In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
Quante sono le cose che il Signore ha ancora da dirci e delle quali non siamo capaci di portarne il peso.
Quante cose da sapere ma che la mia mente non riesce a comprendere e a contenere.
Quanti gesti di amore necessari ma che il mio cuore non è in grado di compiere.
Quante scelte di vita che il mio animo si rifiuta di fare.
Quanti desideri di rendere più incisivo il mio cristianesimo ma che la mia volontà si ritrova incapace di compiere.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso, ci dice il Signore prima della risurrezione. Il Signore è risorto ma ci ritroviamo ancora allo stesso punto. Ma quando verrà lo Spirito di verità, continua a dirci il Signore, vi guiderà alla verità tutta intera.
Lo Spirito è venuto ma continuiamo a sentire la verità dell’amore una realtà lontana. Vorremmo vedere il volto di Cristo ma non lo sappiamo riconoscere. Siamo deboli e non riusciamo a vivere la conoscenza amorevole della parola di Gesù. La nostra conoscenza interiore è molto superficiale, quasi esteriore. Eppure le cose sembrano semplici e allo stesso tempo sembrano irraggiungibili.
Ad una persona che spiegava tutto il suo affanno interiore e i problemi complicati che lo assillavano e a cui non riusciva a dare una risposta, Madre Teresa di Calcutta disse: “Bene, se dedicherai un’ora al giorno ad adorare il tuo Signore e a non fare mai quello che sai essere ingiusto… tutto andrà bene”. Una risposta magica e semplicistica, ma allo stesso tempo vera e profonda per chi in profondità riesce ad andare.
Lo Spirito è l’annunciatore del dopo Cristo. Cristo deve andarsene perché possa venire il Consolatore, lo Spirito di verità ci farà comprendere quanto Gesù ci ha donato con un moto interiore di amore che unico ci può rendere consapevoli e capaci di comprendere la vicenda di Cristo. Lo Spirito ci porta alla verità tutta interna, perché dono materno che tocca con le dita del suo amore il nostro cuore. Lo Spirito è mandato perché possa annunciare a noi ciò che Cristo ci ha donato, verità che coincide pienamente al sentire del Padre. A questo punto possiamo cogliere come il Padre, il Figlio e lo Spirito agiscano di profonda intesa. Si comunicano come una cosa sola pur essendo tre persone distinte.
Lo Spirito è nostro maestro di interiorità che ci porta alla verità tutta intera. Una verità sulla vicenda Gesù, ma soprattutto alla verità sull’amore che Dio ha per ogni uomo. Troppe cose ci sfuggono a livello intellettuale, troppi moti del cuore di Dio sfuggono alla nostra capacità affettiva. Lo Spirito ci porta una verità che viene dall’alto, una risposta alle nostre paure e incertezze che non è elaborazione di pensiero ma dono di amore del Padre. Noi che ci ingarbugliamo nei nostri tentativi di risposta ai problemi quotidiani e alle difficoltà di relazioni, siamo invitati a ricercare una risposta vera che viene dall’alto e che unica ci aiuta a cogliere la realtà dal punto di vista di Dio, uscendo dai labirinti senza uscita nei quali facilmente noi ci infiliamo.
Alle domande che la vita ci pone, noi quasi sempre reagiamo con risposte mentali, ragionate, arzigogolate, risposte dal basso. Il risultato è che vi sono sempre più domande e risposte sempre più confuse: siamo avvolti da una ragnatela che più ci diamo da fare, più si attorciglia attorno a noi. La risposta dall’alto ci può donare la luce che toglie timore e ci invita a camminare con pazienza nella nostra esistenza.
La conoscenza amorevole della realtà che ci viene donata dallo Spirito, è unica risposta alle nostre difficoltà di relazione, ai nostri odi e alle nostre vendette, alla nostra incapacità al perdono e al nostro bisogno di isolare e emarginare l’altro. Lo Spirito non ci fa una lezione di catechismo ma parla al cuore togliendo quel cuore di pietra che abita in noi e donandoci un cuore di carne. Solo così può sbocciare dentro di noi e nella comunità un modo nuovo di vivere. Un modo nuovo di vivere secondo Dio e non più secondo il mondo che cerca solo potere e non amore.
Lo Spirito non solo ci dona una visione nuova sulla storia, ma ci dona una visione che va al di là dell’oggi e del tempo che noi passiamo su questa terra. Ci dona una visione totale ed integra donandoci la possibilità di rileggere l’oggi a partire da un orizzonte totale e vero. Ci fa vedere la realtà di Dio e degli uomini, come il Padre e il Figlio li vedono. Ci farà conoscere le vicende del mondo e della storia nella prospettiva della novità iniziata dalla morte e dalla risurrezione di Cristo. Qui sta la novità e la creatività di vita che il Signore opera.
Solo Dio potrebbe dire che cosa diverrà
questo nuovo spirito che si sta gradualmente
formando in voi.
Fate a nostro Signore il dono di credere
che sia la sua mano a guidarvi
e accettate l’ansia di sentirvi sospesi e incompleti.
Pierre Teilhard de Chardin
Lo Spirito prende i tratti tipici di Cristo e li comunica a noi.
Tratti che si riassumono in ciò che Cristo è,
in ciò che desidera, in ciò che insegna.
Lo Spirito non lo lascia giacere scritto,
ma lo prende e lo annuncia dentro ciascuno di noi,
trasformandolo in impulso ad agire, in proposta viva,
incisiva, aderente alla nostra coscienza e al nostro cuore di carne.
Ugo Vanni
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1 Aprile 2026 Matteo 26, 14-25
Non siamo diversi da Giuda: consegniamo il divino alla religione, non sappiamo guardare nei suoi occhi, non sappiano ospitare i suoi sogni, rifiutiamo il giogo della sua grazia, diffidiamo delle sue vie, non vogliamo accoglierlo dentro la nostra carne, scegliamo di essere polvere tranquilla che diffida del suo alito di vita eterna. Allora lo cediamo al sistema religioso perché se ne prenda cura al posto nostro.
E. Avveduto
Non si tradisce all’improvviso.
Si inizia quando si smette di custodire ciò che conta.
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31 Marzo 2026 Giovanni 13, 21-33.36-38
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Giovanni Nicoli | 17 Maggio 2023