In quel tempo, Gesù, alzati gli occhi al cielo, disse:
«Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato.
Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.
Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.
Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te».
È bello potere entrare in un giardino e conoscere la sua struttura, godere della sua bellezza, contemplare le sue piante, vedere le sue rose. Ancora più bello è imparare a conoscere i suoi segreti e guardarlo in profondità: scorgere ogni suo angolo e sentirlo impresso dentro di sé; vedere dove l’erba cresce bene e dove invece l’erba rimane soffocata dagli aghi dei pini; vedere dove l’erba è sostituita dall’edera; scorgere certe rose che sono state lasciate crescere in modo eccessivo e fanno fatica a sostenersi; accorgersi di quei piccoli pidocchi che rendono rachitico quello che incontrano; avere un occhio di riguardo per vedere gli angolini reconditi un po’ trascurati dalla cura.
Accorgersi di questo e di altro significa cominciare a conoscere e ad amare il giardino. Ma non è ancora sufficiente. Una persona può conoscere nel suo più intimo il giardino stando a guardarlo senza fare nulla. Magari lamentandosi di coloro che si danno da fare per renderlo più accogliente e più bello, perché magari compiono degli errori o non fanno quello che secondo quella persona, che non fa nulla, andrebbe fatto.
Vedere, scorgere, conoscere, fare dei gesti di attenzione significa cominciare ad amare. Più lo ami e più ti dai da fare, più ti dai da fare più lo conosci, più lo conosci e più entri nella sua intimità, più entri nella sua intimità più scorgi i suoi lati deboli, più scorgi i suoi lati più deboli e più ti adopri per curarli, più li curi e più lo ami, più lo ami e più accogli anche le sue debolezze come limite che rende il giardino tuo e non frutto di una ditta di mercenari che non conoscono nulla del tuo giardino: al momento lo rendono bellissimo ma poi, non amandolo, se ne vanno e lo lasciano nell’incuria.
Credo la stessa cosa valga per una persona: più la ami e più la conosci, più la conosci più entri nella sua intimità, più entri nella sua intimità più conosci le sue immaturità e i suoi limiti. Qui avviene lo scatto di amore oppure l’abbandono: ami quella persona proprio nelle sue immaturità. Quasi quasi non te ne frega nulla che siano tali o che crescano e maturino, ma le ami perché appartengono all’altro che non sarebbe più lui senza di esse. Non attendi nulla anche se un giorno ti svegli e ti accorgi che l’altro e cresciuto e maturato e ti rallegri di questa maturazione perché è sua, l’ha fatta lui e fa ancora parte del suo volto.
Se non riesci a fare questo passo, entri nella routine e nel distacco, cominciano le recriminazioni, ci si getta le colpe reciprocamente di quello che è successo, come è successo fra Adamo ed Eva.
Questa è la vita eterna, che conoscano te, l’unico vero Dio. Questo dunque è il Paradiso: la conoscenza del Padre. Sappiamo che conoscere è un termine molto pregnante, pieno di significato e di affetto, di amore e di capacità di scoprire l’altro e di coprirlo allo stesso tempo. Conoscere il Padre, significa amarlo ed entrare in comunione intima con lui scorgendo, giorno dopo giorno, i tratti del suo volto.
Siamo chiamati a conoscere questo Padre che il Figlio Gesù ci ha presentato nella sua vita terrena; siamo chiamati a conoscerlo attraverso la Parola viva; siamo chiamati a conoscerlo tramite la parola incarnata sul volto dei nostri fratelli, dei nostri familiari, dei nostri amici, della nostra comunità cristiana. Conoscerli nelle loro più recondite intimità, amandoli in esse e accogliendo le stesse come tratti dello stesso volto, magari sofferente, del nostro fratello. Un volto su cui si rispecchia il volto del Padre.
Il male e la malattia ci fanno paura, se accettiamo di entrare in rapporto con loro. Mi diceva un confratello, tra l’altro molto bravo: “a me andare a vivere a Bolognano, nella nostra comunità dove vi sono i padri non più autosufficienti, fa paura”, e con lui quanti di noi. E mi chiedeva: “ma tu che ci sei stato come ti sei trovato?” Io molto bene, gli rispondevo, perché si instaura un rapporto con i malati che è bellissimo. A quel punto guardi in volto la malattia, alle volte drammatica di quel tuo fratello e non trovi altro da fare che stargli accanto, magari portandolo a fare un giro, tenendogli la mano, dicendogli alcune parole anche se lui non comprende nulla, appoggiando la tua testa sulla sua, guardandolo in volto, dandogli un bacio od una carezza.
Questa è la vita eterna, che conoscano te, l’unico vero Dio!
La vita ha senso se diventa un luogo in cui conoscere Dio, imparare ad amarlo e al cui servizio gioire di essere.
Antonio Savone
Per conoscere ed amare Dio quale Egli è, occorre che Dio dimori in noi in un modo nuovo non solo con la Sua potenza creatrice, ma con la Sua misericordia; non solo con la Sua immensità, ma con la Sua piccolezza con la quale Egli svuota Se stesso e scende giù fino a noi per essere vuoto del nostro vuoto e così riempirci della Sua pienezza.
Thomas Merton
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