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9 maggio 2021 Giovanni 15, 9-17

Giovanni Nicoli | 9 Maggio 2021

Giovanni 15, 9-17

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.

Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Non so se riusciamo ancora a cogliere come un dato vitale e non tanto come una semplice convenienza, che il ri-cordare che il Padre ama per renderci amore, è cosa essenziale. Il Padre è la fonte dell’amore, non Colui che vive e ci fa vivere la pretesa nei confronti della realtà.

Nella nostra vita, abbiamo fatto molte esperienze d’amore. Siamo stati molto amati da amici, familiari, parenti; abbiamo incontrato nel nostro cammino volti sorridenti ma anche volti non sempre felici che sorridevano per circostanza; abbiamo intessuto legami sinceri e altri mantenuti semplicemente per convenienza; abbiamo intrecciato relazioni buone, altre che si sono rivelate non libere da ricatti affettivi, avvelenate o violente; ma continuiamo ad essere vivi nell’amore perché qualcosa, o Qualcuno ha amato dentro di noi con un amore più grande del nostro. Scoprire l’amore a partire dalla Sorgente, a partire dal Padre, per coglierla nelle nostre relazioni quotidiane è cosa importante. è questo ciò che rimane è questo che pulsa nel cuore e ci chiama ad una relazione con l’amore del Padre perché Lui è fedele.

Non stupiamoci per le nostre incapacità e chiusure: i discepoli dormivano e tradivano, vivevano situazione da impauriti e da mediocri. Ma sappiamo che Gesù resiste scegliendo un legame di sangue e di lacrime, pur nell’amore. Mai viene messo in dubbio l’amore con il Padre.

La chiamata a rimanere nel suo amore è cosa chiara. Non si tratta di avere pretese di risultati certi, si tratta di vivere ciò che è vita, fatiche comprese, come luoghi di incarnazione della nostra vita.

Accogliere l’amore del Padre accogliendo il comandamento dell’amore è incarnare il fatto che nella vita, situazioni difficili comprese, ciò che è certa è la promessa del Padre e del Figlio di essere amore che rimane in noi e noi in Lui, al di là delle nostre sicurezze e bravure.

Per questo diventa cosa vitale accorgerci che “nessuno ha un amore più grande: dare la vita per i propri amici”. Credo che sia importante pensare se nella nostra esistenza, siamo ancora disposti a perdere tutto per un dono, non per un guadagno. Perdere per giocarci nella felicità del dono.

Essere amati ed amare con un amore limpido, nel senso di libero, è fonte di gioia, una gioia piena. Quella gioia che siamo chiamati a vivere come dono e come regalo  che ci vengono fatti. L’invito ad essere nella gioia è uno dei comandamenti di Gesù. È un invito non di sicurezza, ma di umanità e di verità. Non è un risultato è un modo di essere. Non dipende dai risultati, è vero in sè ed umanizzante per ognuno di noi.

Non ricercare l’uso dell’altro, non cedere alla tentazione di volere ricattare qualcuno, non cadere nel tranello di volere usare qualcuno o farci usare da qualcuno come obbedienza a Dio, è rimanere aperti a quell’amore che si incarna nelle pieghe di vita che diventano non qualcosa da mostrare o dimostrare, ma semplice luogo di umanizzazione, di salvezza, di amore. Quell’Amore che deposita in noi una gioia condita da una speranza che ci spinge alla salvezza da ogni disumanità che uccide l’amore.

Questo amore libera le intenzioni del nostro cuore, ci rende più vivi e più liberi di ciò che è essenziale per la nostra vita. Il Verbo si è fatto carne, è quell’Amore che ci invita a cercare l’incarnazione, con un amore sempre più vero, un amore che non ha nulla a che vedere con la ricerca di sicurezze e di perfezioni. Quell’amore che a volte non capiamo, che a volte ci fa paura, ma che ci salva giorno dopo giorno. Accogliere questo dono, questa realtà, è vivere con libertà lo stupore per la piccolezza bella della vita.

È bello accogliere il dono di un cuore libero, libero di essere amato e di amare, di vivere il dono della felicità come dono condiviso.

Tutto questo ha una sua verità e bellezza perché si incarna, grazie a Lui, come reciprocità che è risposta alla gratuità. Una risposta che nega ogni rifiuto in nome del riconoscere la bellezza del dono.

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