Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Tommaso il gemello, Tommaso il doppio. Tommaso l’uomo della fede che vuole seguire Gesù, Tommaso l’uomo del dubbio che non cede a facili entusiasmi e a facili vie di fuga.
Gli altri Dieci che avevano visto Gesù non riescono a convincerlo di tale incontro. Eppure Tommaso è un uomo di fede forte: sono stati così poco convincenti? Loro erano chiusi nel cenacolo sbarrato, nelle loro sacrestie, nei loro palazzi vescovili, nelle loro canoniche, nei loro conventi. Lui non c’era, era in giro. Forse non intimorito come gli altri Dieci, andava in giro ad incontrare e a vedere, andava in giro perché voleva vivere e non rimanere chiuso.
Tommaso, fratello mio, gemello nel dubbio, gemello, o doppio, perché uomo di fede e uomo di dubbio, per questo molto vicino a me.
Tommaso ha aperto la via alla beatitudine dei non vedenti. In un tempo in cui tutti avevano visto Gesù, Tommaso fa già parte di coloro che non l’hanno visto e mai lo vedranno. La beatitudine pronunciata da Gesù è data grazie a Tommaso, colui che ha visto e non ha visto allo stesso tempo. Loro hanno accarezzato e baciato Gesù, noi no.
E Tommaso vuole vedere e vuole toccare.
Non corre dietro ad apparizioni e a visioni riportate. Tommaso è gemello di tutti coloro che in quella sera non erano lì a vederlo. Gemello di tutti coloro che la sera della risurrezione, non c’erano. Tommaso vuole credere, non vuole facili scappatoie quali visioni e resurrezioni varie. La risurrezione può diventare rifugio e fuga per non stare davanti alla tragicità della croce.
Tommaso vuole vedere i segni della passione. Tommaso vuole i segni concreti della vita e dell’amore. Dovremmo essere fieri, come Tommaso, nel ricercare questi segni. Sì perché certi segni, certe cicatrici, sono segni di amore vissuto. Non esiste un amore puro e bello, troppo teorico. Non esiste neppure in un convento di frati e suore. L’amore è passione e l’amore porta sempre delle ferite.
Se portiamo segni inequivocabili di avere amato, allora siamo vivi. Sono questi gli unici segni che ci segnalano come viventi. Le ferite dell’amore che sono segni di dono e segni di delusioni, di cadute. Segni che non possono avere coloro che non si gettano nella mischia della vita, che non amano, che rimangono chiusi dietro portoni sbarrati, che non fanno della propria vita un dono per l’altro. Noi continuiamo a ben sopportare coloro che nella chiesa se ne stanno tranquilli, sono fedeli al loro tran tran, ma non si gettano mai nella mischia. Questi, secondo la legge, sono a posto perché secondo la legge non sbagliano; ma secondo Dio continuano a rubare il pane che mangiano, lo rubano ai poveri, non vanno ad annunciare, non si lasciano toccare e non toccano, dicono che credono ma non sono beati: sono rinsecchiti e senza vita e vita non danno.
Avere dei corpi smaglianti e non consunti dalla fatica e delle cadute del camminare, il non avere ferite di delusione e di doni perduti è solo segno del fatto che non abbiamo amato nessuno. Questa non è vigilia di resurrezione, è preludio di morte: ci segnaliamo come morti, come già morti da questa vita.
Fede giusta — diceva David Maria Turoldo — non è a Pasqua, è il venerdì santo:
Quando non una eco risponde
al suo alto grido
e a stento il Nulla dà forma
alla tua assenza.
E Tommaso prega: “Mio Signore e mio Dio!”. Prega di fronte al costato aperto, prega di fronte ai segni dei chiodi, segna di fronte a Gesù che rinnova la sua passione per noi. Grazie Tommaso perché hai pregato e perché, grazie alla tua assenza dal cenacolo sbarrato per paura, con il tuo non credere ci hai resi tutti beati perché non vedenti, beati perché camminanti, beati perché viventi con le nostre ferite d’amore e non con i nostri corpi immacolati ma freddi e morti che non creano interesse più per nessuno.
“Ho fede nella vita,
non per sentito dire
ma per sentito dare”.
C.Martino
Le ferite del Risorto sono come delle porte aperte sulla nostra anima. Ci si entra non per trovare riparo, ma per uscire dalle proprie stanze chiuse, dalle proprie paure e delusioni. E’ uscire allo scoperto, per esporsi al gioco infinito dello Spirito, che su di noi aleggia come in una nuova creazione. Non basta il racconto se esso non genera un incontro. Solo allora tutto si fa narrazione e tutto si conclude in una profonda adorazione!
Illiceto
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