Giovanni 16, 23b-28

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.

Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l’ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio.
Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».

Cosa vogliamo chiedere al Signore con la sicurezza di ottenere se non che ci faccia comprendere e amare il segreto della vita Trinitaria e il segreto della vita umana vissuta nella sua interezza e nella sua pienezza? Non possiamo cedere ancora alla tentazione di chiedere cose secondarie che disumanizzano e non umanizzano la nostra esistenza. I bambini chiedono cose secondo i loro capricci o i loro bisogni. E noi, società dei bisogni, ci sentiamo impegnati a soddisfare i loro bisogni rischiando di non sapere più cogliere la loro domanda di senso. Il rischio è quello d rivolgerci a Dio nello stesso modo: chiedendo che soddisfi i nostri bisogni di salute o economici, anziché che intercetti la nostra domanda di senso.

Entrare nella vita Trinitaria significa cogliere il segreto del loro modo di essere, di essere comunione e far sì che questa modalità di vivere possa diventare la grande richiesta del nostro cuore. Possiamo e dobbiamo chiedere che il vecchio Gesù, costruito con le nostre fantasie e con le nostre scelte, scompaia dal nostro cuore. Dobbiamo chiedere che il vero volto di Dio possa manifestarsi a noi. Possiamo e dobbiamo chiedere che lo Spirito d’amore della Trinità venga a noi. Che scompaia da noi il Gesù dei miracoli e il Gesù che ci parla solo di un Dio che giunge a noi con effetti speciali e con fasci di luce che escono dal suo cuore.

Che scompaia da noi il Gesù solitario e possiamo incontrare il Gesù che è in relazione profonda col Padre per mezzo dello Spirito. Quello Spirito che manda a noi perché ci faccia comprendere, amandolo, quanto il Signore Gesù Parola del Padre ci ha donato.

Vorrei comprendere, e te lo chiedo Signore, che il pianto per la cura che diamo alla vita, sia una esperienza bella ed importate. Vorrei chiederti di imparare un po’ di più, oggi, ad appassionarmi alla vita e a lasciare tutto ciò che vita non è, ancora un pezzetto di più.

Vorrei chiederti di non rendere la fuga dal dolore e dalla fatica lo scopo della mia esistenza. Vorrei chiederti di imparare a cogliere e a comprendere e ad amare il dolore e la morte come parte essenziale della mia esistenza. Vorrei chiederti Signore di potere ritornare oggi a partorire. Di potere gioire anche oggi per un nuovo parto, una nuova nascita alla vita. Vorrei chiederti di trovare oggi il senso della vita per oggi e per domani. Ti chiedo di lasciarmi abbracciare dalla tua avvolgente misericordia. Vorrei chiederti di potere imparare a chiederti in ogni momento quanto tu vuoi per me, di chiedere la tua vita, di chiedere la tua comunione, di chiedere la tua misericordia.

Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena”. Fino ad oggi non ho chiesto nulla nel tuo nome, non ho chiesto nulla degno del tuo nome. Non ho chiesto nulla da adulto che cerca un senso vero nella sua esistenza, un senso che può venire solo da te.

Ma desidero che la gioia mia, e dei miei fratelli, possa essere piena, possa essere vera. Per questo ti chiedo: dona a me e a loro la tua vita, quella vera e quella piena. Dona a me e a loro il tuo Spirito perché possa amare in modo adulto e vero la vita che anche oggi mi doni. Fa che non mi impaurisca dei marosi della vita, ma possa navigare con la certezza nel cuore che Tu sei la mia vita, altro io non ho. Tu sei la mia forza, la mia libertà e con te e i miei fratelli voglio oggi prendere il largo per navigare in modo più vero e più gioioso, perchè la mia e la nostra gioia possa essere piena.

E che il nostro andare faccia sobbalzare chi visitiamo e incontriamo con il canto dolce dello Spirito, che con le sue note soffia continuamente in noi.

Pregare per chiedere la gioia in nome della gioia, per non perdere la forza e l’energia della gioia in qualsiasi frangente e occasione della vita e così ottenere dalla vita tutto ciò che all’uomo serve e manca per la propria pace e felicità. L’uomo viene dalla gioia di Dio, e in grembo alla gioia di Dio tornerà per la vita senza fine.

Paolo Spoladore

Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

17 Marzo 2026 Giovanni 5, 1-16

Invano il paralitico cerca di scendere nella piscina di Betzatà ,ossia in un luogo affollato in cui tutti tentano di ottenere un miracolo in grado di liberarli automaticamente dalla sofferenza. Ma, ora come allora, non vi sono fabbriche della guarigione, la quale resta artigianale, maieutica, un vis-à-vis tra Guaritore e ferito. La vera piscina è un’altra, è ascoltare e lasciarsi sommergere da una Voce che ci chiede di abbandonare la nostra staticità, ci chiede di rinunciare a quelle resistenze che rinforzano quel ‘lettuccio’ in cui siamo precipitati.

E. Avveduto

16 Marzo 2026 Giovanni 4, 43-54

Nessuno può darci la garanzia che ciò in cui crediamo nella vita corrisponda a verità. Ciò che possiamo fare è continuare a camminare forti di quella speranza che nasce dalla fiducia. Se ricevessimo subito “segni e prodigi”, non saremmo incoraggiati a camminare, a crescere, a confrontarci con gli altri… E’ la fragilità della speranza a renderla così preziosa e umana.

Dehoniani

Il segno che compie Gesù, è veramente un grande segno che ci fa vedere cosa significa la fede nella Parola, ci ridà quella fiducia nel Padre che ristabilisce i nostri rapporti che non sono più rapporti di schiavitù e di morte, ma rapporti di libertà e di vita. Questo avviene mediante la fede in quella Parola, in ciò che è avvenuto allora e accade ogni volta che uno ascolta la Parola.

S. Fausti

15 Marzo 2026 Giovanni 9, 1-41

Ungendo con il fango gli occhi del cieco nato, Gesù non ha soltanto restituito la vista a un uomo. Ha ricordato a lui — e a ogni essere umano — la vertiginosa altezza a cui siamo chiamati. Un’umanità così vasta, così luminosa, così dignitosa da sfiorare il divino.

P. Scquizzato

Alla fine del cammino non c’è un dogma. C’è una fede nell’uomo.

Ed è qui che il Vangelo diventa tremendamente attuale.

Noi crediamo in tante cose: nel potere, nel denaro, nella tecnologia, nelle ideologie,

nei miracoli, nelle reliquie, nei riti, nel guru di turno.

Crediamo quasi in tutto.

Ma crediamo poco nell’essere umano.

Per questo lo umiliamo.

Per questo lo sfruttiamo.

Per questo lo scartiamo.

Il dramma della nostra epoca non è l’ateismo.

È la mancanza di fiducia nell’umano.

F. Tesser

Share This