In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.
E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».
L’ambiente e l’atmosfera nella quale si svolge la vicenda narrata dal vangelo di oggi, è un ambiente dove i discepoli hanno colto dalle parole di Gesù che egli va verso la morte. Ed è vero che Gesù va verso la morte, ma allo stesso tempo questa è una verità parziale. Infatti Gesù passa attraverso la morte ma per andare al Padre che lo ha mandato. E il suo ritorno non può che avvenire attraverso la morte, come è e sarà il ritorno di ognuno di noi alla casa del Padre. Deve passare dalla morte.
Questo passaggio è un passaggio che noi affronteremo nel giorno ultimo della nostra vita terrena, ma è un passaggio che siamo chiamati ad affrontare ogni giorno della nostra esistenza.
Quante partenze e ripartenze siamo chiamati a vivere nelle nostre giornate. Partenze o ripartenze che sono sempre una morte di qualcosa che ci lasciamo dietro per una nuova vita. Non perché magari quello che ci lasciamo dietro sia qualcosa di negativo, ma perché arriva sempre nella vita il momento in cui si cambia pelle, in cui le cose di prima sono passate e ne sono nate di nuove, in cui la maturazione della nostra esistenza richiede un abbandono per un nuovo abbraccio.
Partenze: proviamo a pensare ai tanti che negli anni passati sono emigrati. Povertà, lasciare il proprio paese e i propri famigliari. Andare in un paese sconosciuto e spesso inospitale, come inospitale è tante volte la nostra Italia nei confronti degli stranieri d’oggi, dove non si conosce la lingua, dove ti prendono solo perché sei una macchina di lavoro a basso costo. Non avere più amici. Non avere più il bar e quel posto dove incontrarsi. Non avere più la nostra chiesa dove pregare, o il nostro santuarietto. Non vedere più il panorama tanto amato, conosciuto e goduto.
Cambia tutto.
È vero, la partenza di Gesù cambia tutto per i discepoli. Ma se per loro è solo motivo di tristezza, Gesù ricorda loro che è necessaria questa partenza perché la sua missione si sta concludendo. Quello che lui poteva fare lo ha fatto, i discepoli non devono avere paura della maturità nella fede. Gesù li ha generati e li ha cresciuti, ma ora è necessario che loro abbandonino il nido, anche se questo avviene attraverso la partenza di Gesù. È tanto più necessario questo quanto più lo Spirito deve venire per compiere la sua opera di Consolatore. Se non se ne va Gesù non può iniziare l’era dello Spirito dove ci si gioca come comunità.
Il Regno è nato come è nata la vita, la comunità cristiana ora deve imparare a camminare da sola sostenuta dal Consolatore.
Il Consolatore, che è Spirito di verità, ha una missione di verità da portare a termine a riguardo di Gesù stesso e della sua venuta in mezzo a noi.
Lui deve manifestare al mondo il suo peccato che è consistito nel rifiuto di Cristo stesso. Gesù è stato glorificato per questo lo Spirito può venire. L’unico, vero e grande peccato dell’umanità è il rifiuto nel credere che Gesù Cristo è Figlio di Dio.
Ancora lo Spirito deve manifestare al mondo la giustizia che consiste nel diritto di Gesù di proclamarsi Figlio di Dio. Il fatto che Gesù ritorni al Padre è la prova della sua giustizia nel proclamarsi Figlio. La venuta dello Spirito è testimonianza del fatto che la morte di Gesù non è la morte di un peccatore. Gesù è il giusto. La sua morte e risurrezione, il suo ritorno al Padre, rivela la giustizia di Dio: egli lascia morire il Giusto perché i peccatori possano trovare la vita.
Lo Spirito, infine, deve convincere il mondo quanto al giudizio. Il giudizio è dato dalla morte e risurrezione di Gesù che è disfatta e condanna del principe di questo mondo.
Il senso ultimo della croce è questo: che attraverso di essa Dio giudica e condanna il mondo, il mondo del male.
Qui sta la salvezza: la Croce è il luogo dove tutte le potenze vengono annientate e dove vengono annientate perché tutti i peccati sono perdonati ed espiati. L’invio dello Spirito è segno di questo.
La venuta del Consolatore non è tanto la testimonianza della morte di Gesù, quanto invece che la sua morte è ingresso alla gloria del Padre.
La fede, Signore, credevo fosse accoglierti. È forse, invece, lasciarti sempre andare?
Cristiano Mauri
L’insostenibile tristezza dell’andarsene di chi si ama e il peso insostenibile delle parole che dicono la necessità del suo andarsene, diventano sopportabili, sostenibili grazie allo Spirito che abita la nostra solitudine e parla nel silenzio.
Luciano Manicardi
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