Giovanni 16, 5-11

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.

Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.

E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».

“Ma io vi dico la verità: è bene che me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paraclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi”.

È finito il tempo dell’Incarnazione in Cristo ed inizia il tempo dell’Incarnazione nello Spirito. Il vangelo di Giovanni, in queste pagine, trasuda di Trinità. Quell’oggetto misterioso non identificato che per la chiesa ed il mondo è una cosa che viene interpretata come non unicità di Dio che non si capisce bene a cosa serva.

Noi adoriamo la divinità in Tre persone: il Padre nel Figlio con lo Spirito Santo, perché la vita è essenzialmente comunione. È comunione perché il nostro Dio è comunione e non beata solitudine di un semplice motore immobile. La Trinità fa andare giù di testa i filosofi perché concettualmente insostenibile. La Trinità fa andare giù di testa i cristiani che non sanno più cosa inventare e complicano una realtà semplice e vitale: umana e divina. La Trinità fa andare giù di testa le religioni monoteiste perché appare come una tre deità mentre è una Trinità.

Comunque sia il Padre è il Creatore, il Figlio il Salvatore, lo Spirito è l’amante del mondo. Sappiamo che quando agisce uno agiscono anche gli altri, non sono mai una monade che si muove.

Dopo che Gesù ha salvato il mondo con la sua morte e risurrezione, ed è stato bene che Lui se ne andasse, lo Spirito di amore ci viene mandato perché possiamo comprendere, più con la vita che con la testa, ciò che Cristo ci ha donato con la sua Parola e con la sua Vita: diventi in noi capacità di amare la vita vera che il Cristo ci ha comunicato dicendo a noi ciò che il Padre aveva detto a Lui.

Ogni partenza è una tristezza. Ogni morte è la perdita di una biblioteca per l’umanità. Ogni momento in cui qualcuno lascia, anche se qualcuno tira un sospiro di sollievo, è un piccolo o grande dramma.

Benedetto XVI° ha lasciato di essere Papa e nessuna scelta da lui fatta nella sua vita credo sia stata tanto benedetta e tanto profetica. Lo Spirito lo ha spinto ad un gesto di amore e di coscienza che umanamente tanti suoi predecessori non sarebbero riusciti a fare, perché il Papa sono io e qui mi ha messo Dio e solo Lui mi toglierà da qui con la morte.

Anche la nostra vita è costellata di partenze, anche la nostra vita è costellata di lasciate non sempre tranquille, spesso drammatiche, spesso dolorose. Ma tutte necessarie. Perché, noi non ci crediamo ma la natura insegna, ogni morte è necessaria per la vita. Senza la morte del giorno non vi è notte e senza la morte della notte non vi è di nuovo giorno. Così per il succedersi delle stagioni, così per il succedersi delle generazioni. Ogni morte in fondo può essere, e dovrebbe essere, un inno alla vita, un lasciare il posto a qualcuno che viene dopo di me; un atto di generosità nei confronti delle generazioni future nelle quali vive la nostra vera speranza e senza le quali noi riempiamo solo i ricoveri con gente più o meno demente.

Gesù lascia perché possa venire lo Spirito. Gesù ha fondato e costruito la sua chiesa e come ogni impalcatura dopo la costruzione va tolta perché possa splendere la bellezza della casa e la casa possa essere abitata, così Gesù con noi.

Così dovrebbe essere la relazione coi figli che finché non divengono genitori partendo da casa rimangono sempre figli, non crescono e non vivono una loro autonomia divenendo adulti (genitori in senso lato, intendo).

È giusto che Gesù se ne vada perché possa venire lo Spirito che ci faccia comprendere, solo Lui lo può fare, la colpa del peccato che è uno solo: rifiutare Lui, non credere in Lui, non con la testa ma col cuore perché chi ama è da Dio, non chi è battezzato. Solo lo Spirito ci può dare la forza per uscire da quegli schemi chiusi che chiudono la chiesa al suo vero servizio e alla sua vera vita. Solo lo Spirito ci può fare comprendere e amare la partenza di Gesù che ritorna al Padre e che ci dimostra, non con teoriche teologiche più o meno chiare, ma con l’amore che il nostro Dio è Trinità. Solo lo Spirito ci può fare comprendere che il principe di questo mondo è già stato condannato. Che il giudizio non è mai sull’uomo ma sul serpente antico, l’unico maledetto dal Creatore. Noi siamo chiamati non solo a comprendere questo ma a cogliere il fatto che un peccatore non può mai essere condannato, l’unico che può essere condannato è il Male, è il Maligno. Cosa che Gesù ha fatto con la sua morte: morendo per sua mano ha giudicato il Maligno degno di condanna e ha sconfitto la morte donandoci la sua risurrezione. Questa è cosa di tutti i giorni, questa è cosa vitale.

Spirito Paraclito vieni in noi e facci amare la vera vita che è il Padre nel Figlio con lo Spirito Santo. Istruisci noi illetterati dell’amore e facci teologi veri, non gente che discorre su di voi ma gente che semplicemente vi ama con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l’anima, con tutte le forze. Amen!

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Ci sono solitudini che fanno rumore.

La tua, Giuda, no.

La tua cade in silenzio, come una moneta sul fondo del mondo.

E io ti penso lì, fratello smarrito, ultimo tra gli ultimi,

con addosso non il peccato — che pure gli uomini adorano contare — ma il dolore.

Quel dolore che spacca il fiato, che toglie il nome alle cose,

che fa della notte una stanza senza porte.

Ti hanno lasciato addosso il marchio del gesto, e si sono dimenticati dell’abisso.

Si sono fermati al bacio, e non hanno visto la ferita.

Hanno contato i denari, e non hanno contato le lacrime.

Ma io, stasera, se potessi, verrei a cercarti.

Non per assolverti come fanno i giusti.

Non per spiegarti, che certe anime non si spiegano.

Solo per sedermi accanto. Solo per dirti: resta.

Ancora un momento. Non andare così lontano dentro il tuo buio.

L. Santopaolo

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