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16 giugno 2019 Giovanni 16, 12-15

Giovanni Nicoli | 16 Giugno 2019

Giovanni 16, 12-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.

Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Mi chiedo quali sono le cose che Gesù ha da dirci e che non ci dice in totalità. Quali sono queste cose che solo lo Spirito ci potrà chiarire. Quali sono queste cose di Gesù che sono del Padre e che lo Spirito trasmette a noi come dono del Padre nel Figlio e nello Spirito?

Di cosa si parleranno il Figlio e il Padre con lo Spirito che tiene banco con il suo danzare fra di loro? Quale è l’argomento che chiede il dono dello Spirito per potere essere compreso, perché troppo grande per potere essere compreso nella totalità?

Per me è chiaro che loro parlavano di pesce, di pane, di vino, di amicizia, di sofferenza. Quel Pane che è Gesù e che noi non comprendiamo ancora perché non riusciamo più a comprendere la bellezza di sederci a tavola insieme con i fratelli. Quel Pesce che fin dalle origini richiama la pesca in riva al lago dopo la risurrezione e richiama Gesù stesso, il Figlio del Dio vivente. È bello potere conoscere il pesce, è bello conoscere i pesci e le loro abitudini, è bello conoscere Gesù Pesce di vita. Riscoprire la bellezza del vino come dono di festa da condividere con gli amici e non come luogo per ubriacarsi per fuggire alla vita troppo spesso trascinata a stento e a fatica. La Trinità parla di amicizia e vive danzando la danza festosa dell’amicizia. Non è vero che quando ci sono interessi tutto deve passare in secondo piano. La Trinità che ci invita a danzare con lei, ci dice che non c’è cosa più bella dell’amicizia, non c’è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Così anche la sofferenza diventa luogo e motivo di dialogo tra il Padre e il Figlio mentre lo Spirito riempie l’aria di amore.

Questi sono gli argomenti che ancora oggi la Trinità vive e tratta, questi sono gli argomenti che ancora oggi noi non sappiamo vivere e conoscere con amore. Nessuna filosofia, nessuna religione, solo vita amata e amore vitale e vissuto.

Nel noi della Trinità c’è il noi della nostra esistenza. In questo noi c’è la manifestazione del Padre perché la vita del Figlio è luogo dove lo Spirito di amore rende la vita amata. La vita semplice, vita fatta di terra, vita fatta di Pane quotidiano innaffiato da un po’ di Vino condiviso.

È lì che possiamo accettare di lasciarci attraversare dalla vita accettando di essere vivi, nella sapienza vitale della Trinità che vive per noi e vive con noi. Lì possiamo abbandonare le nostre paure e rivivere il sogno come desiderio. Lì possiamo cogliere quanto siamo stranieri a noi stessi e per questo intimoriti dall’estraneità.

Così la Vita danza in noi una vita straniera inaspettata ma bella. È Vita straniera come è straniero il Volto dell’Innamorato che ci fa innamorare di Lui. Straniero può essere un figlio fino a che non è amato. Pensiamo di capirlo e comprenderlo, ma se non lo amiamo, lo possediamo ma non lo possiamo capire. Stranieri sono un padre e una madre che invecchiamo fino a che quasi non li riconosciamo più. Straniero sono io quando mi guardo allo specchio e mi accorgo che mi credevo migliore di quello che sono. Straniera è questa malattia che mi fa cambiare programma di vita. Straniero è il mio paese che a forza di rincorrere altri paesi all’apparenza migliori, non lo riconosco più come il Bel Paese accogliente e vitale. Tale estraneità mi interroga.

Di tale estraneità che desidera divenire amica, parlano il Padre col Figlio giungendo fino a noi grazie allo Spirito che ci istruisce non su cose nuove, non su cose complicate, ma su cose naturali e semplici, cose vitali e umanamente divine.

Così, parlando con Dio delle cose più normali della nostra vita, noi ridefiniamo il volto di Dio non confuso in processioni Trinitarie ma vivo e operante in mezzo a noi e con noi.    

Così nasce l’incontro, così rinasce la vita. Così siamo guidati dallo Spirito Santo nel cuore del Padre che è il Figlio incarnato che si siede a tavola con noi.

Per concludere vorrei ricordare che lo Spirito è dono di amore tutto femminile che si prende cura della relazione fra Padre e Figlio e di loro con noi. Si prende cura di farci apprendere le parole più semplici come Pane. Si prende cura di farci comprendere l’incomprensibile secondo la nostra età, non secondo la grandezza del mistero o della parola.  È lo Spirito di verità che ci porta alla conoscenza di tutta la verità. Quella verità che è vera perché radicata e solo se radicata nella carità che non avrà mai fine.

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