Giovanni 3, 13-17

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:

«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.

Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

Credo sia essenziale evidenziare un aspetto che può creare dei fraintendimenti: Dio ama questo mondo, non lo ha mai odiato, pur non condividendo il suo pensiero, la sua filosofia di vita, la sua sapienza disumana.

Noi crediamo che Dio se ama questo mondo condivida il pensiero di questo mondo. Crediamo questo perché noi pensiamo e agiamo così. Non così per Dio.

Dio ama questo mondo anche se non la pensa come lui. Infatti i pensieri di Dio sono lontani anni luce dai pensieri degli uomini.

Quegli stessi uomini che amati da Dio non amano. Gli uomini non amano questo mondo lo odiano. A volte lo odiano in teoria, il più delle volte lo odiano in pratica. Perché così vanno le cose; perché così fanno tutti; perché si usa così; perché come fai a volere bene ad un mondo così disgraziato?

Dio vuole bene ad un mondo così fatto e così disgraziato: già questo dice la distanza fra il pensiero dell’uomo e il pensiero di Dio.

C’è una bella differenza fra l’amore di un genitore per la sua famiglia e l’amore di un figlio. Ebbene l’amore del Padre per la famiglia umana ha una differenza enorme rispetto all’amore che noi uomini, figli suoi, riusciamo ad esprimere nei confronti della famiglia umana.

Dunque Dio la pensa diversamente da noi, per questo ci ama di amore infinito. Un amore che non è interessato a puntare il dito se non per creare e per ricreare, come Dio Creatore fa nel dipinto di Michelangelo nella cappella Sistina nel giudizio universale, nei confronti di Adamo.

Non è interessato a puntare il dito e a condannare, è interessato ad amare. Dio è ciò che è e diventa ogni giorno di più ciò che è e deve diventare: Amore.

Anche l’uomo fatto ad immagine di Dio è chiamato ogni giorno a diventare amore. Troppo spesso invece anziché diventare quello che siamo noi tradiamo quello che dovremmo essere prendendo altre vie.

La sapienza del pensiero amante di Dio è stata quella di donare il proprio Figlio non per condannare il mondo ma per salvarlo. A Lui interessa averci a casa, farci entrare in quella vita sua che è vita eterna perché non è semplice vita biologica, ma è molto di più. La sua vita è acqua viva che sgorga dal costato trafitto del Cristo. Acqua inesauribile che inonda il mondo intero raggiungendo le radici dell’albero della vita di ogni uomo.

Credere in Lui è una questione di umanità. Credere in Lui è questione di diventare quello che siamo. Credere in Lui significa entrare in quel mondo che ci supera che ci porta nell’abbraccio della sapienza di Dio. Credere in Lui significa credere, non in teoria ma in pratica, che la croce è salvezza. È questo semplicemente perché risponde alla vera umanità che si esalta in Cristo e che è spinta continua ad abbandonare ogni possesso, per divenire ogni giorno dono per il fratello.

Non c’è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Questo è quello che fa Dio ogni giorno, questo è quello che fa Dio oggi.

Quando ancora eravamo peccatori Dio ha donato il proprio Figlio per noi. E uno non dona il proprio Figlio, che è quello che di più prezioso Lui ha, per condannare ma per amare e salvare.

Questo è il pensare di Dio, questo è l’amare di Dio Padre.

Ed è vero che i suoi pensieri non sono i nostri pensieri. È inutile che noi lo vogliamo utilizzare per le nostre condanne anche quelle benedette, anche quelle della chiesa, anche quelle dell’ultimo prete di campagna.

Dio non si fa strumentalizzare per questo. Anzi, nel momento in cui noi facciamo questo, noi dimostriamo tutta la distanza dalla sua sapienza, dalla sapienza della croce. Quando noi agiamo così, fosse anche in confessione, noi manifestiamo tutta la nostra disumanità e incapacità ad essere quello che siamo: figli suoi, fatti a sua immagine e somiglianza.

Quando facciamo così noi non mettiamo fuori dal Regno i nostri fratelli, noi mettiamo fuori dal Regno noi stessi. Diventiamo la pecora smarrita che Lui esce a cercare e per la quale fa festa quando la ritrova e la riporta al suo cuore amante.

Questo è il dono del Padre oggi nel Figlio in Croce grazie allo Spirito Santo di amore: che noi abbiamo la vita eterna, la sua vita; che noi diveniamo oggi ancora una volta a sua immagine e somiglianza nel pensarla come Lui, nel cogliere la sua sapienza di dono, nell’essere quello che siamo chiamati ad essere: umanamente amore!

Possiamo Esaltare la Croce, perché attraverso di essa questo mondo è stato crocifisso e annientato e le vie del regno sono state riaperte per tutti quelli che guarderanno con amore e riconoscenza a quell’immagine tremenda, purificando dentro di sé tutti i veleni della separazione e dell’odio.

Marco Guzzi

 

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