per tenere lontane le continue immagini di morte che ci vorrebbero distogliere dal profumo della vita che Cristo ci è venuto a donare con la sua Risurrezione.

Dehoniani

Hanno deciso la tua morte, ma io ti profumo con ciò che fa vivere, l’hai insegnato Tu che l’amore fa esistere.

Tu ci hai riempito d’amore. Ci ami troppo, piccoli e peccatori come siamo, e io ti ricambio con questo troppo di profumo.

Ermes Ronchi

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