Il primo giorno della settimana, Maria di Magdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
“Maria di Magdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro”.
Questa è la scena, grazie a Maria, sulla quale ci rechiamo quando le nostre speranze si sono definitivamente infrante: è il sepolcro!
Si può infatti rinascere solo quando si è morti. Prima bisogna morire, prima bisogna svuotarsi. Questa realtà ci sconcerta e da lei noi passiamo il nostro tempo per rifuggirla.
Spontaneamente noi diciamo che per generare la vita bisogna andare là dove c’è la vita. E invece no!
Ogni creazione deve passare attraverso la sua impossibilità. Quante di queste cose noi le rinunciamo perché schiavi di ciò che sembra impossibile. Siamo chiamati a diventare vivi in ciò che a noi sembra impossibile.
Senza la croce del venerdì santo non c’è la Luce della Pasqua. Senza il parto non si dà alla luce. Il chicco di grano deve morire per fare frutto. La notte deve arrivare al suo massimo punto di oscurità, magari senza tante luci e lampioni, perché possano iniziare ad apparire i primi raggi dell’alba da noi persa.
Non possiamo non cogliere ciò che coglie Maria di Magdala: la fede cristiana nasce in un sepolcro vuoto.
Nessuno avrebbe detto che da un simile spettacolo sarebbe nata la speranza colossale che vive! Una speranza che non nasce perché deve ma perché una donna è accorsa a quel sepolcro vuoto ed è rimasta lì. Lei ha attraversato l’ombra del sepolcro e senza disperare l’ha vissuta con amore.
È il frutto di un dolore. Un dolore vissuto con amore. Un dolore amante che è creativo. La notte è feconda. La notte avvolta e abitata dalla fede. Dalla speranza e dall’amore la vita è fecondità giornaliera e notturna.
Tempo e spazio hanno il loro gioco di presenza in tutta questa dinamica di vita. Ed è grazie alla protagonista, ad una donna, a Maria di Magdala che la creazione ritorna a vivere. Quel giorno come ogni giorno.
La donna e la parte femminile che è in ciascuno di noi, è sempre presente quando si tratta di generare la vita.
La donna che abbiamo dentro crea portando in grembo e dando alla luce.
Gesù entra in questo mondo attraverso Maria, sua madre. Da un mondo da cui esce attraverso Maria di Magdala, sua figlia.
Tutti dobbiamo portare in grembo perché la vita possa nascere e ritornare a vedere la luce.
C’è una lunga storia di oscurità prima che possa nascere la vita. Oggi è il primo giorno di luce che ritorna ogni giorno e ogni giorno trova la sua oscurità come la sua luce.
Possiamo allora cogliere come la nostra speranza nasca da un sepolcro: si rinasce dopo che si è morti. Morire e svuotarsi è via di vita. questa è cosa logica e vitale che continuamente ci sconcerta rischiando di portarci a fuggire.
Ma è tempo, grazie alla Pasqua, di tornare a cogliere vita. Ogni giorno è tempo per inspirare e per espirare. Il vuoto che sentiamo coi nostri polmoni ci fa cogliere anche la loro pienezza.
Chiamati a mettere al mondo, dopo essere rinati, è cogliere come la creazione è cosa di ogni giorno dove siamo chiamati a vivere il vuoto (magari del sepolcro come Maria di Magdala) come la pienezza di Colui che incontra Maria di Magdala.
È bello cominciare a cogliere, grazie alla Pasqua del Cristo, come il vuoto della crocifissione e la pienezza della risurrezione, cose che sembrano così opposte tra loro, sono in realtà vita affratellata che riceve vita e dona vita.
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